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11 03gianvitoturisaveborsalinoNOCI (Bari) - Il “Borsalino”, cappello di feltro simbolo della produzione artigianale e dell’ eccellenza Made In Italy, è prodotto da 160 anni dall’ azienda omonima con sede ad Alessandria. Fedele al processo produttivo artigianale del singolo cappello fatto a mano, la Borsalino ha visto decretare il proprio fallimento a dicembre del 2017. E’ in questo momento che il celebre illustratore Riccardo Guasco ha richiamato le penne italiane a sostenere l’ azienda con l’ hashtag #saveBorsalino: da questa campagna è nata una mostra di 160 opere di altrettanti artisti, in cui figura anche il nocese Gianvito Turi.

03 11 Gianvito Turi save borsalino mostra

“Su Il Cappello” è il nome dell’ opera realizzata da Guasco con l’ hashtag #saveBorsalino, lanciato dalla testata giornalistica La Stampa. Da questo artistico gesto di supporto e di ribellione è scaturito un vero e proprio fiume di illustrazioni che ha inondato i canali social: da disegni a matita a opere grafiche, centinaia e centinaia di illustratori hanno dimostrato il proprio supporto per il Borsalino, simbolo dell’ iconico stile Made in Italy e della qualità della produzione storica e artigianale italiana. Questi contributi dal web sono, poi, stati raccolti dalla giornalista de La Stampa Valentina Frizzato, dando vita a una mostra che è stata allestita prima ad Alessandria, poi a Taormina e ora finalmente in Puglia: sarà possibile ammirare le 160 opere fino al 10 novembre presso il Museo Speleologico “Franco Anelli” a Castellana Grotte, ogni giorno dalle ore 10 alle ore 14.

Gli autori in mostra provengono da tutta Italia e non solo. Tra questi figura il nocese Gianvito Turi, che nella propria illustrazione ha rappresentato un uomo che, nel suo piccolo, cerca di sostenere un mondo che indossa il Borsalino: un mondo fatto dell’ immaginario romantico del celebre cappello in feltro visto nelle pubblicità e indosso ai grandi divi del cinema internazionale. “La mia illustrazione” - spiega Gianvito Turi a Noci24.it - “gioca sul concetto di «salvare un mondo», una realtà non soltanto aziendale, ma un intero immaginario entrato a far parte della cultura. Ho giocato con le proporzioni e ho recuperato lo stile della grafica dei vecchi manifesti pubblicitari”.

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