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blog tommaso turi

Lino Angiuli e Maria Rosaria Cesareo hanno curato, con intelletto d’amore (G.Lazzati, 1909-1986) e con carità intellettuale (A.Rosmini, 1797-1855), un’opera – nella Collana Poetica Internazionale - intitolata AAA Europa cercasi (La Vita Felice, Milano 2014). Il puntuale e argomentato lavoro di Angiuli e della Cesareo s’avvale di un’acuta introduzione di Emmanuele F.M. Emanuele (della Fondazione Roma-Arte Musei) e di una raffinata navigazione etica, nell’odiernità europea, di Daniela Marcheschi.

I due curatori offrono, a loro volta, uno “spaccato del vissuto esistenziale e morale” dell’Europa contemporanea: vissuto che viene analizzato e interpretato da diversi poeti, di diverse scuole psicologiche e istituzionali e di differenti qualità linguistiche ed estetiche. L’unità di fondo che racconta la parabola originaria ed evolutiva dell’idea d’Europa appare, nella trama fluente ed elegante dei curatori, molto vicina alle vibrazioni musicali della prosa, senza tempo, di Proust (1871-1922), presente soprattutto in Alla ricerca del tempo perduto. In effetti, l’Europa del nostro tempo non è alla ricerca della sua identità perduta ma è soprattutto aperta all’orizzonte della sua nuova cifra culturale, che attiene alla sua inedita identità plurale: i ventotto poeti che immaginano la Patria comune dell’attuale Comunità Europea (cf p.13), in realtà, non sono soltanto poeti, di professione, ma, in certo senso, sono anche profeti, non del futuro ma della verità. Ed è proprio al crocevia della relazione che sussiste tra la poesia e la verità che si colloca l’incipit dei curatori, legati non all’effimero del nuovismo e della nostalgia ma alla solidità del nuovo e dell’utopia possibile, dove la convergenza ideale e culturale dell’umanesimo europeo e delle sue declinazioni ontiche rappresenta la rotta della “convivialità delle differenze” (A.Bello, 1935-1993) e del “banchetto escatologico dei poveri” (cf Mt 25, 35-40).

Le bellezze degli alberi (cf pp.19-47) si stagliano nel mare planetario e nel firmamento celeste: si tratta di un’ermeneutica olistica dell’Europa che non abbandona né il Baltico né il Mediterraneo. Le danze dei fiori, gli intrecci dei tronchi, i profumi dei sogni estivi, i meli fioriti, gli autunni melanconici e le lune cristalline rimandano all’emozione dell’amore tra la natura e la cultura: ogni cultura viene dalla libertà politica e ogni libertà politica viene dalla liberazione da ogni condizionamento cosmico, strutturale e sovrastrutturale. Quest’Europa della libertà, anche di coscienza, è, ancora oggi, un’Europa che va liberata dai lacci delle sue burocrazie tecnocratiche e bancarie, economiche e finanziarie: in questo senso, per l’Europa del domani è necessaria un’ecologia umana e ambientale che padroneggi ogni inquinamento etico ed ogni opacità morale.

Le bellezze degli animali (cf pp.47-84) danno il ritmo sinfonico e il tempo estetico all’Europa del tempo perduto: la “casa comune” è popolata da tantissimi “amici dell’uomo”. Le farfalle impagliate, le Veneri quiete, i lupi alsaziani, le allodole melodiche, i cigni geometrici e i cervi astrali dicono l’attrazione dell’amore tra la terra e il cielo: ogni cielo esiste se esiste la terra perché l’Europa è la madre e la sposa dei “figli della luna” e dello Sposo. Un’Europa senza spiritualità coniugale è un’Europa a una dimensione, monotona e monotòna: il matrimonio europeo è l’eternizzazione di una grande area intergenerazionale ordinata e ordinamentata, secondo i canoni pacifici della giustizia e dell’eguaglianza, del bene personale e del bene comune. La simbologia della bellezza degli animali è l’icona trascendente della bellezza antropologica – femminile e maschile – che va oltre ogni bellezza immaginata e sognata.

Le bellezze degli amori (cf pp.85-113) conferiscono, infine, all’antologia in esame, il “proprium” dell’arte delle arti umane: l’amore metafisico e ontologico non esiste nella vita quotidiana e feriale delle persone e delle comunità. Esistono soltanto gli amori perché ogni amore è unico, irripetibile, inclonabile, sempre diverso dal precedente e dal seguente: gli amori reali ed esistenziali, come la poesia autentica, non hanno nazionalità, non hanno confini, non si accontentano del normale fluire del tempo. Gli occhi iridati, le labbra vellutate, i capelli angelici, i fianchi proporzionati, le carezze soavi, gli abbracci adesivi sfondano ogni fondamentalismo erotico e libertario, virile e libertino. L’amore è un dono che si dona: è un’irruzione della persona eccedente nel finito dell’altra persona: è un fiore che si lascia cogliere, anzi si lascia raccogliere per essere posato nel talamo dell’estasi. L’amore dell’Europa solidale è il sogno di ogni poeta che ama la bellezza e la ricchezza della vita comune; il poeta dona la sua verità intuita per moltiplicarla nella “carne viva” delle fragilità dell’Europa del nostro tempo. Questa verità, però, non è nuda: essa è adornata, profumata e gemmata: è un cammeo che va al di là del bene e del male. L’Europa del futuro è, in sostanza, un grande albero secolare con le radici piantate in Cielo: un Cielo che è un piccolo grande giardino verde, edenico, colmo di rose di ogni colore, come la pelle ossigenata di ogni uomo e di tutto l’uomo.- 

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