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04 19StórijdeVíjtNOCI (Bari) - Si intitola "Stórij de Víjt- Storie di vita" la nuova raccolta di poesie dell'artista e scrittore nocese Scipione Laera. La nuova fatica lettararia, presentata lo scorso venerdì 17 aprile presso il chiostro di San Domenico e pubblicata dallo stesso autore contestualmente alla sua presentazione, raccoglie al suo interno ben 47 poesie, tutte minuziosamente tradotte in italiano. 

I componimenti, scritti e raccolti nell'arco degli ultimi 15 anni (essi infatti riportano la data in cui sono state completate),  descrivono episodi dei tempi andati: storie di uomini e donne del secondo dopo guerra costretti a dover andare via dal proprio paese, storie di Noci, storie dei luoghi, prodotti tipici, antichi mestieri. Il tutto coronato da un sentimento d'apparteneneza e devozione verso il proprio paese natio. "Un vero e proprio omaggio a Noci" ha dichiarato Daniela Della Corte - collaborattrice di Noci24.it-  venendo a presentare il libro, "che l'autore ha voluto  fare, riportanto nero su bianco testimonianze, dialoghi generazionali". 

Le poesie, lette dall'autore e commentate nel corso della presentazione, mettono in risalto molteplici temi vissuti nel corso del secondo dopguerra: primo fra tutti l'emigrazione. Ma ciò che colpisce maggiormente è la tecnica con la quale l'autore ha voluto scrivere: un dialetto privo di regole o di accenti. Un dialetto fedele alla pronuncia, apostrofato, non accademico che tuttavia risulta scorrevole nella lettura. 

Alla presentazione sono intervenuti anche le tre massime autorità del comune di Noci: il Sindacoi Domenico Nisi, il vicesindaco Marino Gentile, il Presidente Stanislao Morea. Tutti e tre, consapevoli di quanto importante sia il dialetto nocese, hanno appoggiato la convinzione di doverne sempre parlare, affinchè la lingua non vada perduta, affinchè il patrimonio non vada disperso. Dopo aver letto due poesie su invito della presentatrice (intitolate L'emigrant e La f'càzza frìtt) l'autore ha concluso la sua presentazione con una poesia d'amore molto profonda e significativa intitolata Marìt mìj riportata qui di seguito.

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