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In: Ricerche e studi

02 25 GentileCappucciniNOCI – Lo scorso 23 febbraio, presso la sede dell’Uten, (Università della Terza Età) lo studioso di storia locale Pasquale Gentile ha tenuto la seconda delle tre conferenze riguardanti la nascita i tre Conventi di Noci. Dopo l’excursus storico relativo al Convento delle Clarisse, che ebbe luogo lo scorso 25 novembre nella piccola ma affascinante cornice della Chiesa di Santa Chiara, è stata la volta del focus sul Convento dei Domenicani. Un convento costruito con le elemosine del popolo, per essere espressione di un clero povero, che vide periodi di splendore con uomini “santi”(ai quali vennero perfino attribuite guarigioni “miracolose”) e un triste degrado con frati incapaci anche solo di confessare.

La fondazione risale al 1588 e fu il popolo a desiderare la costruzione del Convento. Fra Cherubino Blasi delle Noci (il cui fratello aveva finanziato la costruzione di santa Chiara) fonda, a non più di 50 – 60 passi dalle mura del paese, quasi di fronte a Porta Putignano, il convento di santa Maria degli Angeli, con Licenza del Vescovo di Conversano, Francesco Maria Sforza. Rispetto a quello dei Domenicani, sorto dalla parte opposta del paese alcuni decenni prima, il convento di Santa Maria degli Angeli è più grande, e nonostante disponga di 20 celle, è abitato sempre da un numero inferiore di frati. Va precisato però che le mura del Convento, l’annesso orto e la Chiesa non sono di proprietà dei frati, ma appartengono alla Sede Apostolica. Il Convento, viene infatti costruito con le elemosine del popolo, di elemosine (o “pietanze”) la povera comunità continua a vivere. Una convenzione stipulata con l’Università, stabilisce che essa assicuri alla comunità di frati un’elemosina ammontante a 60 ducati annui, a cui debbano aggiungersene altri 5, come ricompensa per la predica annua dell’Avvento.
Risulta dagli annali dell’ordine religioso: “Il Convento non possiede beni stabili né altre rendite temporali, non ha debiti né obblighi di messe. Ma i frati, che vi dimorano in numero di dieci circa, si sostengono di pura mendicità e di ciò che somministra loro la carità e l’amorevolezza degli abitanti”. Negli stessi annali, è contenuta una bella quanto interessante descrizione della “Terra delle Noci”, secondo la quale: “...Il luogo è assai civile: Con buone e ben intese fabbriche ripiene di quattro mila abitanti in circa distribuiti in poco meno di ottocento famiglie. Vi è numero competente di chiese, ma di Regolari non vi sono altri che i Padri di san Domenico e i Cappuccini che soli vanno limosinando”
Una delle peculiarità del Convento dei Cappuccini è la sua grande e fornitissima libreria, sede tra l’altro di esercizi spirituali. Alcuni dei preziosi volumi che vi erano contenuti, sono stati ritrovati perfino negli Stati Uniti, perché presumibilmente, dopo la chiusura del Convento, furono venduti a collezionisti o fatti oggetto di saccheggiamento. A volere fortemente questa libreria fu frate Francesco Giacomini delle Noci, detto il vecchio.
Sempre per suo volere, fu costruita una cappella intitolata alla Vergine Santissima della Consolazione una cui icona, secondo Gianfrancesco Cassano, è pennellata da Luca Giordano su una tela tutt’ora conservata presso la parrocchia del SS. Nome di Gesù.
Fra Leonardo Lucia da Noci, valente pittore, illustra il convento e la chiesa madre (sue opere sono il Paradiso sul tavolato e la tela del Crocifisso ancora esposta). Verso la metà del ‘700, il Convento viene ampliato con la costruzione di una scala grande, che dai locali a pianoterra, conduce alle celle del piano superiore. La stessa verrà poi abbattuta negli anni ’50.
E i santi venerati nella Chiesa conventuale? Ecco i principali: Madonna della Consolazione, Sant’Antonio abate, San Liborio (per il male dei calcoli), Sant’Anna (per proteggere le donne incinte), San Felice (cui chiedere, in alternanza con San Vincenzo, la grazia della pioggia), Santa Filomena, allorché, da Napoli, nell’Ottocento, giunge una grande statua e la Madonna del Pozzo. Proprio la Vergine del pozzo diviene oggetto di disputa. Nel 1822, il laico cappuccino Fra Angelo introduce questa particolare devozione facendola celebrare all’interno della Chiesa del Monastero. Ogni domenica, ha luogo la recita della Litania, con una lampada votiva sempre accesa dinanzi all’icona della Vergine, grazie alle offerte del popolo. I cappuccini non la prendono bene: non solo boicottano e invitano a boicottare questa devozione, ma il Padre Guardiano scrive un’indignata lettera al Vescovo.
Tra i Frati Domenicani nocesi, non sono certo mancate personalità di spicco. Dando uno sguardo a coloro che più di tutti hanno lasciato dietro di sé numerose tracce, troviamo innanzitutto Padre Cherubino da Noci, Padre Giuseppe Maria Pace, Padre Michelangelo Quaranta
Padre Domenico Miccolis. Per quanto concerne Padre Cherubino, la fama della sua indiscussa personalità carismatica e persuasiva, gioca un ruolo fondamentale nell’avvicinare molti giovani alla strada del noviziato.
A lui sono stati attribuiti numerosi “miracoli” o “frutti serafici”, come era solito definirli all’epoca. Che li si voglia accettare per fede o considerare frutto di suggestione o di credenze arcaiche, sta di fatto che se ne trova traccia in numerosi documenti. Lo stesso vale per i “prodigi” compiuti da Frate Modesto Notarnicola, che ha una storia del tutto particolare. Avendo tolto la vita, in preda alla rabbia, alla propria moglie adultera, si rifugia in Convento probabilmente dapprima per trovarvi asilo (non si poteva all’epoca essere tratti in arresto) matura poi una sincera conversione, conducendo una vita veramente santa. La fama delle guarigioni da lui compiute si estende fino a raggiungere gli stessi medici, che vedendolo uscire da casa di un ammalato, fanno a meno di visitarlo, nella convinzione che tanto sarebbe sicuramente guarito.
Pare assurdo, ma nonostante il Convento abbia potuto vantare “punte di diamante” tanto luminose”, inizia progressivamente la decadenza.
In un documento inedito ritrovato da Gentile, il Il Vicario Foraneo Paolino Canonico Saponari, scrive al Vicario Capitolare di Conversano: “Questa nostra Popolazione si duole, ché nella Comunità Religiosa di cotesti PP. Cappuccini non vi è soggetto alcuno, il quale possa istruire, o almeno confessare”.

 

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