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In: Arte

07 09 EsseriUrbaniContributiCriticiNOCI - Ci è piaciuta l'idea di condividere con voi lettori, assieme a tutte le news che riguardano il festival artistico cultiurale "Esseri Urbani" (che sarà inaugurato ufficialmente il prossimo 11 luglio) anche i contributi critici della Dott.ssa Angela Conte, direttrice artistica e curatrice del progetto e dell'Architetto Claudio.G. Fusillo, co- curatore.

"Quello che presentiamo oggi è il punto di arrivo di un percorso iniziato a settembre 2019, quando il team di U Jùse ha iniziato a lavorare alla seconda edizione del Festival; l’emergenza Covid e tutto ciò che ne è conseguito, ma anche tutta una serie di altri imprevisti e difficoltà incontrate lungo il cammino, hanno dilatato i tempi di incubazione del Festival e ci hanno costretto ad adottare strategie di lavoro quanto mai flessibili, in grado di adattarsi ad una situazione che è ancora oggi in continua evoluzione.
Per tutti questi mesi abbiamo con ostinazione protetto e tenuto vivo il progetto, e l’accoglienza e il sostegno che la città di Noci ci ha riservato in tutte le fasi di preparazione è già di per sé uno dei risultati a cui teniamo maggiormente. Ma anche l’ampia partecipazione alla call è per noi un motivo di soddisfazione: pubblicata a gennaio 2020 e rivolta ad artisti, architetti e designer, la call internazionale è il punto di partenza del processo che ha portato alla selezione delle 10 opere che il centro storico di Noci ospiterà nei prossimi 3 mesi. Nelle 49 candidature pervenute, molto variegate sia dal punto di vista della provenienza dei candidati (una decina di provenienza estera) che da quello della fascia d’età e dell’ambito professionale di appartenenza, sono presenti i linguaggi e le tecniche artistiche più disparate e, inevitabilmente, molte di esse portano in qualche modo i segni dell’esperienza del lockdown e delle riflessioni ad esso legate. Un esito che abbiamo potuto apprezzare per il suo significato sostanziale, quello cioè che l’arte funzioni da strumento di interpretazione e lettura dell’attualità, aiutandoci anche in un momento così particolare. Con una riflessione avviata già nella prima edizione del festival, il tema di ETEROTOPIA 2021 ha intenzionalmente focalizzato l’attenzione sulla natura e sulla percezione dei luoghi, sulla capacità dell’uomo di percepire lo spazio, interagire con esso e assegnargli funzioni e significati specifici per trasformarlo in luogo: una questione che affascina il pensiero umano e una infinità di discipline da millenni. Il nostro approccio a questo tema, con la scelta del concetto di “contro-spazio” dell’eterotopia di Foucault, punta però a creare scompiglio, a porre interrogativi e a stimolare una riflessione che sia personale ma anche collettiva, che riguardi i nostri luoghi e dunque il nostro territorio ma allo stesso tempo tutti i luoghi del mondo, adottando un linguaggio e un significato universale che possiede solo l’arte.
Dunque l’arte contemporanea incontra la storia; e con essa il paesaggio, le architetture locali, la comunità. Questo incontro avviene a cielo aperto, per le strade della città, sotto gli occhi di tutti. Il percorso espositivo che si snoda tra le viuzze e le gnostre del centro storico di Noci consente di ammirare il patrimonio della città nel suo senso più ampio attraverso 10 diversi interventi artistici che ci restituiscono, ciascuno, una specifica immagine della città. Intervenire e agire entro lo spazio pubblico della città è una vera sfida sia per la pratica curatoriale che per l’esercizio artistico, che con vicendevole entusiasmo portano avanti una ricerca e una sperimentazione dalle possibilità inedite e di grandissimo interesse. Un entusiasmo che possiamo vantare di avere da tempi non sospetti, tempi non ancora interessati e dunque non costretti dalle normative anti-Covid. Inserita in un contesto pluriforme e dinamico come il tessuto cittadino, l’opera d’arte trasforma così lo spazio urbano in un luogo che non è più solo di passaggio ma anche di incontro e confronto tra le opere, gli spazi che le ospitano e quanti li attraversano. Fuori dalle stanze di un museo o di un edificio predisposto a ospitarle, l’opera d’arte trasforma inoltre anche sé stessa: non può più contare su un contenitore che definisca e garantisca il suo status artistico ed è così spinta ad adattarsi ad un ambiente “vivo” che in definitiva, più che contenitore diventa contenuto assieme ad essa. 
Gli autori dei 10 interventi artistici (in tutto più di 20 tra singoli, collettivi, studi e gruppi informali) selezionati per Eterotopia 2021 manipolano il concetto di spazio e con esso lo spazio fisico della città secondo punti di vista e sensibilità differenti, che giocano col il tempo e la memoria dei luoghi, li alterano e li ricostruiscono, creano varchi su altri mondi. In questi mesi abbiamo iniziato a conoscerli e non vediamo l’ora di svelare al pubblico anche le loro opere. Il percorso è visitabile h24 e in completa autonomia. Ad ogni opera è abbinato un QR Code: con il proprio smartphone è possibile navigare in ogni scheda tra la biografia dell’artista, i testi critici e le gallery. I contenuti sono progettati per rendere questa esperienza inclusiva e accessibile a tutti, con video guide LIS e audiodescrizioni. Queste ultime sono pensate per persone cieche e ipovedenti ma il loro ascolto è consigliato a chiunque, poiché svelano – in una chiave attenta alla multisensorialità – le connessioni che gli interventi artistici creano con i luoghi che le ospitano e la loro storia. La prospettiva, propria del site-specific, è doppia, convergente e complementare, perché “cura” l’opera e la sua ragione interna ma guarda allo stesso tempo al suo inserimento in un luogo specifico del contesto urbano.
Quella dell’accessibilità della fruizione è a tutti gli effetti il cuore pulsante di ESSERI URBANI, un festival che – inutile nasconderlo – mal sopporta l’etichetta di “evento” perché punta e aspira ad andare ben oltre; attraverso l’arte il progetto intende infatti presidiare e operare sul territorio, condividerne una visione e creare gli strumenti necessari a custodirlo, promuoverne lo sviluppo e l’innovazione, riscattarlo dall’abbandono come dalla mercificazione, per innescare processi di rigenerazione urbana e sociale, ma anche del pensiero, dei luoghi e delle pratiche"

