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06 12 rosy la mouche 1NOCI – Sarà rilasciato il prossimo 14 giugno “Quaranta giorni”, il nuovo lavoro discografico della rock band Rosy La Mouche. Nata nel 1997, la band nocese conta più di vent’anni di attività e cinque lavori in studio discografico, l’ultimo dei quali scritto e maturato durante il periodo di silenzio e profonda introspezione indotto dalla pandemia da Covid-19.

Il progetto Rosy La Mouche nasce nel 1997 a Noci dall’unione delle visioni e delle esperienze musicali di Francesco Zaccaria (batterista del gruppo) e Adriano Laera (chitarra e voce). Negli ultimi 24 anni numerosi musicisti hanno fatto parte della formazione che ad oggi vede, oltre ai due fondatori, Mirko Vicenti alla chitarra elettrica e Pietro Parchitelli al basso. Sono cinque i lavori in studio autoprodotti dalla rockband nocese: “Alter Ego” (2006), “L’Interruttore” (2010), “Libero Dentro” (2014), “Cattivi Pensieri” (2016) e infine “Quaranta Giorni”, prodotto dall’etichetta discografica Vinyl Sound di Niki Intini, che sarà rilasciato il prossimo 14 giugno su tutti gli store digitali. 06 12 rosy la mouche quaranta giorni copertinaLa copertina dell’EP, composto da 6 tracce, è stata realizzata dal grafico Gianpiero D’Onghia.

Una storia consolidata, quindi, quella della rock band nocese: la consapevolezza e l’identità musicale risultano a fuoco sin dalla prima traccia dell’EP, Un bicchiere di Te”. Il mondo dei Rosy La Mouche, tra chitarre distorte e chiare influenze dell’rock italiano anni ’90, è un mondo adulto nella piena coscienza del tempo trascorso: tutte le tracce sono scritte dal punto di vista di chi si guarda indietro, tra il riflettere sulle scelte passate e la consapevolezza dell’immutabilità delle stesse. Un sentimento di impotenza rispetto alle decisioni (compiute e da compiere) caratterizza la prima canzone e tutti i brani dell’EP.

La tracklist alterna sonorità più dure al rock più classico: è il caso di “Una Tregua”, traccia introspettiva sulla confusione e sulla complessità dei pensieri che riempiono e scuotono la nostra mente. A questa segue “Il Tempo”, che ancora una volta ritorna sul tema del guardare al passato partendo dal presupposto di un tempo che scorre ininterrottamente, causando mutazioni irreversibili e, talvolta, snaturanti. Tra la confusione della mente e quella del tempo, dunque, "segni sull'asfalto dirigono uomini incerti e donne in bilico, convinti che siano davvero loro a scegliere": le verità non dette per convenienza e l’accontentarsi per necessità si fanno strada in “Più veloce della luce”, quarto brano dell’EP.

La quinta traccia, “Buco Nero”, è la più forte dell’EP. Nel guardare al passato la memoria si perde mentre cerca di difendere la propria identità e la propria unicità, salvandola da chi si vanta di essere conforme e si mette “al riparo delle buone azioni solo per potere dire al mondo d’essere i migliori”. “Quaranta Giorni” si chiude con il brano “Gli Anni Migliori”: lo sguardo rivolto al passato delle tracce precedenti inizia a voltarsi nella direzione opposta, nella consapevolezza che la strada percorsa – per quanto sofferta – sia formativa ma non determinante e nella certezza che “non hai niente da temere sai, se non hai niente da nascondere […] gli anni migliori non sono arrivati mai”.

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