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In: SALUTE

04 21sindromeintestinoirritabileNOCI (Bari) - Ritorna l'appuntamento di Noci24.it con la professionista della nutrizione, dottoressa biologa nutrizionista, Vincenza Intini, per aiutarci a vivere anche attraverso passaggi teorici e consigli pratici l'esperienza a tavola in maniera più serena. Parliamo oggi della Sindrome dell'intestino irritabile. 

Dolore e gonfiore addominale ricorrente per almeno tre giorni al mese possono compromettere la vita di ciascuno di noi soprattutto se ci sono altri sintomi come ad esempio bruciore gastrico, flatulenza e movimenti intestinali che causano dolore. Si tratta di una raccolta di sintomi che a livello diagnostico difficilmente vengono inquadrati in un'unica sindrome. Allora i pazienti con che presentano questi sintomi cosa possono avere?

Attraverso l’intestino ci interfacciamo con il mondo esterno e per questo motivo contiene la maggior parte delle cellule del sistema immunitario, secerne litri di liquidi durante la giornata e presenta un ricambio continuo delle cellule sulla superficie epiteliale. Il professionista della salute, che sia medico o nutrizionista deve conoscere bene la storia del paziente non solo per quanto riguarda le patologie o gli eventi della vita ma anche i farmaci assunti, gli accertamenti diagnostici che sono stati effettuati nel tempo, la storia famigliare e l’ambiente lavorativo in cui è inserito. Occorre sottolineare anche l’importanza della flora batterica residente nell’intestino chiamata anche microbiota che può influire sull’infiammazione, peggiorandone i sintomi e influenzando la risposta immunitaria.
Si può fare qualcosa nella pratica per avere un intestino sano? Il punto di partenza è una dieta che rispetti quattro principi fondamentali:
• regolare il transito;
• ripristinare la normale permeabilità intestinale;
• ricostruire il microbiota;
• modulare l’infiammazione locale e sistemica;
Quanto appena detto si traduce anche nella masticazione più lenta, fondamentale per ridurre le dimensioni del cibo in modo che gli enzimi digestivi agiscano meglio e permettano ad esempio, a seconda dei casi, favorire la digestione anche di frutta e verdura così poco amate dai pazienti con intestino irritabile.
Concludo dicendo che il presupposto fondamentale è personalizzare l’intervento nutrizionale in base alla severità dei sintomi, alla prevalenza degli stessi (stipsi, diarrea, meteorismo o crampi ecc) e al grado di cronicizzazione della sindrome del colon irritabile.