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In: Educazione

NOCI (Bari) - Il 31 agosto si chiuderà ufficialmente la lunga carriera del Dirigente Scolastico Giuseppe D’Elia all’interno della scuola. Una carriera lunga ben 43 anni, iniziata nel 1976 come docente e proseguita in veste di Dirigente Scolastico dal 1993. Al termine “pensionamento”, che scatterà appunto a partire dal 1 settembre, D’Elia preferisce sostituire l’espressione “ferie permanenti”. In una  lunga e dettagliata intervista, ha voluto raccontare a Noci24 la scuola che lascia e quella che sogna.

Parliamo un po’ di “salute della scuola”: lei ritiene che rispetto al passato si sia irrobustita o sia diventata più cagionevole?

“La ritengo attualmente molto, ma molto più cagionevole rispetto al passato! La scuola si è "ammalata" da quando è stata completamente persa quella bussola che dovrebbe indicare i punti cardinali da seguire!”

Da quando, nello specifico, le cose sarebbero precipitate?

"E’ accaduto principalmente a partire dal 2009, quando la politica ha fatto un’eccessiva irruzione all’interno della scuola. Intendiamoci: si parla di un servizio pubblico e come tale è giusto che la politica sia presente per gestirlo al meglio. Quello che personalmente trovo ignobile è il modo in cui spesso e volentieri la politica tenda a strumentalizzare la scuola per ottenere facili consensi. Non si comprende che in questo modo si penalizza l’istituzione che cura il nostro futuro”

Quali sarebbero, a suo parere, gli interventi di cui la scuola necessiterebbe più urgentemente?

"Devo ammettere che sono felice di lasciare la scuola nel momento in cui essa è purtroppo vittima di una incalzante (e oltremodo nociva) burocratizzazione. Ecco il tarlo principale che mina seriamente la sua salute. Ma la nostra scuola, (e con nostra mi riferisco specialmente a quella del sud), di problemi di salute ne ha veramente tanti.
Se dovessi soffermarmi su un “ceck-up” completo, credo diventerei davvero molto prolisso.
Le idee per realizzare progetti belli e costruttivi non mancano di certo, anzi, per fortuna abbondano. Il problema però, si presenta quando si tratta di passare alla loro concretizzazione. Le risorse scarseggiano pesantemente…o meglio non vengono incanalate nella maniera giusta. Se le risorse effettivamente non ci fossero, non si sperpererebbe tanto denaro in cose futili, che servono solo a farsi grandi e belli, ma ben poco utili si rivelano ad insegnanti e soprattutto alunni. Scuole fatiscenti, con impianti non funzionanti e alunni costretti d’inverno a far lezione con i cappotti; locali che scarseggiano e attività a cui si è costretti a rinunciare. Per non parlare del lungo “crocevia” che tocca agli insegnanti (specialmente quelli di sostegno). Siamo costretti ad assumere spesso e volentieri dalle graduatorie comunali e questi docenti sanno già che la loro attività al fianco dei ragazzi sarà limitata ad un anno. Quello successivo, saranno indirizzati in un altro paese e in un’altra scuola. Un trauma anche per i ragazzi con difficoltà, che proprio per la loro spiccata sensibilità, tendono ad affezionarsi ai loro insegnanti, vivendo questo forzato distacco come un volontario abbandono. Per farla breve, mi piacerebbe che tutto il personale scolastico, ma soprattutto le istituzioni si ponessero qualche domanda. Perché, ad esempio, le scuole del nord godono di uno stato di salute migliore? Perché i tempi sono molto meno dilatati e la scuola può contare su maggiori risorse? Chiediamocelo, e soprattutto riflettiamoci!" 

Quale la battaglia in cui ha creduto e per cui si è speso maggiormente in questi anni?

Sicuramente tante piccole battaglie, che possono essere inglobate in un’unica grande missione: quella a favore dei diritti degli alunni! Siamo qui per i ragazzi, per insegnar loro come plasmare al meglio quella plastilina che si chiama futuro! Se ci dimenticassimo del ruolo centrale dei ragazzi, diventeremmo dei burocrati, e a me non va assolutamente di esserlo!"


Avrebbe voglia di raccontarci un episodio singolare, curioso che le è accaduto durante la sua carriera di docente o di dirigente?

