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03 04 Ipoacusianelbambino 1NOCI (Bari) - Sabato 2 marzo, in occasione della giornata mondiale dell’udito, il CAM (Centro Acustico Meridionale Srl) con il patrocinio del Comune di Noci e dell’Uten (università della terza età di Noci) ha tenuto un convegno medico scientifico avente per tema la diagnosi e la cura dell’ipoacusia nel bambino. Teatro della serata è stato il Chiostro di San Domenico, dove il presidente dell’Uten Cesareo Putignano ha introdotto le tematiche della serata, eviscerate poi nel dettaglio dal Dott. Giovanni Longo (Dirigente medico della clinica otorinolaringoiatrica del Policlinico di Bari) e la Dott.ssa Annamaria Quarato (Audiometrista ed audioprotesista del CAM).

Quali sono le cause dell’ipoacusia? Attraverso quali segnali è possibile cogliere il campanello dall’arme che rivela una possibile patologia? Quali tecniche scientifiche ci vengono oggi in aiuto per la cura? Quanto è importante una tempestiva diagnosi? La risposta a queste ed altre domande è stata l’obiettivo prefissato dal convegno.

Come hanno ricordato sia il Dottor Longo che la Dottoressa Quarato, il nostro udito si attiva già prima della nascita, attorno alla ventesima settimana di gestazione. Il sentire influenza con il tempo anche il linguaggio e le capacità cognitive.

03 04 Ipoacusianelbambino 7“Se impariamo a parlare, è perché sentiamo”- ha detto il Dottor Longo- “Un bimbo impara a pronunciare le prime parole imitando la mamma che gliele ripete continuamente per stimolarlo. Per questo è fondamentale una diagnosi tempestiva, tanto che oggi lo screening uditivo neonatale è obbligatorio, e se il neonatologo non lo effettua, può essere passabile di denuncia di fronte al futuro aggravarsi di una patologia presente già alla nascita. Le moderne tecniche non sono affatto invasive: lo screening viene eseguito con l’uso di un macchinario che può essere applicato al neonato anche mentre dorme tranquillamente”. Per semplificare, questo macchinario registra le possibili anomalie nella capacità dell’orecchio di trasformare le vibrazioni in suoni.

Qualora emergessero anomalie già in questa prima fase diagnostica, si passerebbe ovviamente ad eseguire test più approfonditi, mirati ad esplorare nella sua totalità l’orecchio interno. Verrebbe così appurata l’entità del danno e si cercherebbe di capire come intervenire nella maniera più adeguata e tempestiva possibile. Un deficit uditivo infatti, comporta inevitabilmente anche un deficit cognitivo e relazionale.

L’ipoacusia neurosensoriale del bambino viene distinta in diversi tipi a seconda del momento in cui insorge: prima dell’inizio dell’articolazione delle parole, durante il processo di formazione del linguaggio e quando il processo è completato.
Non si può non tener conto del fatto che nei bambini molto piccoli, diagnosticare un problema uditivo è molto più difficile che negli adulti.
I bimbi infatti non sono in grado di descrivere dettagliatamente cosa e come sentono. Ecco che allora molto sta all’attenzione dei genitori e perché no, anche dei nonni. Un primo test semplicissimo, eseguibile in maniera naturale e istintiva, sarebbe ad esempio battere la mani a dieci centimetri dall’orecchio del neonato, per verificare se ne scaturisce una reazione. Un bimbo di età compresa tra i 3 e i 6 mesi, smette di muoversi o di piangere se lo si chiama o se in casa c’è un rumore non famigliare? Dai 9 ai 12 mesi, il piccolo si gira verso chi lo chiama o lo stimola con giocattoli sonori? Sono semplici quanto efficaci verifiche che andrebbero però sempre effettuate.

03 04 Ipoacusianelbambino 2 copyL’audiometrista ed audioprotesista Annamaria Quarato, ha specificato a quali segnali prestare attenzione nel bimbo già un po’ più grande.

“Devono allarmarci l’assenza di reazioni a rumori molto forti; il non accorgersi che qualcuno parla al di fuori dal loro campo visivo; l’aumentare senza motivo il volume di radio o tv e soprattutto la continua e quasi maniacale osservazione del labiale dell’interlocutore. Quest’ultimo punto è fondamentale, perché è ciò che spesso trae in inganno anche noi medici. Le persone con deficit uditivi infatti, sviluppano un’incredibile capacità di comprendere quello che la persona di fronte a loro sta dicendo proprio attraverso la lettura del labiale”.

Si è parlato poi della delicata operazione di protesizzazione e delle varie figure imprescindibili che entrano in ballo prima e dopo l’applicazione della protesi.
L’audioprotesista si occupa di personalizzare le protesi in base alle soggettive esigenze del paziente, mentre l’audiometrista effettua test accurati per verificarne l’efficienza. Dopo la protesizzazione, importante è la figura della logopedista, che lavora sull’apprendimento linguistico e sul reimparare pronunciare correttamente le parole. Fondamentale anche il neuropsichiatra, che aiuta ad intraprendere un processo di accettazione della propria condizione, che non deve essere vissuta come motivo di vergogna o inferiorità.

Le moderne protesi esterne sono molto semplici da utilizzare e disponibili in molti modelli. Sistemate nel condotto uditivo e appoggiate al padiglione auricolare, amplificano i suoni e li convogliano attraverso un tubicino a sua volta inserito nel condotto. Nei casi non più limitati all’ipoacusia ma caratterizzati da grave sordità, anche il modello più avanzato di protesi esterna può non essere sufficiente. Si rende allora necessario l’impianto cocleare. L’intervento fa sì che i suoni vengano trasmessi dall’altoparlante all’orecchio interno attraverso una chiocciola immessa nel condotto uditivo, oppure ad un ricevitore collocato nell’orecchio, per mezzo di un filo sottilissimo. Importante precisare che si tratta di un intervento chirurgico irreversibile, quindi la diagnosi di totale o gravissima sordità dev’essere certa: non sono ammessi margini di errore. 

La prevenzione, che gioca un ruolo importantissimo, può essere attuata con pochi ed ovvi accorgimenti: non ascoltare musica troppo alta con gli auricolari, non sottoporsi con frequenza metodica al “bombardamento di decibel” all’interno delle discoteche ed evitare l’accumularsi di cerume. Il noto pediatra Nocese Giuseppe Basile, è intervenuto invitando anch’egli all’utilizzo di queste moderne tecnologie: “Quando ho iniziato ad esercitare la mia professione, non erano neanche immaginabili tecniche tanto rivoluzionarie e visto che oggi ne disponiamo, sarebbe realmente sciocco non approfittarne!”

03 04 Ipoacusianelbambino 5A fine serata, il Dottor Longo, la dottoressa Quarato e il presidente dell’Uten Cesareo Putignano, sono stati insigniti di alcune targhe conferita dal CAM per il loro impegno nel campo della prevenzione fine al miglioramento della qualità della vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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