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blog tommaso turi

 

Lo storico locale Pasquale Gentile ha recentemente pubblicato un altro suo nuovo e significativo lavoro, intitolato Il museo nella strada (2015): lavoro che aggiorna, approfondisce e dilata quello relativo all’analoga edizione del 2001. Le collaudate perizie documentaristiche e iconografiche  permettono al nostro autore di muoversi, don dovizia di particolari e agevolmente, nel percorso della  passeggiata all’interno del  Centro Antico di Noci, lungo l’itinerario della processione del Corpus Domini del 1600.

Al netto dell’opaca committenza editoriale e dell’inutile targa n.0 (non leggibile ad occhio nudo), c’è da dire che le altre 40 targhe descrivono molto bene l’origine e lo sviluppo della “città dei tre campanili” sia nelle sue pieghe private sia nelle sue piaghe pubbliche. Certo, il fluire storiografico di Gentile è generoso e puntuale ma resta di stampo giornalistico e a metà strada tra la storia e l’interpretazione della storia: per passare dal primo al secondo versante bisognerebbe studiare gli altri libri scritti su Noci da Pasquale Gentile che, tuttavia, sembra ancora imprigionato da un orizzonte esistenziale inibito alla vita popolare o, come si dice dal punto di vista tecnico-scientifico, al vissuto territoriale di Noci, non sganciato dal vissuto più largo e a centri concentrici. Quest’operazione, da una parte, essenzializza i quadranti storici e, dall’altra, mette a fuoco gli snodi epistemologici della storia poiché la vera storia di una comunità locale non può non coincidere che con la vita personale e familiare di tutti gli attori dell’esistenza umana, territorializzata e istituzionalizzata,  presa in esame.

Le accentuate inflessioni agiografiche, ecclesiastiche e delle “famiglie potenti” appartengono alla storia del passato, che, ormai, vale poco poiché non profetizza le utopie possibili del futuro: ebbene, questa scelta di campo (riferito al passato) non è una scelta sbagliata ma è soltanto una scelta datata, nel senso che è il prolungamento della storiologia scolastica e/o tradizionale. Chi non accetta più il fatto che la storia è la risposta al perché del passato, guarda, ormai, alle proposte del “futuro possibile” e della “speranza affidabile”. I nuovi nuclei tematici della storia sono riferiti alle stratificazioni del lavoro produttivo, alle crisi intercomunali e interregionali, alle economie emergenti, alle politiche solidali, alle democrazie deliberative, alla cura della “casa comune”, al Mediterraneo, al federalismo, alla sussidiarietà verticale e orizzontale e così via.

Ciò non degrada l’ottimo e certosino lavoro di Gentile né l’elegante e colorata pubblicazione: dal punto di vista metodologico, l’apparato iconografico sembra essere a macchia di leopardo (anche dal punto di vista cromatico) e non sempre risulta omogeneo ai criteri oggettivi delle norme scientifiche della ricerca storico-locale. L’assetto critico della preziosa opera di Gentile è, comunque, quella che unisce “il sentimento per la storia locale” con “la passione civile ed etica”: il sentimento e la passione sono due emozioni forti che soltanto il duro lavoro e la ferrea volontà sono in gradi d’esplicitare nelle sue movenze spirituali ed interiori. In tal senso, tutta la comunità nocese dovrebbe ringraziare lo studioso, soprattutto per le innumerevoli – e a volte originalissime – ricerche che sta dedicando alla “collina mite”.

Altro doveroso discorso attiene, infine, al piano dell’arredo urbano: questo è assolutamente indecente poiché non è concepibile vedere, a pochi metri di distanza, le belle targhe colorate di Gentile e quelle dello stradario locale, che sembra fermo agli stilemi della prima e/o della seconda  guerra mondiale. Ancora una volta, dal punto di vista pubblico vige un pressappochismo di basso profilo etico ed estetico: come quello visto durante il periodo natalizio che, a fronte della grande tradizione cristiana e cattolica, sono state posizionate delle luminare di stile islamico-bizantino, che non avevano nulla a che vedere col dialogo interconfessionale e interreligioso dei nostri tempi, caratterizzati dai processi planetari dell’indifferenza morale e della globalizzazione finanziaria.

 

          

          

           

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