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27102018Presentazione 8NOCI (Bari) - Si è svolta lo scorso 27 ottobre, presso la libreria Mondadori Point, la presentazione del libro “La gente per bene”,di Francesco Dezio edito da “Terra Rossa Edizioni”. Un romanzo che non ha una trama ben definita, ma che procede in maniera aperta, spedita, diretta e schietta nel raccontare un decennio di realtà lavorativa profondamente complessa e a tratti spietata che è giusto vada conosciuta. La serata è stata moderata dalle brave e preparate Marghe Tinelli e Marvi Mottola, coproprietarie della libreria.

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Dezio, Altamurano e nato nel 1970, esordisce nel 1998 con un racconto insito nell’antologia “Sporco al sole” Racconti del sud estremo (Besa). Il suo primo romanzo, datato 2004 ed edito da Feltrinelli si intitola “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” e innaugura il ciclo della cosiddetta “letteratura industriale”. Dieci anni dopo, pubblicherà la collana di racconti “Qualcuno è uscito vivo dagli anni 80”, per la casa editrice Stilo. Ha proficuamente collaborato con «l’Unità», «la Repubblica-Bari», «Corriere del Mezzogiorno» e partecipato a cinque puntate della trasmissione Fahrenheit su Rai Radio 3.

Tornando alla sua ultima fatica letteraria, potremmo sicuramente definirlo un romanzo “scomodo ma necessario”, che con un linguaggio schietto, crudo, arrabbiato, a tratti sarcastico e pungente ed a tratti allucinato, racconta una realtà, quella del mondo del lavoro, che tanti preferirebbero non vedersi sbattuta in faccia, ma che proprio nella sua durezza è giusto conoscere, altrimenti non ci si può approcciare ad essa in maniera preparata. Lavoro che manca o che quando c’è, sfrutta fino al midollo, che non consente certamente di realizzare le proprie aspirazioni; una società ancora fortemente classista, dove “la gente per bene” è anche fisicamente separata dai “poveri cristi” con cui non deve avere assolutamente nulla a che fare. Un mondo del lavoro che corre troppo velocemente e spesso, da un anno all’altro può tagliarti fuori, perché magari gli ambiti in cui hai cosenguito determinate qualifiche, sono diventati nel frattempo obsoleti: la società richede altro, e non ti prepara e non ti aiuta certo a stare al passo.

Un verso di una bellissima canzone del cantautore Luigi Tenco recita: “Invece tra noi ce n’è più di uno che è pettinato bene, vestito bene però perbene non è. E questo qualcuno si è messo in testa che la gente con le buone o con le cattive deve fare quel che vuole lui”. Partendo da ciò e rifacendoci al titolo dell’opera, viene da chiedersi chi sia in realtà la gente “per bene”, se gli industriali in giacca e cravatta assetati di denaro e di potere e che per essi non esitano a sfruttare o vessare oppure i “poveri diavoli” che si arrabattano la vita senza la possibilità di sentirsi mai veramente realizzati ed appagati, spesso ritrovandosi a fare tutt’altro rispetto a ciò che avevano sognato. Un tunnel cieco, un labirinto senza via d’uscita che porta talvolta all’esasperazione: una realtà che non può quindi essere raccontata in un linguaggio allucinato che sfocia in momenti di sarcasmo e ilarità surreali e quasi catartici, che vogliono rappresentare delle “valvole di sfogo”.

E’ la nostra Puglia lo scenario in cui si consuma il grigio e fumoso decennio descritto nel libro, una scelta controcorrente se si pensa al fatto che, quando si parla di industrie e di dinamiche lavorative, la scelta ricade sempre sulle grandi città del nord come Milano o Torino. Dal punto di vista linguistico quindi, questo implica la presenza del dialetto, o meglio di un “barese italinizzato”, che fa identificare maggiormente il lettore con i personaggi che si muovono all’interno dello scenario. Uno dei protagonisti, Natalino Manucci, rappresenta una specie di alter-ego dell’autore: un imprenditore che viene dal nulla, dalla stessa realtà poverissima che “quelli arrivati” schifano e schivano. Verrebbe a questo punto da chiedersi se la lettura di un romanzo simile, non rischi di demotivare, sconfortare i giovani di ogni età, sia quelli che abbiano ancora un percorso di studi in corso, sia quelli che si accingano a fare un immediato ingresso nella realtà lavorativa, portandoli a dire: “Se questa è la realtà che mi aspetta, tanto vale che mi culli beatamente”.

Potrebbe sembrare appunto: il condizionale diventa d’obbligo, perché lo scopo, nascosto tra le righe del libro, è tutt’altro. Il lettore intelligente, che vi si accosti con mente aperta e senza condizionamenti, è indotto invece a pensare: “Ok: questa è la spietata crudezza della realtà che mi aspetta ma…io, con il mio impegno e la mia determinazione, posso modificarla? Posso fare la differenza?”.

Non a caso, Antonio Moresco, nella sua nota di copertina, definisce il romanzo come “un libro che dovrebbe essere letto da tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Sud” 27102018Presentazione 6 copy. Una piccola curiosità: l’autore, con la passione per il disegno e la pittura, crea egli stesso le copertine, non solo per i suoi, ma anche per i libri redatti da altri. “Queste mie passioni, che vanno ad aggiungersi e a completare quella per la scittura, non mi hanno mai abbandonato fin da giovanissimo e continuerò sicuramente a perseguirle. Ovviamente però, quando devi disegnare la copertina per il libro partorito dalla tua mente, diventi logicamente ipercritico. Anche l’impatto visivo, è fondamentale, in quanto deve provare a sintetizzare in un’immagine l’intero contenuto delle pagine” - ha dichiarato Dezio.

 

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