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In: Ricerche e studi
Jose-KeltzNOCI - Si è da poco concluso il secondo incontro organizzato dal Comune di Noci per discutere della shoah in occasione della Giornata della Memoria che ricorre il 27 gennaio di ogni anno. L’anno scorso il comune aveva realizzato solo alcune locandine sparse un po’ per tutto il paese con le parole di Primo Levi  da “Se questo è un uomo”. Oggi, invece, il dibattito con i ragazzi degli istituti superiori per discutere della più grande mattanza mondiale della storia dell’uomo.
Infatti si è tenuto stamattina presso l’auditorium dell’istituto Agherbino il primo incontro-dibattito “La cifra del genocidio, il caso di una famiglia ebrea polacca attraverso i ricordi di un superstite diventato nocese”. Al dibattito sono intervenuti il sindaco di Noci Piero Liuzzi, l’Assessore alla Cultura Paola Annese, prof. Nicola Colaianni ordinario presso l’università Aldo Moro di Bari, il tutto coordinato dal giornalista del Corriere del Mezzogiorno Felice Blasi. L’occasione è stata propizia per presentare alla comunità dei ragazzi l’ultima fatica di Josè Mottola che con Bernardo Kelz ha scritto il libro: “Dai Carpazi alle Murge. Odissea di Zygmunt Kelz scampato alla shoah”. L’appuntamento si è poi rinnovato oggi pomeriggio presso l’aula magna del liceo scientifico Leonardo da Vinci conclusosi da poco. Shoah, termine che in ebraico significa “tempesta distruttrice” vuole esprimere il ricordo di chi quella tempesta l’ha vissuta dall’interno, dai campi di sterminio, da Auschwitz. Ma forse quel termine può essere allargato a chi quella tempesta l’ha vista passare sulla propria pelle come i soldati italiani sul fronte russo, Pearl Harbour, Hiroshima e Nagasaki, anche da lì è passato il vento gelido della morte. Anche lì si dava adito a delle idee effimere di supremazia di una razza sulle altre, in un ipotetico sogno di gloria infinita che poi si è dimostrata fallace, lasciando negli occhi dei protagonisti solo il dolore della distruzione e il vuoto degli affetti. Il giorno della memoria forse non servirà solo a ricordare il più grande genocidio mondiale ma anche la contemplazione della vita sulla morte.

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