Stampa
In: Libri

ImmagineNOCI (Bari) - E’ tratto dai versi finali della poesia introduttiva ma in realtà dice molto di più. Il titolo della nuova raccolta di poesie di Vittorino Curci “Verso i sette anni anch’io volevo un cane” (ed. La Vita Felice) è davvero curioso, ma tanto serve per immergersi in una dimensione temporale imprecisa, indistinta, forse universale. Pubblicata nel corso di questa settimana, la nuova silloge del poeta e sassofonista nocese gode anche di un sottotitolo alquanto significativo “dal diario di un logonauta”.

La raccolta si presenta, strutturalmente parlando, divisa in quattro parti (4 mesi). Le poesie collocate in ciascun mese sono scandite dalle settimane e dai giorni, mai dall’anno. Sono prive di qualsivoglia regola grammaticale e di qualsivoglia lettera maiuscola iniziale: il tutto è compensato però dall’introduzione di particolari neologismi. Si tratta di una scelta propria dell’autore, consapevole di volersi approcciare con il logos a modo suo, senza aderire ai canoni standard della comunicazione: perché la poesia è in continuo divenire, perché la poesia è una dimensione in continua evoluzione.

“Il lavoro” ci ha dichiarato l’autore durante un colloquio a tavolino, dinanzi alle copie della raccolta appena sfornate, “è stato scritto nell’arco di 3-4 anni. Ho composto le mie poesie come se stessi componendo musica. Ho simulato il diario di un logonauta (viaggiatore del logos- anche questo un neologismo ndr) che è colui che viaggia nella parola. Il logos viene vissuto allo stato originale prima di diventare sostanza, carne. Ma non solo, qui il logos viene vissuto anche come relazione con l’altro, con il mondo, con se stessi” . Un viaggio immaginario insomma quello del Curci che tuttavia raccoglie anche ricordi e squarci di realtà fissati nella memoria grazie ai quali subentrano spunti di riflessione. Non mancano di certo riflessioni sul tempo -“mistero dei misteri”, lo definisce- e dei luoghi.

Il titolo, individuato alla stregua dei contenuti, è stato indicato per il solo desiderio di rievocare il parlato frequente all’interno della silloge, infantile, giocoso. “Con queste poesie atemporali” ci ha infine dichiarato l’autore (rientrato nella cosiddetta lista degli art performer italiani grazie ad un progetto dell’associazione culturale Harta Performing Monza), “ è un tentativo di entrare nella dimensione universale di ciascuno, dando per scontato che il tempo sia quello che uno pensa o forse un omissione per dare l’accezione di un tempo universale”.

Il testo infine, pubblicato dalla medesima casa editrice con cui Curci pubblicò nel 2012 Il pane degli addii, è disponibile sia contattando direttamente la casa editrice, oppure cercandolo sui grandi siti shop on line inerenti. “Suggerisco di leggerlo come se stessimo ascoltando un disco” ci ha tenuto a precisare,”facendoci trasportare dalle immagini. Non siamo nell’ambito di una comunicazione fondata sulla ragione, non siamo nemmeno nelle regole classiche della comunicazione. Siamo in ascolto della voce di un poeta che ha ascoltato se stesso e che va al di là dei canoni, garantendo alla poesia strategie nuove che siano in grado di farla sopravvivere” .

© RIPRODUZIONE RISERVATA