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07-26-francesca dalenaNOCI (Bari) – Imboccare una strada dritta e ritrovarsi improvvisamente dinanzi a un bivio: continuare verso una direzione precisa o adattarsi a un nuovo cambiamento. Francesca Dalena, oggi consulente commerciale per i marchi Vichy e Roger&Gallet, ha scelto di reinventare se stessa, non dimenticando il suo forte interesse per l'antropologia ma piuttosto rendendolo parte integrante della propria vita, consapevole che le principali gratificazioni nascono proprio dalla capacità di coordinare necessità e interessi personali. Lontana da Noci dal 1999 e dopo aver cambiato circa 20 case e tre province, considera superato il concetto di stabilità professionale, certa che ciò che conta è la volontà di mettersi sempre in discussione.

 

Nel 1999 lasci Noci per iniziare i tuoi studi universitari a Venezia. Quale ricordo conservi di questi anni e di questa esperienza?

Quando lasci "il paese" è tutto nuovo. All'inizio il primo pensiero è di lasciare alle spalle tutte quelle esperienze e quelle etichette che hanno fatto parte della tua adolescenza, ma non appena posi la valigia e ti guardi attorno capisci subito che in quel paese hai lasciato molto di più: una parte di te stessa, il profumo degli ulivi, il colore della terra, nonna e zie, a volte un po' invadenti ma sempre presenti. Appena arrivata a Venezia ho avuto la percezione di trovarmi in una città senza tempo. Nonostante lo studio e le attività che tengono impegnata la tua giornata, è come sentirsi sempre in vacanza. Diventava persino a volte difficile studiare a metà pomeriggio in quella che è a tutti gli effetti la patria dello spritz! Vivi tra turisti e quando prendi il via su e giù per i ponti inizi ad "odiare" tutta quella folla che ti fa arrivare tardi a lezione! Uno dei ricordi che conservo è legato alle lezioni seguite con tanto di stivali di gomma e piedi in ammollo, in edifici sott'acqua, accompagnati dal rumore delle gondolette che passavano all'altezza delle nostre finestre e dalle note di "O sole mio", cantate per i turisti. Venezia è una continua scoperta, un posto al quale è inevitabile sentirsi legati.

Nonostante la tua scelta di frequentare la facoltà di Antropologia, la tua prima occupazione si è svolta in un settore completamente diverso...

Ebbene si. Vedendo i miei colleghi di antropologia terminare gli studi e perdersi nella rete di contratti a termine tra un call center e un altro, ho subito capito che avrei dovuto impegnarmi e cercare presto una occupazione. Forse un po' per fortuna e un po' per bravura, sono riuscita a trovare come primo impiego un posto presso la Felletti e Spadazzi Spa, come consulente per la distribuzione farmaceutica. Cosa ne sapevo di GDO e farmaci? Assolutamente nulla. Infatti, durante il giorno visitavo clienti (farmacie) e nelle ore serali, invece, frequentavo continuamente corsi di formazione presso la sede. La mia giornata lavorativa iniziava alle nove di mattina e terminava a mezzanotte. Dopo due anni di formazione e un lungo percorso di inserimento nel settore, ho avuto una proposta di lavoro dalla "Alliance Healthcare". Insieme alla Comifar del gruppo Phoenix, sono state le prime multinazionali in questo settore per cui ho lavorato. Il primo è un gruppo inglese, il secondo tedesco. Il mio lavoro era tutto incentrato sui numeri, sulle statistiche e sulla consulenza finanziaria. Tutto questo però ben presto non mi ha più dato gli stimoli di cui avevo bisogno.

Cosa hai fatto subito dopo aver capito che il mondo della finanza non rappresentava per te uno stimolo professionale?

In realtà ancora oggi è uno stimolo: non smetti mai di "fare" finanza quando vendi. Tuttavia, i numeri, per quanto affascinanti, in una mente di formazione umanistica non bastano. Sentivo l'esigenza di nuovi stimoli, di più creatività. Volevo fare l'antropologa! Mi è stata fatta così una proposta di lavoro dal gruppo Pierre Fabre, che si occupa di cosmesi in ambito farmaceutico (Avène). Un salto nel buio per me, ma ho accettato senza esitazione: donne e cosmesi, un connubio troppo invitante! È stato un lavoro di passaggio, che mi ha portato a quella che è attualmente la mia occupazione.

Attualmente lavori per una grande azienda, quale è la L'Oreal Italia. Di cosa ti occupi nello specifico?

Infatti appena ne ho avuto la possibilità, e per possibilità si intende che in tutto questo percorso mi sono creata una rete di conoscenze che mi hanno permesso di passare sempre da un grande gruppo ad un altro aumentando il mio livello di carriera, ho iniziato a lavorare per la L'Oreal Italia, colosso indiscusso della cosmesi mondiale. Io nello specifico sono consulente commerciale per il marchio Vichy e Roger&Gallet per la provincia di Vicenza.

Prima di raggiungere la tua attuale posizione, hai dovuto adattarti a numerosi cambiamenti. Pensi oggidi aver raggiunto la tua stabilità?

Effettivamente durante tutto questo periodo ho cambiato almeno 20 case e 3 province. Ora vivo a Villa di Teolo, un borghetto a ridosso dei colli euganei, dove oltre alla chiesa c'è solo una parrocchia e un bar self service! Dopo lo stress del traffico e dei clienti, la domenica fuggo con un libro e due jack russel su per i sentieri.
Per quanto riguarda la stabilità professionale, penso che sia un concetto un po' superato per chi deve stare al passo con il mondo del lavoro. In più di dieci anni in questo settore ho imparato che c'è un unico modo per assicurarsi sempre un lavoro e delle gratificazioni: correre e adattarsi reinventandosi all'occorrenza, non smettendo mai di mettersi in discussione e di imparare.

In che modo il tuo interesse per l'antropologia si concilia con quello che è il ruolo che attualmente ricopri?

Tutto è Antropologia, la relazione duale dell'incontro è socialità, è l'io nell'altro. Mi piace pensare di avere la mente allenata a leggere le situazioni.

Ad oggi ti ritieni soddisfatta del percorso fatto e delle scelte intraprese o, se potessi, cambieresti qualcosa?

Il mio unico rammarico è non trovare il tempo per un altro percorso di studi, ma sono qui che lavoro per costruirmi la possibilità futura, anche quando avrò70 anni, di potermi iscrivere ancora una volta all'università. Per il resto, tra giornate lavorative affollate e serrate, cerco di godermi tutte le piccole cose, come la telefonata della "nonnina" che mi domanda "come è il tempo oggi? Hai mangiato?".

 

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