Riceviamo e pubblichiamo - Lo scenario nel quale si sono svolte le primarie amministrative a Noci- con gli strascichi polemici che le hanno accompagnate- e l’esito di quelle politiche, ci hanno indotto a riprendere i motivi critici che avevamo espresso fin dall’inizio della loro preparazione e a riconsiderare il nostro comportamento rispetto alla fase.
Il raffronto dei numeri dei partecipanti alle due tornate elettorali (2378 per l’indicazione del candidato sindaco; 327 votanti per l’indicazione dei candidati al parlamento) si offre come quadro di riferimento per rintracciare elementi utili alla comprensione di una fenomenologia che ci conviene analizzare. La prima cosa che balza nettamente all’attenzione è lo scarto incolmabile, la separazione tra la dimensione “amministrativa” e quella “ politica”, che rende espliciti la nostra più totale estraneità, il nostro disinteresse rispetto a tutto ciò che significa potere e responsabilità riguardanti processi e modelli di sviluppo dell’Italia. Collocandoci, così, in una condizione civile e culturale più di tipo mediorientale, dove le grandi questioni riguardanti la legalità, i diritti, l’istruzione, l’economia vanno delegate a gerarchie affaristico-religiose, mentre le tribù locali, in un concerto d’interessi omogenei, procedono a una sistematica spoliazione e trasfigurazione del territorio.
Questo magma della politica locale, fino all’altro ieri, con la plateale contrapposizione tra berlusconismo e antiberlusconismo, poteva inscenare una straordinaria simulazione di dialettica, di confronto tra proposte alternative rispetto al ruolo delle istituzioni pubbliche e alla gestione e tutela degli interessi della collettività. Con la progressiva e inarrestabile disgregazione dei presidi di potere del cavaliere di Arcore, si è assistito da una parte a una sfrenata sarabanda per una più conforme collocazione, dall’altra a controllare perché tutto avvenisse secondo i più evoluti metodi di partecipazione e selezione democratica, convertiti a puro rito formale per consentire l’aggiornamento del sempreverde principio gattopardesco del tutto cambi perché nulla cambi. “ Ma io sono sempre stato di sinistra!”. “E io di centrosinistra, da sempre! E’ che la sinistra era troppo ideologica, massimalista. Ora invece è tutto cambiato, è come se tornassimo tutti alla nostra casa”! A che fare? Beh, che c’entra. Basta un talk show, una fotografia a bocca aperta e la guerra da campo a campo può riprendere. In chiave simulatoria, naturalmente.
Proviamo a immaginare che ciascuno dei duemilatrecentosettantotto elettori riuscisse ad accreditarsi la fiducia di cinque persone diverse: avremmo così la copertura di tutto il bacino elettorale di Noci. Il prosciugamento dell’intera area politica che ha governato da sempre il nostro Comune. Un vero e proprio smottamento elettorale che porterebbe il nostro comune ad essere governato per i prossimi cinque anni da un monocolore. E’ improbabile che ciò accada. La simulazione, però, evidenzia un nostro conformismo endemico che rappresenta uno dei tratti antropologici più perniciosi di noi meridionali. Da questo discende una nostra tendenza all’opportunismo, alla rassegnazione, alla superstizione, al “siamo tutti uguali; mondo era mondo è; era destino che sarebbe andata così”. Noi pensiamo che il tempo presente rappresenti una congiuntura favorevole per aprire spazi decisivi alla sperimentazione di nuove forme di aggregazione di storie, di esperienze, di idealità, di intelligenze che costituendosi in un Arci..pelago democratico possano candidarsi responsabilmente a promuovere una stagione di fiducia in un possibile cambiamento. Sentiamo che questo è il tempo di una risposta forte e coraggiosa, ancorata a un’alta etica pubblica per realizzare un ambizioso progetto politico. E’ il tempo in cui ciascuno è chiamato a testimoniare una rinnovata presenza di passione e libertà. Proviamo ad incontrarci, non possiamo abdicare, non dobbiamo.



















