NOCI (Bari) - Ormai è consuetudine parlare di "affresco corale" per i film italiani che tratteggiano, in modo incrociato, più storie e personaggi. In "Genitori & figli:) agitare bene prima dell'uso" le vicende s'imperniano intorno a due famiglie: una dai bei tratti somatici, l'altra abbastanza bruttina. Ma l'intento del regista, Giovanni Veronesi (in foto), non è estetico bensì, più banalmente, "sociale". E' il risultato, sul piano plastico-visivo, ad essere involontariamente "estetico".Quanto è buffo, per esempio, Silvio Orlando nei tentati coiti con la fulgida Elena Sofia Ricci (dipendente e amante "sfigata" del suo titolare)! Come è buffo l'abbraccio della Littizzetto con il collega infermiere, il gigantesco Max Tortora (dirà il giovane Emanuele Propizio: "Non ho capito se è tua madre troppo bassa o se il suo amico è troppo alto"). Per cui, dopo la mirabolante "entrata", nel film, di Margherita Buy (la scena è tutta sua nella fase iniziale), ci rammarichiamo che la storia non s'imperni su di lei. E' "eccelsa" e straordinariamente vera in quel suo intreccio di sguardo preoccupato e di comportamento sobrio e controllato. E' la quintessenza del garbo con quel vestito celestino che la rivela imperiosa e asciutta. Per fortuna la Littizzetto è bravisima e gustosa come madre volitiva e come donna capace di dividersi, naufragato il matrimonio, tra lavoro, amante e famiglia (Orlando non le è da meno nella sua fissazione marinaresca).
Come si vede, abbiamo ancora una volta a che fare con una sinfonia di (bravi) attori a cui spetta il compito, finale, di assicurare divertimento e coinvolgimento, al di là di più o meno riuscite e autentiche ambizioni social-documentarie e al di là di una tessitura narrativa a incastro, non necessariamente originale. Ora un ultimo codicillo su un dettaglio. Per pochi secondi appare, con la bocca coperta da una mascherina, Sergio Rubini, seduto su una panchina del giardino dell'ospedale dove lavorano Tortora e Littizzetto e dove è ricoverata Piera Degli Esposti, madre di Orlando.
Che senso ha avuto inserire la "scenetta" in pugliese strettissimo di Rubini che al telefonino snocciola tutti i valori alterati delle sue analisi del sangue? E' necessario pagare ogni volta il pedaggio alla Puglia e al suo dialetto? E' vero che, per un attimo, anche Placido si lascia andare a un accentino pugliese, quando parla con la moglie: ma in questo caso tale dettaglio vale meglio a definire il proprio personaggio di uomo concreto legato alla terra, come quando dice al figlio che "andare a castagne" vale più che presentarsi al "Grande Fratello".






















