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03 26orazion picciola bellaNOCI (Bari) - E mentre camminava per raggiungere il punto in cui dispensavano il rancio, Primo Levi provava a recuperare la memoria dei versi del ventiseiesimo canto, che raccontano il sempre vivo desiderio di Ulisse di conoscere il mondo.
Non si ferma a Itaca, l’Ulisse di Dante - dove lo destina Omero - tra le mura domestiche e gli affetti familiari dopo il lungo errare; in una casa che soffoca il desiderio del viaggio e gli fa indossare le pantofole ai piedi. L’Ulisse di Dante, se pur vecchio, riparte da Itaca e osa di nuovo il viaggio.

Osa Le Colonne d’Ercole, dopo essere scampato a una guerra, dopo aver superato le innumerevoli avventure, dopo essersi ricongiunto a Penelope, Telemaco e Laerte.
Che insolita immagine ci propone “Se questo è un uomo” nel capitolo intitolato “Il canto di Ulisse”. Due uomini: un italiano, Primo Levi, e un giovane alsaziano innamorato dell’Italia, Jean, discorrono sui versi della Divina Commedia.

In contesti di segregazione, di clausura riesce a farsi spazio la poesia. Distoglie dalla disperazione, offre strade di bellezza. La poesia è l’Itaca che nei versi di Constatino Kanakis ci regala il bel viaggio. La poesia è l’Ulisse di Dante che vecchio riprende il mare e sceglie di incarnare l’Icaro. Nelle pagine scritte da Levi e nelle cantiche di Dante la poesia salva sempre ed è un “riveder le stelle”

Sui social in questi giorni circolano video di attori che propongono la parola poetica e ce la fanno gustare come la pietanza curata della domenica, accogliendo il suggerimento di Dante espresso nel Convivio. Quanto bene ci fanno. Diventano quel “tarlo” positivo che si insinua nella nostra mente e annullando quello negativo, monopolizza la nostra concentrazione. La poesia richiede la ripetizione, e ne abbiamo di tempo per ripetere, come fa un bambino con le fiabe: “Di nuovo”, e quando ci capita di non ricordare e di modificarle, noi diventiamo il bambino che blocca tutto e dice: “Non è così”. Il “Non è così” è l’invito alla ricerca, alla rilettura puntuale delle parole e dei silenzi. E più la ripetiamo, la poesia, e più la comprendiamo. Assistiamo in prima fila alla rivelazione, alla notizia da prima pagina, è una costante epifania.

Vale la pena fare riferimento oggi all’ "orazion picciola”, il piccolo discorso che Ulisse rivolge ai suoi vecchi compagni per convincerli a seguirlo ancora una volta. Parole poetiche che acquisiscono una forza illuminante e ci fanno riscoprire la nostra natura di uomini, assieme al nostro insopprimibile desiderio di conoscenza che si fa necessità di seguire la virtù, per il bene di tutti. Più attuali che mai quindi i famosi versi, scolpiti nella nostra memoria di italiani “Fatti non foste a vivere come bruti, /ma per seguir virtute e conoscenza.

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