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In: Ricerche e studi

05 11 fabio recchiaNOCI (Bari) – Evidenze di una terapia genetica per la rigenerazione cardiaca post-infartuale: questo è quanto pubblicato sulla rivista scientifica Nature lo scorso 8 maggio da un team di ricerca italiano che vede la collaborazione dell’ICGEB (International Center for Genetic Engineering and Biotechnology) di Trieste, l’ospedale “Fondazione Monasterio” e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. A coordinare il team di ricerca pisano il nocese dott. Fabio Anastasio Recchia.

I sopravvissuti ad un infarto del miocardio ne conservano la cicatrice a vita. Questo è dovuto all’incapacità dei cardiomiociti maturi (le cellule del tessuto cardiaco) di rigenerarsi e proliferare: in caso di infarto, le cellule cardiache danneggiate sono sostituite da tessuto cicatriziale, incapace di contrarsi a differenza del tessuto cardiaco. Questa cicatrice, dunque, può condurre a scompenso cardiaco nel futuro della vita dell’infartuato: una condizione che riguarda, secondo l’OMS, circa 23 milioni di persone in tutto il Mondo. Da queste premesse la necessità di ricercare un modo per rigenerare il cuore durante il corso della vita, alla stregua di alcuni animali come i pesci o le salamandre. Con questo grande obiettivo, che potrebbe rivoluzionare radicalmente le attuali terapie cardiologiche, si sono mosse le ricerche dell’ICGEB di Trieste e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. A coordinare i due team di ricercatori rispettivamente il dott. Mauro Giacca e il nocese dott. Fabio Recchia

La terapia, che ha dato soddisfacenti risultati nei maiali, sfrutta un piccolo RNA, il microRNA-199. I microRNA sono piccoli Acidi 05 11 icgeb cuori micro rnaRibonucleici in grado di modulare l’espressione genica, ovvero “accendere” o “spegnere” determinati geni influenzando la quantità e la qualità delle proteine prodotte dalla cellula. Pertanto, il gruppo di ricercatori ha somministrato a dei maiali infartuati il microRNA-199 tramite un intervento chirurgico sfruttando dei virus come “navette” per la somministrazione, avvenuta nella zona circostante quella colpita da infarto del miocardio. Ne sono risultati un marcato miglioramento nella contrazione della zona, un incremento della massa cardiaca e una riduzione nelle dimensioni delle cicatrici: il microRNA-199 ha “risvegliato” i cardiomiociti, rendendoli capaci di proliferare. I microRNA sono, inoltre, del tutto endogeni: sono prodotti dall’essere umano, codificati dal nostro codice genetico e, a quanto pare, non specifici per un determinato individuo.

A distanza di un mese, però, l’espressione incontrollata e prolungata del microRNA-199 ha provocato la morte per aritmie cardiache della maggior parte dei maiali trattati. Ciò dimostra che effettivamente è possibile una rigenerazione cardiaca tramite microRNA endogeno, ma che il dosaggio e il metodo di somministrazione di tale terapia deve essere controllato finemente. La scoperta, dunque, apre la strada a una potenziale rivoluzione nel campo della terapia post-infarto miocardico: tra qualche anno, la sperimentazione potrebbe riguardare gli umani.

Fonte foto in apertura: Il Tirreno
Fonte immagine: ICGEB

 

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