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01 11 PaoloGenoveseSpilloverNOCI (Bari) - Il primo appuntamento del 2021 con la rassegna letteraria “Spillover”, ancora in versione virtuale per via del perdurare dell’emergenza epidemiologica, ha avuto un ospite davvero di grosso calibro. Si è trattato infatti del regista, sceneggiatore e scrittore Paolo Genovese, che oltre ad essere una delle punte di diamante del cinema italiano, ne è anche ambasciatore all’estero. Tra i titoli di cui si compone la sua ricca filmografia, citiamo “La Banda dei Babbi Natale”, “Immaturi”, “Tutta colpa di Freud” e “Perfetti sconosciuti”. Con lui non si poteva che parlare pertanto anche di cinema, ma l’argomento principale della diretta streaming è stato il suo romanzo “Supereroi”.

Assieme alla brava Monica Bruno e ai due rappresentanti delle associazioni che hanno fortemente voluto questa rassegna Gabriele Zanini (per “Vivere d’arte eventi”) e Tommaso Putignano (per “Pugliè) sono state analizzate le tematiche importanti di un romanzo all’apparenza leggero, dietro cui si cela però una struttura molto forte. I protagonisti sono Anna e Marco (sì, proprio come in un celebre brano del grande Lucio Dalla) che intrecciano la loro relazione verso i 25 anni. Marco è un insegnante di fisica, quindi ha una mente più scientifica e pragmatica, mentre Anna è più creativa e passionale. L’andamento altalenante della loro storia è “filtrato” attraverso la “telecamera grandangolare” che è il tempo (ritroveremo infatti i protagonisti dopo vent’anni). Il tempo diventa quindi, oltre che il terzo protagonista del romanzo, anche un grande antagonista della nostra coppia di “Supereroi”. 

Non si tratta di una scelta legata a pure esigenze narrative, ma motivata da un semplice dato di fatto: il tempo condiziona inevitabilmente le dinamiche di coppia. Il potere dei nostri “Supereroi” sta quindi nel fare in modo che il tempo, più che esercitare un’azione corrosiva, funga da corroborante e da collante”- ha argomentato Genovese. Ma lo scorrere inesorabile di un tempo di cui i due protagonisti hanno una concezione molto diversa, non è l’unico “nemico”che essi incontreranno. A fungere da nemesi è anche il silenzio, il silenzio in tutte le sue declinazioni. Esiste infatti il silenzio complice; il silenzio abitudinario, quello di routine, e infine, quello più pericoloso: il silenzio dei desideri celati. A differenza degli altri, che possono essere definiti “fisiologici”, è quest’ultimo tipo di silenzio che può minare molto più seriamente la coppia.
L’antidoto è alimentare la comunicazione con interessi comuni e con la voglia di condivisione. Finchè c’è ancora voglia di condividere, il tempo non esercita un potere distruttivo sulla coppia”- ha affermato l’autore.
Altra tematica predominante, all’interno del romanzo è la paura della felicità. In special modo della felicità di coppia, quella che non dipende esclusivamente da noi, a differenza magari di quella professionale, ma è il risultato dell’equilibrio tra due felicità. Ma quale tra i due nemici, tempo e silenzio, nuoce maggiormente alla coppia? Secondo Genovese “Il silenzio è sempre il risultato del logorio del tempo. Se si crea un silenzio non fisiologico e patologico, è perché lo scorrere del tempo ha fatto sì che ci si dicesse tutto, spegnendo la voglia di condividere ancora”. Il discorso è caduto inevitabilmente sul cinema, e ancora una volta, si è prospettato un termine di paragone importante: è più difficile scrivere un romanzo o realizzare un film? Anche in questo caso, la risposta di Paolo Genovese è stata chiarissima: “Sicuramente scrivere, per il semplice motivo che girando un film hai tutta una serie di supporti: l’espressività degli attori, le inquadratura, i rumori, le musiche di sottofondo. Quando scrivi invece, hai come uniche armi le parole. Con quelle devi far sentire quei profumi, quei suoni; devi far vedere quei colori e immaginare quelle espressioni. Insomma, devi far arrivare le stesse emozioni!”. Ma come vede Paolo Genovese il futuro del cinema italiano (che non è morto ma non se la passa certamente benissimo) e quali sarebbero gli errori da evitare per continuare a tenerne alto il nome?
Il noto regista ha risposto con convinzione: “Trovare argomenti nuovi e forti. Conquistare seriamente il pubblico. Dovremo impegnarci a fare film così belli, da indurre lo spettatore (non appena ovviamente sarà possibile) a tornare in sala, dove, a differenza di quanto avviene sulle piattaforme streaming, non ci sono distrazioni. Ci si disconnette da tutto il resto e si decide di prendersi due ore per sé”.

Invitato a lasciare un pensiero, un’osservazione sul 2021 appena cominciato, Paolo Genovese ha commentato: “Credo che la parola chiave debba essere generosità: quest’anno dovremo essere tutti un po’ supereroi, capaci di fare qualcosa per l’altro. Il 2020 dovrebbe averci insegnato anche questo!" Il prossimo appuntamento con “Spillover”, che oltre alla contagiosità indica anche la generazione di nuove idee, è previsto per il prossimo 17 gennaio, sempre in diretta sulla pagina social di “Vivere d’arte eventi”. Sarà ospite Lorenzo Marone, che parlerà del suo libro “La donna degli alberi”.

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