Angela Conte, direttrice artistica e curatrice


"Quello a cui stiamo assistendo in questi anni è un processo di modellizzazione dei centri storici. I centri storici sono oggi cristallizzati in una “forma” per due motivi principali: la prima riguarda la necessità della tutela, tra vincoli urbanistici e diretti, salvaguardando principalmente l’aspetto conservativo della ristrutturazione e del restauro; l’altra, invece, riguarda l’utilizzo di questi da un punto di vista turistico, intensivo.
Fondamentalmente nessuno dei due atteggiamenti, ad oggi preminenti, pone l’accento su quello che dovrebbe essere il tema principale che gli architetti, gli urbanisti, sociologi, politici ecc. si trovano ad affrontare oggi: come può uno spazio costruito per una vita d’altri tempi, trovare una nuova funzione? che ruolo hanno i nostri centri storici nella vita dell’uomo contemporaneo?
Disponiamo oggi di strumenti di salvaguardia che, per ragioni di imparzialità devono tutelare gli immobili che compongono i nostri centri storici riportando tutti gli interventi a farsi al rispetto del linguaggio architettonico che caratterizza quei luoghi. La domanda da porsi è, conservare basta a salvare? Gli organismi urbani, come quelli viventi, sono mutati innumerevoli volte per adattarsi a nuove condizioni di vita. Cosa sarebbe Roma se si fosse impedito lo sviluppo di epoca barocca? I nostri centri storici, tra l’altro, possiedono intrinsecamente il gene del cambiamento. Il centro storico di Noci conta vari esempi in tal senso, con un’espansione dapprima orizzontale e poi, soffocato nelle antiche mura, verticale, con scale e ballatoi che servono un secondo ordine di edifici soprastanti. All’estremo opposto troviamo invece la realtà della Puglia di questi ultimi anni, con un approccio turistico aggressivo, massivo, basato quasi totalmente sulla ristorazione e sull’accoglienza del turista. Questo atteggiamento è di tipo esaustivo, perché ogni immagine costruita è di per sé finita, morente. E così i nostri centri storici, trasformati in cartoline un po’ tutte uguali, presto stancheranno i turisti che decideranno di scoprire altri luoghi. Cosa manca? Manca l’antropizzazione. Senza una funzione, un rinnovato senso dell’abitare, il vecchio “organismo” urbano muore.Quali possono essere i vantaggi del vivere nei centri storici? Vi sono molti aspetti in essi che richiamano i più moderni concetti urbanistici. I centri storici sono ecosostenibili, riparano dal caldo eccessivo e dai venti freddi, contemplano cisterne e pozzi, ombreggiamenti con essenze a foglia caduca, ma non solo: essi rappresentano la più antica forma di co-housing. Innumerevoli sono gli spazi comuni nei centri Storici, e in particolare in quello di Noci, famoso per le sue “gnostre”, strade chiuse a “cul de sac” in cui piccoli gruppi di case si affacciano condividendo in passato molte delle attività giornaliere, dalla tessitura alla preparazione degli alimenti, al gioco, al lavaggio degli indumenti.
Il passato ci offre innumerevoli spunti di riflessione e, a maggior ragione in questo postpandemia; forse è proprio da questo che bisogna ripartire. Bisogna ritrovare il “vantaggio” e la bellezza di vivere i piccoli luoghi, riscoprire una dimensione più umana.
Esseri Urbani interviene su un centro storico che, sebbene da anni è al centro di una serie di interventi da parte delle varie amministrazioni che si sono successe, conta centinaia di immobili abbandonati, in uno stato di degrado piuttosto avanzato.
Eterotopia punta a stimolare un’interpretazione diversa di questo luogo in decadenza, suggerendo suggestioni e spazi “altri” nei vicoli del centro storico. Vuole dimostrare che possono esistere infiniti punti di vista, differenti da quello che tutti siamo abituati ad avere. Vuole rompere la palla di vetro nella quale è rinchiuso il centro storico, liberandolo dalla sua immagine stereotipata, proponendo di rimetterne in discussione l’attuale lettura socioeconomica, nonché culturale: spesso un punto di vista differente contiene una potenza generativa sorprendente. Eterotopia è necessario al centro storico di Noci, perché dimostra che esso può essere ancora un cuore pulsante, che sta a noi ritrovare la bellezza senza tempo di vivere in un luogo a misura dell’uomo, in cui è possibile ritrovare il rispetto per sé stessi, per gli altri, per la natura e per il tempo".

Claudio G. Fusillo, architetto e co-curatore

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