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In: Arte

06 6 EsseriUrbaniBiancaGuittiNOCI - Cresce l'attesa per l'ufficiale accensione dei motori del festival "Esseri Urbani" che dopo il triste periodo pandemia, ravviverà e colorerà l'estate nocese, a partire dal prossimo 11 luglio. I lettori che assiduamente ci seguono (e che per questo ringraziamo) sapranno già che in qualità di media partner dell'evento, noi di Noci24 vi proponiamo settimanalmente le nostre interviste escluive agli artisti che hanno risposto alla call internazionale di "Esseri Urbani", e dei quali potremo a breve ammirare le opere. Tocca questa volta a Bianca Guitti, giovane archietetto con un vivo acceso interesse per il rapporto tra spazio e comportamento umano. Conosciamola dunque un po' meglio

1) Ci parli un po' di lei: al livello biografico ma soprattutto per quel che concerne il suo operato, ciò di cui si occupa.

"Mi chiamo Bianca Guitti e sono nata a Bologna nel 1993. Nel 2018 mi sono laureata alla Facoltà di Ingegneria Edile e Architettura di Bologna, con una tesi incentrata sul recupero funzionale e strutturale di uno studentato nella città di Bogotà, Colombia. Dal mio percorso di studi e della mia attuale pratica professionale deriva un profondo interesse per il rapporto tra spazio e comportamento umano e come quest'ultimo sia influenzato dalla conformazione dell'ambiente nel quale viviamo".
2)Che cos'è per lei l'arte?

"Credo che l'espressione artistica sia il tentativo di ricercare il significato nascosto di ciò che ci circonda. Il talento dell'artista penso risieda nell'abilità di sentire e comprendere quelle risposte, alle domande di senso che tutti ci poniamo, capaci di trovare un'eco in più persone, diventando così universali".


3) Cosa l'ha spinta o meglio cosa l'ha stimolata rispondere alla call di "Esseri Urbani?"

"La motivazione che mi ha spinto a partecipare alla call di Esseri Urbani è duplice: da un lato ho trovato estremamente affascinante la richiesta di immaginare uno spazio altro che potesse evocare nuovi scenari e consentire nuove connessioni tra visitatori e città e tra cittadini stessi e città all'interno del centro storico e che cercasse quindi di evitare la fossilizzazione verso la quale molti centri italiani tendono. Trovo, infatti, sia fondamentale un intervento attivo da parte della cittadinanza che consenta di immaginare le nostre città come luoghi della vita presente e non solo musei a cielo aperto di un modello passato. Secondariamente è stato molto motivante avere la possibilità ed il privilegio di portare su scala urbana il mio punto di vista, espressione della mia sensibilità accompagnata dalle nuove sensazioni e paure derivanti dall'avvenimento storico inedito quale è stato la pandemia".


4) Senza descrivere dettagliatamente l'opera o le opere(sarà una piacevole
sorpresa degli spettatori andare a scoprirle) parliamo al livello
puramente concettuale di quale contributo intende apportare al
festival "Esseri Urbani". Ci saranno sicuramente una tematica, un concetto
o un insieme di valori che si è proposta di evidenziare

"L'opera dà forma ad una mia ossessione: cercare di delimitare il confine tra ciò che ci fa sentire protetti e ciò che ci imprigiona. Ho, quindi, voluto realizzare un varco dove il tempo è sospeso, la percezione del mondo esterno viene distorta e da questo nuovo punto di vista si ha l'occasione di guardare verso l'esterno ma soprattutto verso la propria interiorità con occhi diversi".

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