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In: Storia locale

03 05CHERUBINO DA NOCI 1 1Pagine di storia -  In paese, molti sanno di padre Cherubino da Noci. A lui è intitolata una corta strada di quasi periferia. Vive nella seconda metà del ‘500, è fratello del canonico don Colantonio de Blasio, che finanzia la fondazione del monastero di Santa Chiara. Nel 1588, ottenuta la canonica licenza del vescovo di Conversano Francesco Maria Sforza, fonda, a poca distanza dalle mura del paese, quasi di fronte a Porta Putignano, il convento di santa Maria degli Angeli dei Frati Cappuccini.

03 05CHERUBINO DA NOCI 1Nel versante opposto del paese, sulla strada per Alberobello, da qualche decennio, fiorisce un altro convento, quello dei Domenicani. La popolazione, però, desiderando la presenza, a Noci, non di un Ordine religioso ’possidente’, ma ‘povero’, francescano, finanzia con le proprie ‘elemosine’ la costruzione del convento, che è, comunque, più grande di quello dei Domenicani. Le celle sono venti, ma i frati che l’abitano sono sempre di meno. Il convento, un pertinente annesso orto e la chiesa non sono di riservato dominio dell’Ordine dei Cappuccini, ma appartengono alla Sede Apostolica romana.

I frati vivono di elemosine elargite anche dai Governanti del paese. Per convenzione, infatti, l’Università assicura alla povera comunità un’elemosina, detta anche pietanza, di sessanta ducati annui ivi inclusi cinque ducati per ricompensa della annuale predica dell’Avvento. Altri versamenti in varia quantità, come solito, riguardano, ogni anno, il consumo dei ceri. Tra i locali Cappuccini (ed anche tra i nocesi residenti in altri conventi) l’Università individua la terna dei predicatori nel tempo di Quaresima da sottoporre all’approvazione del Vescovo diocesano.

Alla vita religiosa e alle gesta di padre Cherubino dedicano molte pagine gli Annali dei Cappuccini, ovvero la Historia dell’Ordine dei Minori di San Francesco scritta da Zaccaria Boverio ed edita a Lugano nel 1639. A quest’opera si rifanno abbondantemente i Flores seraphici degli Uomini illustri dell’Ordine dei Cappuccini (Colonia, 1642). Sono pagine che riportano notizie sulla sua santità, sottolineano la sua grande dote di predicatore, raccontano i suoi miracolosi interventi. Dalle Relazioni sullo stato dei conventi cappuccini, invece, è possibile ricavare l’attività terrena di padre Cherubino come fondatore di molti conventi pugliesi.

Intensa è la sua attività. Più volte vicario provinciale dell’Ordine, l’11 maggio del 1566, per elezione, diviene Ministro della Provincia Idruntina, detta di San Nicola. Successivamente, riceve la nomina a Commissario generale della Provincia di Parigi.

Prima di Noci, fonda i conventi di Tricase (1578), di Ceglie Messapica (1579) e di Salve (1579) dove il popolo, riconoscente per aver allontanato la carestia, impone ai neonati maschi il nome di Cherubino e alle femminucce quello di Maria da lui invocata per la grazia.
Su sua iniziativa, i Cappuccini si insediano, anche, in Gallipoli (1583) e in Acquaviva (1585).

Padre Cherubino è autore di due devotissime opere di spiritualità: De sacramentali confessione, pubblicata a Napoli nel 1596 e De passione Domini, eiusque necessaria meditatione, pubblicata, sempre a Napoli, nel 1598. A citare i due testi sono fra Dionisio Genuensi nella sua opera Bibliotheca Scriptorum Ordinis Minorum S. Francisci (edita a Genova nel 1691) e fra Bernando a Bononia in una simile opera pubblicata a Venezia nel 1747.

03 05CHERUBINO DA NOCIMiracolosi sono i suoi frutti serafici. Ad Acquaviva, il popolo, ascoltando le sue parole, abbandona le baldorie del carnevale e si reca in chiesa. In un’altra circostanza, alcuni maghi danno alle fiamme gli strumenti del mestiere.

A Manduria, caccia dalla chiesa uno stuolo di rondini entrate per distrarre i fedeli. Ad Andria caccia i demoni dalla chiesa e da un convento di suore. A Triggiano, si solleva da terra nell’elevare il santissimo Sacramento: una donna, mentre si eleva, afferra uno sfilaccio della tonaca, lo applica sulla gola malata del figlio che immediatamente guarisce.

A Noci, dopo la sua morte, una donna, di nome Pasqua, tormentata dal travaglio per un giorno intero, partorisce un bambino di ottima salute appena le posano sul collo un pezzo della sua tonaca.

Alla sua morte, avvenuta in Acquaviva nel 1592, scoppia una furibonda contesa. La Marchesa di Acquaviva, sostenuta dal Capitolo, vuole che il corpo sia sepolto in chiesa madre, mentre i confratelli ottengono che avvenga nella chiesa del convento. La stessa Marchesa, per prevenire il trafugamento della salma esposta per quattro giorni, fa presidiare le strade che portano a Noci e a Bari. Il corpo incorrotto per secoli, lo trafuga, comunque, dopo il 1861, il nocese fra Giacomo che lo porta, nottetempo, a Noci nella chiesa del Crocifisso (abbattuta per la costruzione della strada che da Porta Putignano porta alla chiesa dei Cappuccini, ora detta via Aldo Moro).

 

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