LETTERE AL GIORNALE - L’inclusione indica una scuola per tutti: al centro ci sono le diversità in ogni singola sfaccettatura. Ecco perché il fulcro, ora, diviene ogni problematica, nella sua unicità, legata all’apprendimento: quindi non c’è più la disabilità fisica/mentale al centro dell’attenzione, ma ogni ostacolo che possa far sentire un alunno svantaggiato, in difficoltà e a rischio.
La scuola non dovrebbe guardare più, quindi, al singolo studente, circoscritto in una diagnosi, in un Pei, in un Pdp, o in scartoffie burocratiche in generale, ma anche alla famiglia che lo circonda, al contesto in cui vive, ecc, al fine di poter offrire servizi di supporto su misura, ad personam, nel migliore dei modi.
L’inclusione, messa a disposizione di inteventi mirati, in favore delle istituzioni scolastiche, permetterebbe di agevolare l’acquisizione di competenze, di tutti gli alunni, nel pieno rispetto dei singoli stili di apprendimento e di stili cognitivi. Ogni alunno, dal canto suo, verrebbe messo nelle condizioni di riconoscere l’altro come diverso ma uguale al tempo stesso: questo permetterebbe la convivenza e sarebbe di sostegno al benessere psico-fisico collettivo, dove ognuno possa sentirsi LIBERO DI ESSERE SE STESSO!
L’ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute), il modello bio-psico-sociale che considera la disabilità come un risultato di fattori personali, ambientali e di salute e, in ambito educativo, permetterebbe, pertanto, a insegnanti e educatori, ma spero anche alla medicina, di considerare e delineare il funzionamento dell’alunno/persona in un’ottica integrata dei diversi aspetti dello sviluppo e dei diversi contesti ambientali, in una concezione di SALUTE E NON DI MALATTIA!
Il modello bio-psico-sociale dell'ICF è stato introdotto in Italia dal D.Lgs. n. 66/2017 e dalle successive modifiche del D.Lgs. n. 96/2019. Ma siamo sicuri che nelle istituzioni, soprattutto (non azzardo, per carità, a riferirmi al pensiero generale di quella che considero una società educante) si ragioni in tal senso? L’esperienza, professionale e personale, mi porta a credere di NO, però è bello constatare, a volte, che “nel bel mezzo del tunnel”, sia possibile vedere un barlume di luce. Ovviamene, oggi, pongo l’accento sulla Scuola (a 360 gradi). Questo perché, nonostante diverse peripezie, nonostante ancora tanti muri da dover abbattere (per pregiudizi, talvolta per ignoranza, o per mancanza di strumenti e formazione), ci si imbatte in coloro i quali fanno, del nostro (mio) credo, una loro bandiera; di coloro i quali si spendono quotidianamente per salvaguardare tali principi; in coloro i quali OGGI non smetteró, di ringraziare (ancora una volta). Mi riferisco all’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale Sociale di Putignano, coordinato, egregiamente, dalla dott.ssa Anita Giotta, (col supporto del suo braccio destro, la dott.ssa Roberta Mottola) che si occupa del servizio di assistenza specialistica nelle scuole, in collaborazione con le cooperative sociali che operano nel territorio. Putignano è il comune capofila, ma tale servizio viene garantito ed erogato, grazie alla professionalità della dottoressa e della sua équipe, anche nei paesi di: Alberobello, Locorotondo, Castellana Grotte e, ovviamente, Noci. L’ufficio di Piano lavora sempre a pieno ritmo, per assicurare tutti i servizi del piano di zona, per i beneficiari del territorio dell’Ambito.
Credo sia doveroso ringraziare questi professionisti che, con dedizione, professionalità e competenza, curano e offrono un attento e mirato servizio di assistenza specialistica (grazie all’ausilio e al supporto, preziosissimo, di educatori professionali). Sono molto vicina a questa realtá, sia dal punto di vista personale, ma anche dal punto di vista professionale; credo fermamente che non si possa essere inclusivi se non utilizziamo gli strumenti (TUTTI) idonei e necessari, all’ interno di una Rete sociale, mirata e oculata. Grazie all’eccellente professionalità della dottoressa Giotta, e del suo team, ogni anno, viene data voce alle esigenze degli alunni e delle rispettive famiglie (nonché caregiver coinvolti), in maniera tale che tutti possano soddisfare i propri bisogni e trovare la giusta collocazione, nel contesto scolastico ed extra-scolastico. Tutto questo, oggi, viene lodevolmente supportato dalla sensibilità (mai troppa sull’argomento) dell’assessore, con deleghe a coesione e inclusione sociale – politiche del lavoro – politiche giovanili, Dott. Gianluca Miano, sempre attento e vicino alla realtà sociale, socio-culturale ed educativa.
Oggi l’inclusione non deve restare una mera illusione: se si pone, pertanto, l’accento su tutte queste sfumature (non solo alla competenza ma anche, e soprattutto, ad una spiccata intelligenza emotiva, oltre ad una forma mentis aperta e lungimirante), riusciremmo a guardare l’alunno con la corretta sensibilità e attenzione che meriterebbe: dove non tutto è tangibile e riscontrabile da una diagnosi scritta (il più delle volte soltanto per rimandi a manuali e codici prestabiliti) ma, spesso, è solo dettato da buon senso, acutezza, empatia e una sana capacità di riuscire, semplicemente, a guardare OLTRE!
Sebbene, ahimè, come diceva il cappellaio matto ad Alice (in ‘’Alice nel paese delle meraviglie’’, nel celebre romanzo di Lewis Carroll)...
’’Chi sei veramente lo capisce solo chi va oltre. E OLTRE, NON E’ UN POSTO PER CHIUNQUE”.
Dott.ssa Marika Locorotondo




















