Sulla strana lettera agli industriali emiliani

liuzzi-piero-sindaco-04NOCI (Bari) - Dal 5 giugno è possibile leggere sul sito comunale il contenuto di una lettera inviata agli industriali delle province emiliane colpite dal sisma da parte del sindaco Liuzzi (in foto), in data 1 giugno 2012. Una lettera che avrebbe avuto l'intento di far conoscere ai presidenti delle Associazioni o Unioni degli industriali di Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna e Ferrara,  la disponibilità a collaborare col sistema produttivo danneggiato mediante l'offerta di spazi, volumi e servizi presso le zone, artigianale ed industriale, di Noci. Peccato, però, che l'intento risulti in realtà strano e inopportuno.

Strano perchè la proposta che il sindaco rivolge alle associazioni degli industriali emiliani non è certo una proposta di concretezza e realismo. La zona industriale nocese, che solo in questi giorni sta vedendo, dopo oltre trent'anni, il suo completamento in merito alla sistemazione di incroci, rotatorie, pavimentazioni, alberature ecc. non è certamente una zona industriale che possa offrire volumi e spazi adeguati a quel bacino potenziale delle province emiliane colpite dal sisma che da solo contribuisce in maniera determinante al PIL italiano. Sembra facilissmo immaginare che se anche qualche azienda emiliana decidesse di valutare la proposta di delocalizzazione prospettata dal sindaco ci troveremmo nella condizione spiacevole di dover riscontrare l'assoluta mancanza di spazi per le imprese.  Su quali aree si dovrebbero insediare le aziende?  Il sindaco Liuzzi sa bene che la sua maggioranza ha più volte nel corso di questi 10 anni annunciato la volontà di ampliare le zone produttive nocesi di ben 50-60 ettari, ma tutto è rimasto lettera morta.  Ecco che appare strano invitare gli industriali emiliani ad insediarsi a Noci oggi, in una zona industriale non ampliata ed in cui gli stessi artigiani o imprenditori nocesi non trovano aree idonee per il loro ampliamento o insediamento. Certamente è encomiabile la volontà di invitare le aziende emiliane che decidessero di spostare la produzione a venire ad investire al sud, a Noci, peccato, però, non poter competere con spazi e servizi idonei alle imprese. 

Inopportuno è però l'intento di invitare gli industriali dell'Emilia ad abbandonare la loro terra per trasferirsi al sud. Non c'è telegiornale e quotidiano che non racconti in questi giorni la grande determinazione e la grande volontà d'animo di sindaci, assessori ed industriali emiliani nel voler ricostruire presto e sul loro territorio le proprie aziende, i propri capannoni, le proprie case. Determinazione peraltro condivisibile ed imprescindibile. Proporre agli industriali emiliani la delocalizzazione al sud, qui a Noci, dei  segmenti produttivi della fornitura e della subfornitura è senz'altro una operazione di marketing territoriale e produttivo, ma è una proposta inopportuna in relazione agli interlocutori: parte da Noci e si rivolge alle associazioni di cinque province emiliane. Un piccolo comune, con una piccolissima zona industriale che si rivolge a distretti produttivi d'eccellenza dell'Emilia. Meglio sarebbe stata una proposta nata da un insieme di comuni, ragionata in base alle reali possibilità di assorbimento di quelle pochissime realtà imprenditoriali disposte a delocalizzare alcune forniture o subforniture al sud. Fatta così questa proposta rischia di essere cestinata prima della fine della lettura del testo.

