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In: Nocesi nel mondo

03-08-nenè de tommasiNOCI (Bari) – A Maddalena De Tommasi è dedicata questa nuova intervista che, dopo quattro anni all'estero, ha deciso di dare un'opportunità al nostro Paese. Oggi, dopo anni da quella decisione, con un pizzico di rammarico, è pronta per ripartire, sebbene il suo vero desiderio sia quello di restare.

La sua intenzione, nell'accettare di raccontare la sua storia, è stata quella di "far capire una volta per tutte che chi va via (o la maggior parte), per quanto diversa e "cool" possa essere la vita nelle grandi città europee e non, desidererebbe tornare, lavorare a due passi da casa, camminare per strada tra facce amiche, metter su famiglia e crescere un figlio in una realtà piccola, controllata e sicura come quella in cui siamo cresciuti".

Subito dopo il diploma al Liceo Linguistico di Putignano, decidi di "scappare" nel 2008 ad Oxford. Da cosa nasce principalmente una così drastica decisione?

Mi sono innamorata di Oxford durante l'estate del quarto liceo, dopo aver trascorso un mese in una famiglia del posto. Ricordo come se fosse ieri Jane e George, i miei "genitori" Oxfordiani e le nostre lunghe cene fatte di gesti e sorrisi. Non ci siamo mai capiti. Il liceo linguistico mi aveva regalato un pessimo inglese dall'accento nocese ed è in quel momento che ho sentito la necessità di rimediare. Ecco perché ritorno ad Oxford nel 2008.

Hai trascorso 4 anni in UK, tra Londra e Oxford, specializzandoti in International Relations e lavorando in giro per il mondo. Durante questo periodo di lontananza, quale rapporto e quale interesse hai mantenuto nei confronti della realtà nocese?

A Noci c'è la famiglia, gli amici di vecchia data e... le mozzarelle buone. Eppure quando vai via a soli 18 anni, non senti la necessità di tornare. Senti di essere padrone del mondo e avverti la distanza da Noci: così piccola è lontana fa ormai parte del passato e l'idea di renderla di nuovo il tuo presente sembra distante anni luce. La nostalgia di casa nasce dopo un po', crescendo, quando ti rendi conto che non esiste nessun posto come Casa, che sei stanca di fare la "viveur" giusto per poter dire agli altri che prendi un aereo alla settimana e vivi in chissà quale posto all'ultimo grido sperduto nel mondo. La realtà è che dopo un po' senti l'esigenza di stare accanto ai tuoi genitori, di condividere le piccole cose con gli amici di sempre, perché sei stanca di Skype e dei scappa e fuggi del weekend, perché vorresti scegliere consapevolmente dove incardinare la tua esistenza e non essere costretta ad andare via perché a casa tua non sembra ci sia posto per te.

Durante il tuoi studi all'estero, hai lavorato in giro per il mondo (4 mesi in Egitto, 4 mesi in Grecia e 3 in Spagna), svolgendo innumerevoli professioni. Con il senno di poi, ritieni che questa tua esperienza sia stata utile per definire la tua strada?

Certo, e sono soddisfatta delle mie esperienze. C'è sempre stato timore e titubanza prima di ogni partenza. Poi ho imparato che basta mettere piede su quell'aereo che ti porterà lontano per un po', arrivare a destinazione, e tutto sembra più semplice.
Auguro a chiunque di poter fare un'esperienza all'estero, anche per un breve lasso di tempo, e di poter conoscere tante belle persone, proprio come è successo a me.

A novembre del 2011 decidi di "dare una chance" all'Italia e frequenti un master presso il Sole 24 Ore in Project Management. Cosa ti ha spinto dopo un periodo così lungo a tornare in Italia?

Sono tornata in Italia in vacanza e ho maturato la speranza di poterla considerare di nuovo la mia "casa".
Sono a Roma da ormai 3 anni e nonostante continui a lamentarmi della disorganizzazione di questa città, trovo sia impagabile svegliarsi con il sole, aver il mare a due passi, mangiare una bella pizza quando ne ho voglia e soprattutto vedere mamma e papà una volta al mese.

Dopo aver lavorato per un anno in un piccolo studio di Roma come consulente, proprio qualche giorno fa hai deciso di licenziarti e di accettare un'offerta di lavoro a Bruxelles. Avendo vissuto dunque entrambe le realtà, per quale ragione ancora una volta hai deciso di lasciare il nostro Paese?

Non è stata una scelta la mia.
Nell'ultimo anno ho collezionato tanti "non abbiamo posizioni aperte per le sue competenze" e "la posizione per la quale si è candidata prevede un rimborso spese di 100 euro". Non sono io a lasciare il mio Paese, è lui che ci sta mandando tutti via.

Nella tua presentazione hai scritto "quest'Italia non trattiene i propri figli". Pensi che noi giovani abbiamo ancora il potere di cambiare in qualche modo la situazione attuale o pensi che lasciare il Paese sia rimasta la nostra unica possibilità di realizzazione?

Credo che da soli si possa fare ben poco. Molto spesso, purtroppo, noi giovani siamo lasciati allo sbaraglio e sono proprio le continue porte in faccia che ogni giorno riceviamo a costringerci a lasciare la famiglia e ad abbandonare la speranza di una stabilità. Personalmente non credo a molti miei coetanei che ostentano a tutti i costi la loro estrema felicità e soddisfazione nell'aver lasciato il paese d'origine. Mi piacerebbe sapere quanti di loro a quest'ora sarebbero via se questa scelta non fosse stata indotta dall'impossibilità di trovare la giusta collocazione vicino casa.
Decidere di incardinare la propria esistenza a migliaia di chilometri dalla propria famiglia dovrebbe essere il frutto di una scelta consapevole e non il risultato di una necessità. Credo che solo in questo modo sia possibile apprezzare il vero significato di questa bellissima esperienza.

 

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