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09 03 IraccontiDellaControra.jpg2NOCI - Ieri sera, a partire dalle ore 19:30, presso Largo Sottotenente Rotolo si è svolta la presentazione del libro “Racconti della controra” a firma del prof. Nicola Simonetti. L’evento è stato organizzato in collaborazione con Noci Gazzettino, di cui Simonetti è direttore. Con l’autore ha dialogato il noto attore, sceneggiatore e conduttore televisivo Michele Mirabella, che ha fatto propria la vocazione di divulgatore scientifico e di cultura. Moderatrice della serata Francesca Amatulli.

09 03 IraccontiDellaControraChi dice che il lockdown abbia in qualche modo pregiudicato la cultura? Potremmo forse affermare il contrario. Per quanto possa infatti apparire paradossale, la permanenza forzata nelle nostre case, almeno per chi è stato sempre innamorato del sapere, ha significato invece molto più tempo a disposizione da dedicare a questa passione. I semi della cultura hanno solo temporaneamente riposato sotto un apparente manto di stasi, per poi mostrarsi in tutta la loro pienezza. Durante i mesi di “reclusione”, sono nate opere letterarie di notevole valore e bellezza, ed è appunto il caso della prima raccolta di racconti (19 in tutto) del pofessor Nicola Simonetti, divenuto ormai a pieno titolo uno dei maggior simboli della cultura nocese. A dialogare con l’autore circa le tematiche trattate è stato l’esimio collega professor Michele Mirabella, volto noto della televisione non solo come attore, sceneggiatore e presentatore televisivo, ma anche e soprattutto come divulgatore di cultura. Mirabella è però anch’egli figlio della nostra terra di Puglia, e come tale ben consapevole di quanto l’uomo davvero colto, per consentire a tutti di apprendere, debba avvalersi di un linguaggio che sia il più possibile semplice e diretto. Un linguaggio che per non annoiare, deve assolutamente contemplare la battuta ironica, che strappi un sorriso e perché no, anche qualche inflessione dialettale, efficace proprio perché intraducibile. Intraducibile (o quasi) è per i non pugliesi l’espressione contenuta nel titolo dell’opera di Simonetti. Quanti conoscono il reale significato del termine “controra”? Molto semplicemente, il professor Mirabella ha spiegato che comunemente designa quel momento della giornata in cui il sole è appicco e che può prolungarsi dalle 11:30 fino alle 16:00, andando a coincidere con il momento del pranzo e soprattutto con la pennichella pomeridiana, per molti irrinunciabile. Anni addietro, l’imposizione dei genitori “tutti a riposare” era abilmente aggirata dai più piccini, che si riversavano invece proprio nelle ore pomeridiane nelle strade e nelle piazze alla ricerca di coetanei con cui giocare e confrontarsi.


09 03 IraccontiDellaControra.jpg3Mentre quasi tutti sono assopiti, c’è dunque chi è più attivo che mai. In fondo, è quello che ha fatto Simonetti, che ha utilizzato il momento del lockdown in maniera decisamente più proficua, per mettere nero su bianco alcune riflessioni, offrendole agli altri come spunto per elaborarne conseguenzialmente di proprie. La “controra” non si limita a descrivere semplicemente un momento della giornata, ma diviene a tutti gli effetti una dimensione letteraria. Sia la “controra” temporale che quella introspettiva, hanno in comune la luminosità abbacinante: la prima per via dei raggi solari, la seconda per via di quelli del sapere. Ma quanto dell’illustre medico c’è nel narratore di questi racconti? La risposta è tanto, e il lettore, sfogliando le pagine del libro potrà constatarlo subito e chiaramente. L’abilità di Simonetti sta infatti nel miscelare generi diversi, passando anche per la tragicomicità di racconti basati su una serie di equivoci di stampo Pirandelliano con una strizzata d’occhio al buon Giovannino Guareschi. L’autore è capace di mascherare da racconto un trattato medico o scientifico, ma la voce del medico è sempre riconoscibile. Del resto, da un autore la cui nonna non era la classica casalinga ma aveva in tasca una laurea in fisica nucleare, non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Con Mirabella, suo interlocutore durante la serata, Simonetti ha in comune una comicità che sa essere sapientemente dosata, entrando in campo al momento giusto. Vale la pena, a tal proposito, di citare un breve episodio estrapolato da un racconto.
Un tizio di umili origini, da sempre chiamato in paese “Zì Peppe” incontra il nuovo Vescovo di origine bolognese. Sua Eminenza, con fare ironico e con molto poco tatto, lo saluta guardando l’orinale e gli dice: “Ma sai che ti chiami proprio come lui?”.
Arguto, fiero e altrettanto pungente, “Zì Peppe” ribatte: “Eh già, solo che dalle mie parti lo chiamiamo “Monsignore”. E a proposito di fede e di clero, il Padreterno e i suoi ministri sono molto presenti nei diciannove racconti. Qualcuno dei ministri è realmente degno di essere definito tale, qualcun altro sicuramente meno, ma Dio è una presenza fissa e rassicurante. Emerge la componente personale, derivante da un forte legame che il professor Simonetti ha sempre avuto con il clero, dai Domenicani ai monaci Benedettini, senza tralasciare i Gesuiti. “Da loro ho imparato tanto, così come dai miei insegnanti. Sono stati severi, ma oggi, a distanza di anni, sono grato per quella severità che così tanto mi è servita!”- ha confessato l’autore. E colpo di scena, durante la serata è emerso che Mirabella e Simonetti hanno avuto lo stesso insegnante di latino.
Alla domanda inerente il fine dei singoli racconti e più in generale dell’intera raccolta, se esso sia didascalico o meno, Simonetti ha risposto sinteticamente ma con grade umiltà: “Nessun fine, ogni racconto è fine a se stesso. O meglio, il lettore può divertirsi a cercare il significato che ritiene più appropriato. Sarà lui a leggere queste pagine e poi a giudicare!”

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