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In: Territorio

06 05casinomandojalbanese

NOCI (Bari) - Era comparsa sulla copertina di inizio anno associativo di due anni fa ed é stata argomento d'approfondimento durante le attivitá socio culturali 2017/2018 dell'UTEN. La villa casina Mandoj - Albanese sita in via Neil Armstrong è un gioiello architettonico del  nostro territorio, ed in quanto tale, andava studiata, conosciuta, fruita. E quello che per l'associazione era solo oggetto di studio è diventata finalmente realtà visibile.

06 05architettiNella giornata di ieri, 4 giugno 2018, insieme ad alcuni soci dell'associazione di via De Pretis anche noi abbiamo avuto l'onore di varcare la porta della suddetta tipologia architettonica abitativa. Ai lettori e curiosi ne restituiamo le informazioni, le immagini e le nozioni, percepite grazie alla guida degli architetti Piernicola e Piero Intini, principali fautori e direttori dei lavori di ristrutturazione del complesso.

Un piccolo angolo di paradiso. É la sensazione che si prova arrivandoci e sará stata anche la sensazione che gli antichi proprietari vivevano, due secoli fa, raggiugendola. Anche se due secoli fa l'anticamera era costituita da un un lungo viale alberarato; anche se l'uomo moderno oggi intorno ha voluto costruirne ricchi e ampi complessi residenziali che ne rovinano il panorama.

Il casino in questione fu costruito durante il primo quarto del 1800 da Michele Mandoj, originario di Corato e marito di una degli eredi degli Albanese. I coniugi Mandoj - Albanese diedero al mondo 9 figli: fra questi Francesco Mandoj Albanese il quale, sebbene fosse nato a Corato, fu battezzato insieme ai suoi altri 8 fratelli nella Chiesa Madre di Noci. Egli é conosciuto per essere stato anche il primo deputato della Regno d'Italia. Altro fratello degno di nota di questa famiglia fu Tommaso Mandoj Albanese, insegnante di matematica presso l'Nunziatella di Napoli. Alcune delle loro sorelle furono clarisse. Leonardo Morea scrisse un intero volume in cui si ricorda l'ultimo dei Mandoj - Albanese: Gino. Fu lui a vendersi la villa per colmare alcuni debiti che non sarebbero stati risolti altrimenti se non con l'intervento dei nonni degli attuali proprietari .

Il restauro - Gli intonaci esterni sia del palazzo che della chiesa annessa sono stati solamente ripuliti per non alterarme l'aspetto originario. Le ringhiere precedenti, arbitrarie, sono state sostituite da colonnine riprodotte su calco delle originali conservate. Nella chiesa oggi è conservata l'immagine della Madonna Immacolata risalente al 700; il pavimento originale in coccio pesto è stato totalmente conservato. Gli ambienti interni della villa casina invece (tipologia abitativa più ricca di un semplice casino) conservano infissi esterni ed interni originali: le persiane esterne degli anni 50, i profili delle porte interne color verde petrolio. Ciascuna architrave è stata opportunamente consolidata. All'interno è conservato anche quel che resta di un palmento. Fra una stanza e l'altra, camini doppi con la capacità di scaldare ambienti collegati. 

L'uten, associazione che si è messa in cammino per riscoprirne il sito, crede fortemente nelle potenzialità turistiche di questo esempio architettonico tanto da volerlo proporre come tappa necessaria.

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