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Voto unanime del Consiglio comunale sul documento che descrive la crisi del prezzo del latte alla stalla. Auspicato il rinnovato dialogo con le aziende di trasformazione locale, finora assenti dal tavolo permanente comunale sulla zootecnia.

ass_Michele_LiuzziNOCI - Approda sui banchi del consiglio comunale la crisi che ha investito il settore lattiero-caseario delle aziende zootecniche della murgia dei trulli nell’ultimo periodo. “È un settore al collasso - sono le lapidarie parole espresse dall’Ass. alle Attività Produttive Michele Liuzzi nell’assise tenutasi lunedì presso il Palazzo di Città - le aziende zootecniche non riescono più a vendere il latte prodotto alle aziende trasformatrici andando ad incrementare quantitativi di refluo”. (Nella foto l'ass. alle A.P. Michele Liuzzi)

 

La fase di recessione di queste aziende si sarebbe creata a partire dal gennaio del 2008 quando gli allevatori protestarono presso le aziende di trasformazione per il prezzo del latte alla stalla. Dopo diversi picchetti ed incontri che interessarono il triangolo caseario Noci-Putignano-Gioia del Colle la questione giunse alla Regione Puglia dove le parti trovarono l’accordo per bloccare il prezzo la litro tra 0,44 e 0,46 Euro. Ma da allora le aziende furgoni_caseificiotrasformatrici sembrano aver via via abbandonato le aziende nostrane per votarsi ad aziende straniere importando il latte soprattutto dal nord e dal est Europa. “Tale scelta - ha spiegato dai banchi dell’assise il consigliere Socialista Tinelli - è dovuta ad un inferiore prezzo per l’approviggionamento della materia prima (il latte) che costa la metà di quello nostrano: 0,28-0,27 quello di qualità, 0,23 il resto”. La situazione si fa ancora più impervia quando viene fuori dal dibattito cittadino che il latte comprato dalle aziende trasformatrici viene pagato agli allevatori ben oltre i 90 giorni, il che farebbe arrivare con l’acqua alla gola i medesimi che devono vedersela abitualmente con le spese vive. “In più - fa notare Nisi alla seduta - non vi è alcuna elemento di concertazione con alcuna sigla che identifichi i trasformatori. Come si può tentare di risolvere il problema se manca la controparte?”. La questione posta da Nisi in seduta nasce dall'analisi di un documento posto all’attenzione dell’assise nel quale si fa riferimento ad un tavolo permanente di concertazione, che si sta tenendo tutt’ora presso il palazzo municipale, che vede protagoniste le sigle sindacali della categoria allevatoriale e l’amministrazione comunale; tavolo approntato per discutere dell’attuale congiuntura negativa ma dal quale non si rileva nessuna sigla imprenditoriale. L’amministrazione comunque ha redatto un documento, sottoscritto e approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale del 16 febbraio, con il quale si cerca di porre rimedio alla crisi di settore e che verrà sottoposto agli organismi sovra-comunali per manifestare le proeccupazioni del mondo politico. Alcuni dei punti principali sui quali si muove il documento sono: salvaguardia dell’habitat naturale delle razze bovine “bruna” e “frisona”; sollecitare la Regione Puglia ad una maggiore attenzione sulla filiera lattiero-casearia del territorio murgiano; indicare con un’apposita etichetta la provenienza e il latte utilizzato per produrre il prodotto latticino commercializzato al dettaglio; finanziamento agevolato per lo stoccaggio dei prodotti caseari. La questione è delicata e meriterebbe più attenzione da parte di tutte le forze amministrative e categoriali anche per i notevoli contraccolpi economici che in una crisi di tale settore potrebbero ricadere sul mercato edilizio e finianziario cittadino, oltre che sul già provato commercio. (Nella foto in alto alcuni mezzi di trasporto delle aziende trasformatrici nocesi, le grandi assenti dall'accordo)

 

 

 

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