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In: Storia locale

03 20contagianociPagine di Storia - Corona virus. Più si diffonde il contagio, più aumenta la paura, più si cerca una protezione. Quella divina, soprattutto. A quale Santo rivolgersi?

Ogni paese ha il suo. Il popolo di Noci, all’inizio del ‘500, per paura della peste, che imperversa altrove, chiede protezione a San Rocco. Nel 1530, l'Università, in onore di san Sebastiano erige, appena fuori le mura, una cappella dove gli appestati appendono i ‘voti’ una volta salvi. Nel 1657, per l’imminente peste, il popolo invoca la protezione di san Michele arcangelo, incastonando sull’architrave di Porta Barsento una sua statua di pietra. 

Per ogni malattia c’è un Santo. Santo Stefano, per qualche tempo patrono Terra delle Noci, toglie il male della gangola, una specie di cervicale. Nella chiesa dei Frati cappuccini si venerano san Liborio che allevia il male dei calcoli, sant’Anna che protegge le donne incinte e san Felice che, alternandosi con san Vincenzo, dona la grazia della pioggia. Per preservare le campagne dai bruchi si invoca San Vito con processione e messe cantate. A carico del pubblico bilancio le spese per le processioni delle Rogazioni, per le Missioni e per le cannate d'oglio per le lampade al SS. Sacramento e al SS. Crocifisso.

La divina protezione la si invoca anche per i bisogni del paese. L'Università fa cantare una messa allo Spirito Santo prima del sorteggio per l'elezione dei soldati del battaglione al servizio del Re. Si celebrano sette messe per i sette stati dell'Anime del Purgatorio per alcuni bisogni della città, con lo sparo di tante botte e devotamente cantando li quindici responsori e consumando una libbra di cera per volta. Usuale è la celebrazione di una messa di benedizione per il paese. Nel 1611, il sindaco Giangirolamo Scio non sa come sconfiggere una pesante carestia. Forse una qualche colpa determina le molte censure fulminate in questa terra. Per non aspettare maggiori castighi pensa bene d’impetrare un’assoluzione generale dal Vescovo, il quale, venuto in Santa Visita, adimpletis adimplendis, assolve tutto il popolo, e li fa un sermone.
Noci, 10 agosto 1691. Muore Rosa D’Onghia per esitura dell’utero. Si crede che sia peste che dilaga altrove, a Conversano soprattutto. Fugge l’arciprete Gerardoronzo Cassano (da una cui masseria proviene la povera donna). Finisce in carcere il sindaco Diego Cassano per aver rilasciato al cugino Arciprete, senza avere la competenza, la bolletta della salute.
E perché il solo sospetto in materia tanto grave… deve bastare per applicare tutte le cautele necessarie e possibili a beneficio della pubblica salute di questa provincia e Regno, il marchese Della Rocca D. Marco Garofalo, in nome di re Carlo, con formali bandi, toglie alli Deputati la facoltà di far bollette della salute, fa pubblicare ordine penale della vita a tutti quei cittadini di qualsivoglia stato, grado e condizione siano che non ardiscano uscire dal loro territorio… che nessuno, sotto pena della vita s’introduca nel territorio delle Noci e che i Cittadini della medesima non siano ammessi in luogo habbitato, ma immediatamente debbano scoppettiarli, che l’altre Città sane di questa provincia non possono haver commercio colla suddetta delle Noci.
Sono provvedimenti che anticipano decreti ed ordinanze di questi giorni. E, per la salute del Regno, riconoscendoci sempre più bisognosi della Divina assistenza, sopra un negozio così pericoloso (come è il flagello della peste) effetto d’ira Divina giustamente sdegnata, per i nostri peccati…caldamente vi esortiamo a voler procurare ogn’uno per sua parte d’humiliarsi con la Santa Divina Maestà per mezzo della Confessione, e Communione, per poi impetrare con l’intercessione della Beatissima Vergine Concetta senza peccato originale, la pienezza della Divina Misericordia, per liberarci dall’accennato flagello della peste … secondo suggerirà la divotione di ciascheduno.
La storia non cambia. Si ripete.

 

 

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