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In: Notizie da Noci

mother and son 2197190 960 720Madri sempre in numero inferiore e sempre più vecchie: lo conferma il report sugli indicatori demografici dell’Istat relativo al 2016. Al 1° gennaio 2017, infatti, si registra la discesa della fecondità totale, con 1,34 figli per donna, e la propensione delle donne ad avere un figlio in età sempre più avanzata: l’età media al parto è di 31,7 anni.

IL DATO - Oltre al minimo storico per le nascite (a 474mila unità, 12mila in meno rispetto al 2015), si è registrata una riduzione dei tassi di fecondità in tutte le classi di età sotto i 30 anni, a favore di un aumento in quelle superiori. Ne conseguono madri sempre più vecchie: diminuiscono di circa 6 punti per migliaia le madri nella fascia d’età tra i 25 e i 29 anni e aumentano di circa due punti per migliaia quelle nella classe 35-39, con un’età media della partoriente di 31,7 anni. La fecondità totale, invece, scende a 1,34 figli per donna (1,35 nel 2015): ciò non è dovuto a una reale riduzione della fecondità, ma al calo delle donne italiane in età feconda e all’invecchiamento delle donne straniere. Circa un nato su cinque, infatti, ha madre straniera. Per quanto riguarda le italiane, invece, è nel Nord che si riscontra la fecondità più alta del paese (1,4 figli per donna), difronte al preoccupante record meridionale: 1,29.

Il FALLIMENTO DEL FERTILITY DAY - Il Ministero della Salute, però, preso atto delle statistiche quantomai preoccupanti, ha deciso di promuovere il “Fertility Day”, giornata dedicata alla tutela della fertilità, tenutasi il 22 Settembre 2016. Accanto a delle tavole rotonde tenute in giro per l’Italia, a destare le maggiori polemiche sono state le “cartoline” lanciate sui social. “Datti una mossa, non aspettare la cicogna!”, “La bellezza non ha età, la fertilità sì.”,”Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi” sono solo alcuni degli slogan che sembrano, a detta dei criticanti, ribaltare la prospettiva, incolpando unicamente i giovani per non avere l’idea di procreare. Una campagna che, quindi, sembra liberare da qualsiasi responsabilità lo stato, quasi come se l’unico motivo dell’infertilità fosse la pigrizia o il sentirsi eternamente bambini. In tutto questo rimangono esclusi, quindi, la disoccupazione, l’instabilità economica e la difficolta di potere sostenere economicamente una famiglia: questi motivi, seppur fuori dalla campagna lanciata sui social, appaiono sostanziali e fondamentali, vero snodo della fecondità che cala. 
(fonte foto www.nostrofiglio.it)

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