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In: Lettere al giornale

08 06 liuzzi pietro sergio zavoliNOCI - Riceviamo e pubblichiamo questo breve ricordo del sen. Piero Liuzzi sul suo originale rapporto con Sergio ZAVOLI, parlamentare, giornalista, già presidente della Rai. 

Lo confesso: fu una furbata o una captatio benevolentiae l’inizio del fitto confronto quotidiano che per un lustro ho intrattenuto col senatore Zavoli. Agli inizi di maggio 2013 gli accadde di presiedere la prestigiosa Commissione cultura di Palazzo Madama quale membro anziano. Nel mio intervento da capogruppo gli riservai doverose parole di ammirazione per la saggezza del suo eloquio sulla funzione di quel consesso in una legislatura che si preannunciava travagliata. E feci ricorso alla memoria televisiva citandone i contenuti straordinari dei suoi giovanili “processi alla tappa” ed al maturo commento alla “Notte della Repubblica “. Alla chiusura dei lavori tutti lasciarono gli scranni mentre lui mi venne incontro poggiandosi ad un bastone. “Fatti abbracciare” mi disse con un largo sorriso romagnolo. Uomo di grande umiltà, di grande equilibrio, di sospeso giudizio sul prossimo. Per cinque anni abbiamo discusso a tutte le ore di qualità della politica, di schieramenti, di umanità varia nelle nuove componenti l’Aula. Storceva il naso verso i populisti e ne vedeva parecchi a destra come pure a sinistra. Ma soprattuto mi colpì immediatamente la sua curiosità per il Sud. Alla sua veneranda età aveva fame di meridionalismo. Nella materia ero il suo dialogante privilegiato. Immeritatamente, sostengo tuttora. Naturalmente, facevo scivolare la conversazione sulla Puglia e lui mi parlava di Giuseppe Giacovazzo con cui intrattenne un proficuo rapporto intellettuale, mi chiedeva di Noci e di quanto fosse lontana o vicina a Locorotondo; e quando gli dissi che possedevo alcuni trulli non cessò di assicurarmi che avrebbe voluto abitarli. Penso che in modo originale sia stato un protagonista del Mezzogiorno e della sua defatigante ricerca di riscatto.


Piero Liuzzi