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In: Ricerche e studi

09 16 Culto San NicolaNOCI – Lo scorso 15 settembre, alle ore 18:45, presso il Chiostro delle Clarisse, si è tenuto il II appuntamento di “Settembre in Santa Chiara” il ciclo di conversazioni storiche che ripercorre e aiuta a scoprire il nostro passato e la nostra cultura. La serata, così come le altre in programma, è stata coordinata dal Direttore della Biblioteca Comunale, Giuseppe Basile e ha avuto per tema il culto di San Nicola non solo in Terra di Bari, di cui è Patrono, ma anche a Noci. A guidare gli ascoltatori in questo affascinante viaggio sono stati la Dott.ssa Antonella Ventura, dottoranda di ricerca in Lettere, Lingue e Arti presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari ed Emilio Mastropasqua, dottore in storia dell’arte con specializzazione in Beni Storico-Artistici. Contestualmente all’incontro, vi è stata la possibilità di visitare la mostra fotografica “San Nicola Metropolitano”, che prende il titolo da un interessante volume a cura della dott.ssa Ventura. I partecipanti hanno avuto facoltà di acquistarlo al termine della serata.

09 16 San Nicola metropolitanoCon grande impegno, professionalità e passione, la Dott.ssa Ventura e il Dott. Mastropasqua hanno posto in atto una seria indagine dal punto di vista storico ma anche artistico, culturale e devozionale. Il punto di partenza è stato il ritrovamento di alcune preghiere, filastrocche e poesie in dialetto, incentrate sulla carismatica figura del Vescovo di Myra. Un Santo che unisce Oriente e Occidente, simboleggiando il valore dell’interscambio tra popoli e della multiculturalità. La data cruciale è il 9 maggio del 1087, quando i Baresi prelevano da Myra le reliquie del Santo, portandole nella loro città in caravella. Un momento a cui tutt’oggi si è fortemente legati, tanto da riproporlo nella processione delle caravelle che si svolge annualmente. Il Patrono diventa in questo modo un “attrattore” per Bari: dal punto di vista non solo religioso e culturale, ma anche economico, rappresentando un grande incentivo per il turismo.
La Dott.ssa Antonella Ventura, nel corso delle sue ricerche ha attenzionato ben 41 comuni della provincia di Bari, alla ricerca di ogni piccolo segno iconografico e non che fosse ricollegabile al culto di San Nicola. Si crea, tra il Patrono e la comunità, un legame che potrebbe a buon diritto essere definito viscerale, un po’ come quello che i partenopei hanno con la figura di San Gennaro. A rafforzare la devozione sono la certezza e la prontezza dell’intervento: tu lo invochi, e Nicola accorre in tuo aiuto. Sembra che il culto abbia valicato ampiamente non solo i confini della Puglia ma della stessa Italia. Sapevate, ad esempio, che negli Stati Uniti, non distante da dove si ergevano le Twin Towers esiste una Chiesa Ortodossa dedicata al Santo? Quanto all’iconografia, la Dott.ssa Ventura ne ha ampiamente spiegato l’evolversi nel corso dei secoli. Un evolversi che tutt’ora non si è arrestato. L’iconografia continua a mutare ma non è mai stata dissacrante: segno del profondo affetto che in tantissimi nutrono per il Santo. L’intervento del Dott. Matropasqua, invece, è stato incentrato sulla presenza del culto di San Nicola a Noci. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, San Nicola è molto presente nel nostro paese, sia “intra che extramoenia”. La più antica testimonianza devozionale riale alla fine del 400’. Non distante dalla Chiesa Madre, sorgeva all’epoca una chiesetta dedicata a San Nicola. Purtroppo, essendo stata la suddetta Chiesa inglobata all’interno di quella di Santa Chiara, oggi non ne è rimasta traccia. Eccezion fatta che per 2 monofore e per l’icona sul Campanile. Nella Chiesa di Sant’Agostino, dove è collocata una sua statua, viene celebrata ogni 6 dicembre una Messa in onore del Santo. Nella sagrestia della Chiesa Madre, troviamo invece una tela che sembra raffiguri il Santo. Sembra, appunto perché l’identità attribuibile al personaggio è tutt’oggi controversa, mancando alcuni elementi iconografici che caratterizzano San Nicola. Il Vescovo di Myra è presente anche in un’edicola votiva in via Cavour e in un’altra situata invece nei pressi di Casa Gabrieli. Quest’ultima, pare sia alquanto rovinata, benchè il Santo sia comunque riconoscibile. Lo ritroviamo presso il Santuario della Madonna della Croce, in una tela risalente al 1887, situata sul primo altare a destra. E non fa eccezione anche l’Abbazia della Madonna della Scala, con una tela databile al 1700. Come sappiamo, un tempo i padroni delle ville-masserie, facevano erigere delle chiesette rurali attigue alla dimora, per dedicarsi al culto e perché ne avessero la possibilità anche tutti coloro che lavoravano in masseria. Presso Masseria Mastromarco, San Nicola è presente in quella che fu la cappella della famiglia che vi risiedette. C’è una bella statua del Santo, custodita anche da una famiglia nocese, particolarmente devota da generazioni. Dal punto di vista conservativo, si può certamente asserire che siano le statue a versare in condizioni migliori, rispetto alle tele che sono molto più delicate. Sarà nota a tutti l’associazione di San Nicola alla gioiosa e allegra figura di “Santa Claus”. Ma come si è arrivati dal Vescovo Orientale a Babbo Natale? Spiegato proprio in maniera sintetica (a ognuno la facoltà di approfondire) Nicola è considerato il protettore dei bambini e il Santo dei doni. Ad Adeodato, un fanciullo rapito, egli ridiede la libertà, restituendolo all’affetto dei genitori. Riportò in vita altri bambini uccisi da un oste senza scrupoli e messi addirittura in salamoia, riuscendo nell’impresa di convertire anche il cuore dell’assassino. Non c’è da stupirsi, quindi, che i racconti e le leggende abbiano continuato a proliferare, e conseguentemente, anche l’iconografia del buon vecchio Santa Claus (abbreviazione di San Nicolaus) si sia ispirata a quella del Vescovo di Myra. Ancora ai nostri giorni, in diverse parti d’Italia, i bimbi scartano i doni proprio il 6 dicembre. Indovinate chi li lascia sotto l’albero da poco allestito?

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