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02 12michelerapanà1NOCI (Bari) – Pugno duro, da parte del candidato alla presidenza della Regione Puglia Michele Rapanà, contro l’approvazione del Consiglio dei Ministri - in esame preliminare - del decreto di modifica al codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Rapanà, espressione SGL, non ci sta in alcun modo, e definisce, l’introduzione delle disposizioni integrative al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, recante “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155”, "un disincentivo alla crescita delle piccole e medie imprese".

Il testo, che chiarisce il contenuto di alcune disposizioni e apporta modifiche dirette a coordinare la disciplina dei diversi istituti previsti dal Codice, interviene al fine di:
• chiarire la nozione di crisi, sostituendo all’espressione “difficoltà” quella di “squilibrio” e ridefinendo il cosiddetto “indice della crisi”, in modo da renderlo maggiormente descrittivo di una situazione di insolvenza reversibile piuttosto che di una situazione di predizione di insolvenza;
• riformulare le norme riferite alle situazioni in presenza delle quali è possibile presumere lo svolgimento, da parte di un’impresa, dell’attività di direzione e coordinamento;
• chiarire la nozione di gruppo di imprese, precisando che sono esclusi dalla definizione normativa oltre che lo Stato anche gli enti territoriali;
• ridefinire le “misure protettive” del patrimonio del debitore;
• rendere più stringenti le norme relative alla individuazione del componente degli “Organismi di composizione della crisi d’impresa” (OCRI) riconducibile al debitore in crisi.

“Stanno deprimendo l’economia Italiana”, commenta Rapanà all’indomani dell’approvazione. “Assistiamo ormai a frequenti azioni governative (perpetrate da un prolifero legislatore), che stanno disincentivando la crescita di piccole - medie imprese e professionisti. La sensazione tipica di SOFFOCAMENTO che vive la vittima di atti persecutori è ormai diffusa tra IMPRENDITORI, PROFESSIONISTI, in generale P.IVA.Tanti sono gli esempi che si possono riportare: la pressione fiscale e contributiva prima in Europa, l'assenza di equità nell'accesso al CAPITALE, uno STATO DI POLIZIA FISCALE. È del tutto evidente che la politica del populismo a 5s - assecondata dal PD - appare governata da una assoluta MANCANZA DI FIDUCIA nei confronti dei contribuenti. Si vuol generalizzare a tutti i costi: siamo tutti EVASORI per il sol fatto di possedere una P.IVA? (!)”.

“Dalla disamina sulla riforma che ha portato al nuovo CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA, nonché sul recente SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO DI RIFORMA (recante ulteriori PEGGIORATIVE disposizioni integrative e correttive)” continua, “emerge la prova di un'evidente intenzione di contrastare la crescita "senza se e senza ma". Un sistema teso a snaturare il principio della responsabilità limitata nelle società di capitali, con la previsione di ALLERT e CONTROLLORI della gestione patrimoniale. Quale sarà l'effetto? 1) Già assistiamo ad un FUGGI FUGGI di amministratori e componenti di C.D.A. 2) L'inevitabile MANCANZA DI INVESTIMENTI IN ITALIA. Analizzando in maniera settoriale la questione, per esempio viene RESA IMPERCORRIBILE LA STRADA PER LE SOCIETÀ TRA PROFESSIONOSTI A RESPONSABILITÀ LIMITATA. La situazione è preoccupante e continua a generare quel SENSO DI SOTTOMISSIONE - SOGGEZIONE a volte DEPRESSIONE, dal quale occorre liberarci.
L'auspicio è che quanto prima CADA questo GOVERNO INCAPACE e gli italiani possano riappropriarsi della loro LIBERTA', dando seguito ai propri TALENTI IMPRENDITORIALI E PROFESSIONALI”.

 

 

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