Decreto Cirinnà: siamo davanti alla crisi della “famiglia“?

02 08 pirelloneNOCI (Bari) - Il decreto di legge Cirinnà disciplina anche (e non solo) le unioni civili per le coppie omosessuali, riconoscendo diritti simili a quelli previsti per l’istituzione del matrimonio. Oltre a riconoscerne le unioni, il decreto estende alle coppie omossessuali la cosiddetta “stepchild adoption”: si tratta della possibilità riconosciuta alla coppia di adottare i figli biologici dei due partner.


Indubbie le polemiche scatenate dal decreto: lo scorso 30 gennaio a Roma al Circo Massimo si è svolto il “Family Day”, giornata organizzata dal comitato “Difendiamo i nostri figli” durante la quale si sono riuniti migliaia di cittadini, con la volontà di urlare la propria opposizione al decreto. Massimo Gandolfini, vero promotore della manifestazione, ha esposto chiaramente le sue idee appellandosi al premier Renzi non per modificare il decreto in alcuni suoi punti, ma per richiederne la definitiva eliminazione: “Quel ddl va bloccato!”, ha affermato. Una settimana prima, circa, i sostenitori del decreto, invece, scendevano in diverse piazze d'Italia dietro lo slogan di "Svegliati Italia", data la mancanza di una legge regolatrice sul tema che piazza il Bel Paese tra le ultime nazioni in Europa a difesa dei diritti civili.

A Milano ha fatto molto discutere la decisione del presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, di accendere sul Pirellone la scritta “Family day”; se da una parte gli oppositori al decreto hanno mostrato la loro approvazione alla scelta del governatore, dall’altra numerose sono state le coppie omosessuali che si sono riunite sotto il palazzo pubblicando sui social le loro foto sullo sfondo della scritta, mostrandosi in tutta spontaneità con quella che per loro è la propria famiglia.
La domanda è: chi ha veramente il diritto di decretare un concetto di famiglia che sia universale e uguale per tutti? Sempre più spesso in questi giorni ci si appella al concetto di “normalità”: un figlio deve essere cresciuto in un ambiente che sia per lui normale, che non lo porti a sentirsi diverso dagli altri. Eppure la gioia più grande di un figlio resta quella di crescere in una casa in cui amore, comprensione, sostegno e solidarietà siano il pane quotidiano.

A quello che si ritiene “diverso” dal proprio essere occorre guardare con comprensione e non con discriminazione. Don Peppino Cito, arciprete della Chiesa Madre di Noci, ha affermato: “Sulla questione delle unioni civili e della differenza con lo statuto di famiglia i cristiani non possono non far riferimento preciso alla ricchezza e alla bellezza della verità che sostengono e che hanno attinto alla Parola rivelata: la famiglia è formata da un uomo e una donna ed è aperta alla procreazione. Ed è quanto viene confermato dal magistero, compreso quello di papa Francesco, che non si discosta in nulla da quello precedente. Dopo i sinodi indetti da papa Francesco sulla famiglia, nulla è cambiato nella dottrina cattolica sulla identità della famiglia. Nel contempo i cristiani non possono non far riferimento alle proprie debolezze e a tutte quelle incoerenze con cui contraddicono le verità in cui credono. La comunità cristiana è formata da tutti questi soggetti: quelli che professano e vivono e quelli che professano e sbagliano. Ma i cristiani non possono ignorare che nella stessa società ci sono persone che hanno una visione della vita diversa e, a volte, persino opposta alla loro e che vivono questa diversità non tanto come contrasto con qualcuno, ma come valore e come diritto. I cristiani, dopo la lezione di papa Francesco nei due sinodi sulla famiglia, sono chiamati ad un atteggiamento di ascolto verso tutto quello che esiste nella mente e nel cuore di tanti cittadini che non fanno riferimento alla religione cattolica. Ascoltare per capire le ragioni di comportamenti a volte diametralmente opposti alle proprie convinzioni e alle proprie abitudini, come la scelta di formare un nucleo di relazioni stabili fra persone dello stesso sesso. Sapendo che ascoltare l’altro non è necessariamente condividere le opinioni dell’altro, tantomeno condannarle, quanto sforzarsi di capirle”.

Ascolto e comprensione sono valori fondamentali e misure che, al di là di qualsiasi legge, andrebbero attuate per salvaguardare il rispetto reciproco e l’amore per se stessi e per gli altri. “Da un punto di vista legislativo i cittadini cristiani lottano per affermare le proprie convinzioni anche con leggi che mentre riconoscono la propria visione della vita e della famiglia, difendano e tutelino i diritti riguardanti i singoli membri nelle relazioni intra ed extra familiari. Nel contempo i cristiani tentano di capire i motivi per cui alcuni altri ritengono diritti da difendere legalmente scelte che attengono certamente alla propria libertà, ma non necessariamente all’ordine del diritto. – ha affermato don Peppino - In uno stato laico e non confessionale l’atteggiamento di ascolto esercitato e suggerito da papa Francesco nell’ultimo sinodo di ottobre scorso sulla famiglia può aiutare a tessere relazioni in cui le famiglie che si dicono cristiane, si aprono e vengono incontro alle esigenze di tutti senza rinunziare alle proprie convinzioni, senza condannare quelle degli altri, ma lavorando a tessere strumenti di convivenza che non penalizzino nessuno e tutelino tutti in egual misura specialmente i soggetti a rischio di esclusione”.

02 08 famigliaIl dibattito è nel vivo ed i social network ne sono la prova: numerosi gli hashtag che negli ultimi giorni sono nati per dar voce al “fenomeno” che sta dividendo l’Italia tra oppositori e sostenitori del decreto, #familyday2016, #svegliatiitalia #scrivilosulpirellone. Numerose anche le iniziative con le quali tutti cercano di esprimere la propria opinione, interrogandosi soprattutto su cosa sia la famiglia.
La famiglia come protezione, come nido in cui ognuno ha la possibilità di sentirsi protetto, amato, compreso, apprezzato, stimato, ascoltato, sostenuto. Per quel che è.

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