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04 28 IlcastigodiDio 1NOCI (Bari) - Ultimo appuntamento con l’iniziativa letteraria “In-Chiostro d’autore”, promossa dall’associazione “Pugliè” e volta ad ospitare nello splendido Chiostro di San Domenico gli autori pugliesi e le loro opere pregne delle diverse sfumature di “pugliesità”. Protagonista della serata dello scorso 26 aprile, l’autore barese Marcello Introna, veterinario con la passione per la scrittura nonché autore comico che ha collaborato con trasmissioni televisive quali “Striscia la notizia”. Dopo una breve introduzione da parte del presidente di "Pugliè", Tommaso Putignano, l'autore ha dialogato assieme a Monica Bruno in merito al suo ultimo romanzo intitolato "Il castigo di Dio".

04 28 IlcastigodiDio 5Il romanzo storico, in cui i personaggi sono quasi tutti assolutamente reali (sebbene, per ovvie ragioni, vengano affibbiati loro nomi di fantasia) è crudo e diretto come una pugnalata. Un libro che ti sbatte in faccia la verità senza mezzi termini: una verità che non ti piacerà ma che è necessario conoscere. Al lettore che lo troverà eccessivamente diretto, che inorridirà per quanto raccontato, dico solo: “E guarda che ho comunque indorato la pillola!”- avverte Introna.

Siamo a Bari, nell’estate del 1943: sullo sfondo ci sono la dittatura nazifascista ed una guerra che per alcuni si trasforma in una sorta di sinistro “lunaparck”, mentre per la maggioranza significa l’esatto opposto: morte, miseria, desolazione, sofferenza. Lo “sfondo fisico” è la cosiddetta “Socia”, un immenso edificio nato come antesignano delle moderne case popolari, quindi con le migliori intenzioni. Ma com’è risaputo, a volte le buone intenzioni si concretizzano in qualcosa di spaventoso. E’ appunto quanto accade alla “Socia”, che subisce un progressivo degrado, fino a diventare una vera e propria organizzazione malavitosa di tipo piramidale, al cui vertice c’è il demoniaco personaggio di “Amaro”. Questo emblematico soprannome, gli è stato affibbiato dalla prima ragazzina di cui s’era a suo tempo innamorato e che lo aveva rifiutato dopo essere riuscita a leggere profondamente nella sua anima. “Sei una persona cattiva: sei veramente amaro come il veleno”- gli dice. Probabilmente questo rifiuto condizionerà l’inarrestabile indurirsi del suo cuore. Amaro impugna quindi le redini di quel contenitore di angherie che è ormai la Socia, dove avvengono loschi traffici legati alla prostituzione e alla pedofilia, nonché spaccio di morfina ed altre sostanze. Ad eseguire prontamente ogni suo ordine, il suo vassallo Filippo. Parafrasando in senso contrario il buon William Shakespeare, Introna definisce i due: “Fatti della stessa materia di cui sono fatti gli incubi!”. All’interno della Socia, si moriva per un niente, anche solo per non aver adempiuto come si conveniva al proprio dovere. Quando l’edificio fu abbattuto, nel 1965, continuavano ad emergere perciò resti umani. Ospiti di quel girone infernale, bimbi di appena 4 o 5 anni già ammalati di sifilide (e questo la dice lunga sul modo in cui potessero averla contratta), nonché giovanissime prostitute già iniziate alla “vitaccia”. Tra di esse c’è Anna, la ragazza più bella della Socia. Anna è però una prostituta atipica: viene definita la “puttana letterata”. Ella ha infatti studiato il latino e il greco antico e la possibilità di dare ripetizioni a Lorenzo e Francesco, i due orfani che abitano l’edificio, le fa ritrovare un minimo di serenità elevandola un po’ da quella melma. Il piccolo Lorenzo, in realtà incarna la figura di “Lorenzo Varichina”, così soprannominato perché da piccolo vendeva il detergente. Da adulto, Lorenzo sarà l’omosessuale simbolo della città di Bari, colui che con il suo abbigliamento stravagante, avvicinerà i suoi eleganti clienti della sera prima a braccetto alle loro mogli, chiedendogli apertamente perché la scorsa notte fossero stati così passionali ed ora fingessero di non vederlo. La putredine morale di Amaro, vede però anche altri antagonisti, a cominciare da Luca, un giovane giornalista che prova con coraggio a far emergere quell’orrenda realtà che tutti insabbiano e fingono di non conoscere. Ecco che emerge anche il tema della libertà di stampa. Il giovane giornalista, per sfuggire alle “cesoie” del potere, è costretto ad adottare lo pseudonimo de “Il Bracco” (alludendo ad una particolare razza di segugio). Anche il commissario Michele De Santis, con la sua serie di inchieste, crea non pochi problemi a quel “pappone” di Amaro. A De Santis si aggiunge anche Salvio, un fabbro che nonostante il suo carattere mite e riservato, sceglie di sfidare apertamente il “re” della Socia per amore della bella Anna. Tra quelle mura ammuffite e maleodoranti, in quel lezzo di marcio, c’è anche il profumo emanato da brave persone che vogliono riscattarsi e che si oppongono, innescando una sorta di braccio di ferro tra bene e male.
A fine serata, Marcello Introna ha risposto ad alcune domande e rilasciato ulteriori dichiarazioni in merito alla sua ultima fatica letteraria (frutto della sua penna è infatti anche il romanzo “Percoco”, pubblicato nel 2016).