Un'ultima considerazione. Dispiace notare che si sia scelto di promuovere azioni di marketing territoriale e produttivo a ridosso di un evento funesto quale il terremoto in Emilia quando in realtà il nostro tessuto artigianale ed imprenditoriale sta chiedendo da anni all'amministrazione comunale, naturalmente prima che la crisi del 2008 ne limitasse le potenzialità, di ampliare le aree produttive per incentivare l'insediamento di imprese su Noci scongiurando l'inesorabile trasferimento di importanti realtà aziendali verso zone industriali limitrofe, Putignano, Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti, a causa della mancanza di spazi o per l'enorme costo delle aree a metro quadro. Sognare di dare un mano alle imprese locali e al paese di Noci, ai giovani in cerca di lavoro, attraverso questa proposta rivolta agli industriali emiliani è sicuramente legittimo. Ma la politica dei sogni non serve al paese, soprattutto se si sogna a scapito di territori martoriati dal sisma che non vedono l'ora di ritrovare dignità e lavoro tramite la ricostruzione delle loro case e fabbriche.  La sfida per lo sviluppo economico del nostro territorio non può basarsi sull'opportunismo. I nocesi per creare lavoro e ricchezza devono saper innovare, puntare su ricerca e sviluppo di servizi e prodotti non certo  devono sperare nella delocalizzazione temporanea di alcune forniture o subforniture. Uno sviluppo di questo tipo sarebbe estemporaneo, non legato alle specificità economiche del territorio e con limitate ricadute sull'occupazione. Per questi motivi non nascondo le mie perplessità su questa lettera perciò consiglierei al sindaco Liuzzi, se non l'avesse già fatto, di scrivere magari un'altra lettera, questa volta rivolta agli amministratori locali di tutti i comuni colpiti dal sisma e di far sentire la vicinanza dei nocesi e la nostra totale solidarietà. E poi magari un'altra ai sindaci del nostro territorio o del GAL o del PIT per discutere insieme le strategie di collaborazione da offrire agli industriali emiliani.  Così impareremmo a chiederci non a livello di singolo comune ma di area vasta: come possiamo attirare gli investimenti qui da noi? Cosa dobbiamo migliorare? Come fare gioco di squadra per portare investitori sui nostri territori? E in tempi di crisi economica un'analisi del genere non farebbe certamente male.

 

 


 

 

Il comunicato sul sito del Comune di Noci

Data di pubblicazione: 05/06/2012

Con una lunga nota, datata 1/6/2012, a poche ore dalle disastrose scosse del secondo terremoto nel Centro-nord, il sindaco dott. Piero Liuzzi, a nome dell'Amministrazione comunale, ha fatto conoscere ai presidenti delle Associazioni o Unioni degli industriali di Reggio Emilia, Parma, Modena, Bologna e Ferrara - tutte aderenti alla Confederazione dell'Industria (Confindustria) - la disponibilità a collaborare col sistema produttivo/industriale danneggiato mediante l'offerta di spazi, volumi e servizi presso le zone artigianale ed industriale di Noci. Questo, di seguito il testo della missiva.

La lettera inviata dal Sindaco alle province emiliane colpite dal sisma.

I disastrosi eventi tellurici che hanno colpito le province emiliane nello scorso maggio hanno determinato lutti e crolli immani. La furia delle scosse ha travolto persone e cose. Tutta l'Italia assiste incredula, ma partecipe, agli esiti della grave calamità naturale: sorpresa, in primis, dalla straordinaria capacità di reazione morale mostrata dagli abitanti, dalle famiglie, dalla tenacia dei lavoratori, degli imprenditori. Tutti quindi guardiamo con speranza nella ripresa delle attività produttive in quei Distretti industriali, notoriamente all'avanguardia nei processi tecnologici. Di tanto, è importante precisare, anche noi meridionali siamo orgogliosi, consapevoli che se una parte del Paese crea e produce ricchezza, l'intero Sistema Paese se ne avvantaggia. Tutti siamo fiduciosi, pertanto, nella volontà di ricostruire le case, gli edifici storici, le fabbriche, le relazioni e gli affetti nelle cittadine martoriate dal terremoto.

Alla stregua di queste considerazioni, e nella certezza di incontrare l'interesse dei nostri interlocutori a cui - tramite la Vostre persone ed il Vostro propulsivo ruolo - questa lettera è indirizzata, sento di dover adempiere al dovere di rappresentante della Comunità nocese nell'invitare a prendere in considerazione l'offerta di spazi, volumi, logistica e servizi che potrebbe rivelarsi utile, specie in questo momento, all'articolato Sistema imprenditoriale delle Province di Modena, Reggio, Bologna, Parma, Ferrara duramente schiacciato dal sisma. Attualmente, infatti, le difficoltà produttive delle industrie modenesi, reggiane, parmensi, ferraresi, bolognesi potrebbero essere alleviate dallo spostamento in Noci di quelle attività che, urgentemente, devono essere attivate per rifornire le altre industrie e l'erogazione di altri servizi in loco; penso ai segmenti produttivi della fornitura e della subfornitura. Tale delocalizzazione contribuirebbe in maniera sostanziale alla ripresa economica, alla ricostruzione, alla messa in sicurezza delle fabbriche e degli uffici nelle zone disastrate.