"Ricordo con gioia e orgoglio i numerosi premi e riconoscimenti che la scuola ha conseguito. Un anno ci occupammo di redigere un giornalino scolastico e fummo premiati dall’ordine dei giornalisti in quel di Benevento. Ci sono stati poi tanti bei progetti Pon che hanno lasciato una traccia viva negli insegnanti quanto nei ragazzi.
Quello che ricordo però con maggior tenerezza e stupore è il progetto che ci vide impegnati nella creazione di un logo per la scuola. I bozzetti erano tutti anonimi e accadde l’imprevedibile. La scelta ricadde sul logo creato da un ragazzo alquanto “problematico”, decisamente riluttante alle regole scolastiche. Le rifiutava categoricamente e spesso eravamo costretti ad interpellare i genitori per discutere assieme a loro delle possibili soluzioni. Questo piccolo traguardo conseguito comportò nel ragazzo un cambiamento a dir poco radicale. Postosi sulla giusta carreggiata, oggi è molto stimato: ha un lavoro gratificante e ben retribuito. Fu un’esperienza molto formativa anche per noi come scuola. Imparammo che spesso è sufficiente cogliere e valorizzare i talenti e le naturali inclinazioni dei ragazzi, invece che esigere una tenuta impeccabile nella condotta o e un ottimo profitto in tutte le materie.
E’ come se quel ragazzo avesse voluto dirci: “Finalmente vi siete accorti di quello che valgo!”. Ecco, questa è la scuola che mi piace, dove gli alunni apprendono dagli insegnanti, ma può e anzi deve accadere anche il contrario”

Come lascia la scuola?

“Senza rimpianti e senza rimorsi! Ho veramente cercato di fare tutto quello che era in mio potere per migliorarla e renderla il più possibile simile alla scuola che sogno!"

E che tipo di scuola sogna per il futuro?

“Come accennavo prima, auspico una scuola “alunnocentrica”, che miri alle cose importanti e che non perda la sua bussola. Una scuola che non debba vedersi costretta a rinunciare a progetti ed iniziative importanti per mancanza di fondi o a causa della burocrazia. Sogno una scuola che di fronte alle domande dei genitori sul perché certe cose non vengano realizzate, non si trovi a rispondere con profondo imbarazzo che semplicemente non si può. Mi piacerebbe  una scuola dove due materie centrali, come l’educazione civica e la storia non restino tagliate fuori. Per quanto riguarda la prima, fortunatamente le battaglie affinchè rientrasse a buon diritto nelle aule hanno dato i loro frutti. Per quanto concerne invece la storia, non ci siamo davvero.
E’ impensabile che il programma di quinta elementare finisca con la caduta dell’Impero Romano, ignorando completamente la storia moderna e contemporanea. Non può essere affidato tutto a pochi insegnanti volenterosi che cercano di spiegare a grandi linee argomenti non inclusi nel programma. Che senso ha poi far partecipare i ragazzi alla manifestazione del 25 aprile se i ragazzi non sono minimamente consci del significato di quella data?"

Si sa chi già chi sarà il prossimo dirigente? E' trapelato qualche nome? 

"Non ancora e non credo si saprà almeno fino al 25 agosto.
Purtroppo si tende a dimenticare che anche i dirigenti scolastici invecchiano e vanno in pensione e ci si riduce all’ultimo momento nella ricerca di chi subentrerà. Vi do un dato: solo in Puglia sono 114 i dirigenti mancanti. Immaginate la situazione su scala nazionale!"

Ci piacerebbe concludere con un suo messaggio per alunni e colleghi.

“Io comincerei piuttosto con il rivolgermi direttamente ai genitori. A loro suggerisco di amare profondamente i loro figli, e amare non significa far fare loro tutto quello che vogliono. I “no” sono necessari e vanno detti nella giusta misura, facendo attenzione a non varcare il labile confine tra autorevolezza e autorità. Non bisogna mai imporre le proprie idee ai figli, e ad ogni “no” che viene detto, è bene segua una debita spiegazione.
I ragazzi vanno ascoltati e l’elemento che non deve mai mancare è il dialogo. Famiglia e scuola sono due realtà che possono ed anzi devono costantemente confrontarsi, ma la prima non può delegare alla seconda qualsiasi problema che riguardi i ragazzi.
Ai colleghi consiglio di rivestirsi di coraggio e fermezza per quanto riguarda le importanti battaglie favore di una scuola migliore, ma anche di capacità di ascolto e di osservazione. Non approcciatevi mai agli alunni con la sufficienza di chi spiega come risolvere un’equazione o la parafrasi di una poesia. Sintonizzate le antenne per cogliere difficoltà da superare e potenzialità su cui far leva.
Il mio consiglio agli alunni invece è uno solo: Impegnatevi sempre e comunque. Vi assicuro che tutto ciò che state imparando tra i banchi, vi servirà per costruire il vostro futuro!"

 

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