04 28 IlcastigodiDio 4“Cosa mi ha spinto a pubblicare? Semplicemente la mia passione per il raccontare avvenimenti storicamente documentati! In un mondo in cui tutti sono presi dalla smania di scrivere per forza, e tante “penne incontinenti” producono boiate, se narri fatti storici, possono dirti che scrivi male ma non accusarti di scrivere fandonie. Resta sempre il valore della storia, di quello che è stato!”, confessa l’autore.

Interrogato su quale sia il messaggio voglia lanciare ai lettori, Introna risponde con la sua schiettezza disarmante: “Nessun messaggio: narro soltanto i fatti come si sono svolti. Il lettore che volesse leggermi lo faccia pure liberamente ma non mi importa troppo dei riscontri commerciali del libro, so che naturalmente i generi più leggeri (e talvolta demenziali) vendono molto di più. Io scrivo per la necessità di raccontare, punto!”
La genesi del romanzo è durata ben quattro anni, perché ha ovviamente comportato un meticoloso lavoro documentaristico. Introna specifica però che: “Nel rileggerlo durante la fase di editing, mi sono detto “Cavolo, son partito dal raccontare la realtà degli anni 40 ma ho descritto anche quella attuale, che è grossomodo immutata. C’è sempre quell’abuso delle parole “anarchia” e “liberà”, dimenticando che sono realtà di cui però bisogna essere all’altezza. Non prendiamoci in giro: anche gli italiani odierni sembrano avere ancora un bisogno fondamentale di qualcuno che dica loro cosa devono fare e quando. Siamo insomma un popolo votato alla sudditanza. Ed è un po’ il segreto del successo salviniano ( non ho mai nascosto la mia repulsione per Salvini): dare ai mediocri la possibilità di sentirsi migliori. Migliori ora dei migranti, ora di questo, ora di quest’altro.  Ti dicono: “se tu sei in condizioni socialmente o economicamente precarie, è colpa di Caio e Sempronio”. Così la gente ha il suo momentaneo contentino e non si accorge delle magagne che si consumano sullo scenario politico!”

L’autore Barese sostiene di aver perso ogni fiducia nella giustizia umana: “Con quello che ho visto e continuo a vedere in giro? Ma per carità! Ho fede unicamente in quella Divina, per me è l’unica che esista. Certo, è molto più lenta ma inesorabile!”
Tornando a parlare del personaggio di Amaro, egli confessa che non essendo riuscito a risalire con precisione alla sua reale identità, gli ha conferito le connotazioni fisiche e morali dell’unica persona veramente cattiva e marcia dentro che gli sia capitato di incontrare.
Tra i progetti futuri di Marcello Introna, un terzo libro incentrato su una bella e stravagante esperienza personale al fianco dell’attrice Laura Chiatti, a cui ha dovuto impartire lezioni di pugliese in vista delle riprese del film “Io che amo solo te”. “Il titolo?" - conclude -  La butto lì: potrebbe essere qualcosa tipo: “Io che vi odio tutti!”

 

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