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blog tommaso turi



Mario Gabriele (1952) e Giovanni Laera (1980) sono gli autori dell’eccellente lavoro avente per oggetto il Dizionario etimologico del dialetto nocese (Edizioni Cooperative Meridies, Noci 2014): quest’opera, oltre alla presentazione del Sindaco di Noci e del Presidente del Gruppo di Azione Locale “Terra dei Trulli e di Barsento”, non ha alcun degrado scientifico e tecnico, salvo che nelle “note”, dove, per esempio, non si usa più indicare le pagine con l’abbreviazione p. o pp: ormai, s’inserisce soltanto il numero finale che coincide con la pagina o con le pagine.

Gli “appunti” geo-strutturali di Laera (cf pp.11-35) e “terminali” di Gabriele (cf pp.319-344) conferiscono al “corpo del dizionario” (cf pp.37-316) un’ulteriore peculiarità positiva, che completa, integra e amplia il patrimonio storico del dialetto di Noci (cf pp.32-33): patrimonio che, dal punto di vista degli elementi fondazionali, va, comunque, aggiornato con altri lavori pubblicati, pur non avendo la stessa caratura linguistica del nostro dizionario (cf le opere che si trovano nella Biblioteca comunale “Mons.A.Amatulli” di Noci).

Dal punto di vista dell’orizzonte culturale e dei fermenti innovativi della linguistica connessa alle neuroscienze, il Dizionario presenta due limiti oggettivi, facilmente superabili: il primo limite riguarda l’”aspetto comparativistico” col dialetto dei Comuni limitrofi e con le aree linguistiche prevalenti poiché la comparazione non solo fa emergere l’originalità assoluta di alcuni termini ma anche l’originalità relativa della materia, che va oltre l’eccentricità localistica, che è, a sua volta, il risvolto negativo dell’incapacità di sfidare la complessità del mondo in via di globalizzazione. Il localismo appartiene al passato e non al futuro. Il secondo limite oggettivo del Dizionario attiene alla mancanza delle nuove parole dialettali di Noci, che sono presenti, nella quasi totalità, nell’ambiente giovanile e scolastico, anche universitario. La contaminazione tra i dialetti ha fondato un nuovo dialetto di Noci: un’ analisi sul campo dell’interdipendenza tra i dialetti intergenerazionali è sufficiente ad accertate questo segmento neo-logico e noologico.

A monte di questi limiti, c’è, soprattutto, la distanza culturale che sussiste tra la memoria e la profezia: la memoria, riferita al passato, si compiace della tradizione e della “compagnia del presente” mentre la profezia, riferita al futuro, sfida la “compagnia dell’utopia possibile”. La precomprensione storiografica del dialetto di Noci guarda alla nostalgia del passato, rendendolo un museo sacro mentre la precomprensione storiografica del “nuovo dialetto” di Noci guarda alla nostalgia del futuro. La storia non si ripete mai: quando si dice che chi non conosce il passato sarà costretto a riviverlo si dice una chiacchiera logica ed epistemologica poiché il presente è il futuro che non c’è più e basta.

Al netto di queste questioni “metadialettologiche”, il Dizionario di Gabriele e Laera (attenzione alla non omogeneità tra l’autore in copertina e i due autori del frontespizio che è la fonte della citazione di ogni libro) è un lavoro esemplare, dignitoso e ponderoso che va divulgato alla luce, però, delle nuove acquisizioni neuroscientifiche e neurotiche: queste nuove acquisizioni ci dicono che la stessa parola, vista e letta dalla stessa persona, non sempre viene vista e letta allo stesso modo perché l’elettricità che connette le parti del cervello umano non sempre ha la stessa frequenza e la stessa velocità.-

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