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In: Arte

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NOCI (Bari) – Tre attrici, una scena minimalista e un’ unico obiettivo: affidare l’attenzione e le emozioni ai soli monologhi. Si potrebbe riassumere così l’ opera teatrale, scritta dal procuratore aggiunto di Palermo, Marzia Sabella, e dalla scrittrice Cetta Brancato, andata in scena domenica 17 settembre in Piazza Plebiscito a Noci, con una Chiesa Matrice che ha fatto da sfondo a scene di vita quotidiana di molte comunità. 

Attraverso sei monologhi, le attrici Giusy Frallonardo, Maria Teresa Coraci e Stefania Blandeburgo, accompagnate dalla voce e chitarra di Giana Guiana, si sono alternate nel raccontare il legame tra l’universo femminile e la mafia. Sei storie vere tratte dal libro “Nostro onore- una donna magistrato contro la mafia” di Sabella, che parlano di Tonina, la madre di due fratelli mafiosi, Santina, la madre di un pentito, Cinzia avvocatessa e moglie di un uomo che amministra Cosa Nostra e tante altre donne che hanno vissuto e vivono i tribunali, i carceri, ma anche la latitanza o l’assenza del proprio uomo e figlio.

La drammaticità, la gestualità, l’intensità dei dialoghi, la religiosità tipica del mondo mafioso hanno portato il pubblico a ridere, emozionarsi e riflettere: in ultimo anche a concentrarsi sulla storia di Rita Atria, che scelse di suicidarsi all’ età di 17 anni, dopo la morte del suo padre acquisito, Paolo Borsellino, al quale affidò tutti i suoi segreti , ma che la stessa mafia gli tolse nella ormai famosa strage di via D’Amelio.

Il regista Luigi Taccone ha voluto concludere la manifestazione leggendo l’editoriale di Antonio Maria Mira, caporedattore dell’Avvenire, e dedicando l’intera opera teatrale ai due agricoltori foggiani, Luigi e Aurelio Luciani, trovolti e uccisi dalla mafia garganica, perchè testimoni oculari scomodi di un omicidio tra faide: “Ma non è vero, Luigi e Aurelio, agricoltori, erano nel posto giusto al momento giusto. Perché a quell’ora gli agricoltori sono sui campi, coi loro attrezzi, per tirar fuori dalla terra frutti e un faticoso reddito. E dove altro potevano essere? A lavorare, a sudare. Un sudore che si è mischiato al sangue. Sangue voluto e cercato da chi invece era davvero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi uccide, chi estorce, chi traffica, chi corrompe, chi commette violenze e soprusi, chi distrugge vite e speranze è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come chi si fa corrompere, chi è colluso con le mafie, chi non denuncia, chi tace. Perché quello che fa è sbagliato, è reato, è contro la legge e contro gli uomini.”

 

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