La nostra zona industriale, realizzata trent'anni fa, è stata oggetto negli ultimi tempi, da parte dell'Amministrazione comunale, di continue attenzioni allo scopo di dotarla di infrastrutture in grado di mettere gli imprenditori e le imprese nelle condizioni di operare al meglio. Ad esempio, sono in corso attualmente lavori per circa 1 milione e mezzo di euro finalizzati alla rigenerazione funzionale ed estetica delle zone produttive (Zona industriale e Zona artigianale): regimentazione delle acque piovane, marciapiedi, aiuole spartitraffico e rotatorie, pubblica illuminazione "a led", videosorveglianza, sistema wi-fi, segnaletica orizzontale e verticale, costruzione di bretelle di collegamento con le arterie periferiche in uscita dal centro abitato. Alcuni anni fa, inoltre, sempre per le cure dell'Amministrazione, si è provveduto a dotare le Zone artigianale ed industriale di reti fognarie, idriche, metanifere, elettriche e telefoniche. Per di più, l'Amministrazione comunale ha avviato, con significativa determinazione, l'iter amministrativo di ampliamento delle zone produttive allo scopo di rispondere positivamente a nuovi fabbisogni di insediamenti (il prossimo 20 giungo è convocata, a tale proposito, la Conferenza di Co-pianificazione a cui interverranno gli enti deputati ad esprimersi, come ad esempio, la Regione Puglia).

A cavallo delle Province di Bari e Taranto, equidistante dalle coste e dai porti sull'Adriatico e sullo Jonio, servita da reti ferroviarie ed a pochi chilometri dai caselli autostradali di Gioia del Colle e San Basilio (A 14), le Zone produttive di Noci sono già dotate di capannoni e palazzine per uffici.

Alcuni di questi opifici sono inattivi, probabilmente in attesa di riconversione del ciclo produttivo e potrebbero dunque essere utilizzati per impiantarvi le attività che il terremoto ha messo in ginocchio (detti processi di riconversione potrebbero costituire la risposta alla grave crisi economica in atto nel Paese, maggiormente avvertita al Sud, notoriamente debole nelle risposte al cambiamento).

Inoltre, favorevole allo scenario, che intravedo utile ai percorsi della ripresa, c'è la considerazione di due fattori non secondari alla facilitazione dei processi decisionali:

In particolare, sono i giovani - che la variegata offerta scolastica e formativa sul territorio ha efficacemente forgiato - a rappresentare un valore aggiunto alle decisioni che le Vostre Imprenditorie vorranno prendere per trasferire le attività produttive in questo lembo della Puglia particolarmente vocato all'industria, al fare e saper fare. Quei giovani, altrimenti, saranno ancora costretti a lasciare questa Terra, contribuendo ad accrescere lo sviluppo di altri territori e determinando, conseguentemente, impoverimento umano e professionale del Mezzogiorno.

Nel rappresentarVi, sigg. Presidenti, le opportunità dell'offerta, pregandoVi di comprendere l'enfasi della descrizione - dovuta esclusivamente alla volontà di contribuire a convincerVi della bontà della proposta - chiedo di contattare la scrivente Amministrazione, confermando infine la disponibilità ad investire della questione anche la sezione territoriale di Bari della Confederazione dell'Industria e/o i competenti Assessorati regionali pugliesi al fine di intrattenere un qualificato dialogo istituzionale e ricercare intese che prevedano la "messa in rete" degli intenti, delle volontà e delle capacità.

Vi saluto, confermando solidarietà e amicizia a tutti gli aderenti alle Associazioni degli industriali da Voi guidate.

dott. Piero Liuzzi

NOCI, 1 giugno 2012

Preg.mi  Presidenti
delle Associazioni degli industriali di:
Modena
Reggio Emilia
Ferrara
Parma
Bologna

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