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NOCI24.it

Quotidiano on-line della città di Noci (Bari)

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07 17 giornata in piscinaNOCI (Bari) – Stremata da una torrida giornata estiva in città, al mio risveglio ho deciso di trascorrere qualche ora in piscina. Lettore mp3, un buon libro e il mio telo: l’unica compagnia che avevo scelto. 

Quel giorno sembra che la mia stessa idea sia stata condivisa da molta altra gente. Lo spazio in cui potersi rilassare era ridotto al minimo, così sono stata costretta a ritagliarmi un angolino sul prato dove poter stendere il mio telo. Quella stretta vicinanza agli altri mi ha permesso di osservare e –ahimè – qualche volta anche di ascoltare.

Accanto a me c’era una donna con la sua bambina. La piccola avrà avuto più o meno 5 anni. Essendo a pochi centimetri di distanza ci siamo rivolte un saluto di cortesia non appena arrivate. Ho visto una giovane mamma che ha trascorso la maggior parte del suo tempo con il cellulare tra le mani, chiedendo ogni volta alla piccola di non “disturbarla”. Non so nulla di loro, ma so che quando mi sono avvicinata alla bambina chiedendole cosa stesse facendo e se potevo giocare con lei, mi ha guardata sorridendo e magari avrebbe preferito che quel poco tempo fosse stata la sua mamma a dedicarglielo. La tecnologia ci sta lentamente divorando, e a volte dimentichiamo che i momenti migliori prima che essere fotografati e condivisi, vanno soprattutto vissuti.

È bastato voltarmi dal lato opposto per sentirmi letteralmente ammagliata da quanto osservavo. Anche loro stavano guardando verso di me in quel momento e la signora mi ha rivolto un grandissimo sorriso. Mi sono chiesta cosa stesse pensando di me e, consapevole che quel dubbio non sarebbe mai stato risolto, mi sono soffermata su quello che invece era il mio pensiero. Quei due signori, di cui ignoro l’età ma che ad occhio e croce avranno avuto poco più di 60 anni, erano la personificazione di quello che si chiama Amore. Lui dolce e premuroso, teneva per mano a bordo piscina la sua signora. Amorevolmente le chiedeva se stesse bene e se avesse bisogno di qualcosa e il modo in cui la guardava penso sia il modo in cui ogni donna desideri essere guardata dal proprio compagno; lei ne era consapevole e dai suoi occhi, oltre l’amore, traspariva un grande orgoglio. L’amore non ha età e non può essere insegnato, ma può essere ispirazione ed esempio e quei due signori ne erano la prova.

Decido di sedermi a bordo piscina e accanto a me due giovani ragazze che chiacchieravano tra loro. A pochissima distanza da noi una ragazza, più o meno della nostra età, stava uscendo dall’acqua. All’improvviso un “guarda quella” ha catturato la mia attenzione e, senza alcuna ombra di dubbio, anche quella di questa ragazza. Era lei, infatti, il bersaglio di quel giudizio gratuito che stava per arrivare, gelido e ingiusto, dalle due amiche a bordo piscina. L’oggetto dell’accusa: le sue smagliature. Forse frutto di un dimagrimento improvviso o di qualsiasi altra ragione che sicuramente non riguardava nessuno se non se stessa, eppure quel segno sul suo corpo non è passato inosservato allo sguardo critico di due giovani ragazze. Il risultato: la ragazza è uscita palesemente imbarazzata dall’acqua coprendosi immediatamente con il suo telo. Avrei voluto fare o dire qualcosa, ma in quel momento sono rimasta in silenzio e mi sono limitata a rivolgere un sorriso di pura comprensione a quella giovane donna che non aveva nulla di sbagliato o inadatto e la quale sicuramente non desiderava altro che quei secondi finissero in fretta. Sarebbe sempre meglio non fare agli altri ciò che non si vuole che sia fatto a se stessi; prima di giudicare anche solo un’imperfezione fisica (e per quanto mi riguarda quella ragazza non aveva assolutamente nulla di “imperfetto”) sarebbe sufficiente pensare al mondo che potrebbe celarsi dietro di essa.

Ci saranno stati all’incirca 37 gradi quel giorno, eppure c’era chi, per cultura, non era in costume ma bensì aveva corpo e capo interamente coperto ed era lì per accompagnare i suoi bambini. Che l’attenzione potesse essere rivolta per qualche istante su di lei, credo sia effettivamente legittimo se si pensa che quel tipo di cultura è tanto lontana dalla nostra o anche solo perché sia legittimo chiedersi come sia possibile sopportare quelle alte temperature. Ma questo tipo di pensiero dovrebbe essere lontano dal dispensare giudizi – sicuramente poco carini – verso una donna di cui non conosciamo quasi nulla se non il fatto che in quel momento non faceva altro che “assecondare” la sua cultura, diversa dalla nostra ma non per questo immeritevole di rispetto. Verso di lei non pochi, tra quelli attorno a me, si sono sentiti legittimati a esprimere un proprio parere: “è inguardabile”, “accanto non mi ci siedo”, “che ingiustizia”, “povera donna”. Si lo ammetto, mi sono chiesta anche io se stesse soffrendo il caldo o se la sua potesse essere abitudine, ma mi sono anche chiesta quale fosse il suo stato d’animo mentre veniva costantemente sottoposta al “controllo” di sguardi (talvolta) privi di scrupoli. Ciò che non conosciamo può incuriosire o lasciare perplessi, ma non dovrebbe legittimare critiche e giudizi, soprattutto quando questo non ci lede in alcun modo.

Tornando a casa, fermarsi a riflettere per me è stato inevitabile. Mi sono chiesta se anche io potrò mai essere fortunata come quella coppia di signori, se quella ragazza tornando a casa e guardandosi allo specchio sia comunque riuscita a ritrovare la sua bellezza, capace di andare ben oltre i giudizi di chi non sa, mi sono domandata il perché a volte due o più culture diverse non possano convivere “pacificamente”, comportando magari un possibile scambio, capace di arricchire l’individualità del singolo, piuttosto che avere come conseguenza una denigrazione infruttuosa. Sono solo pensieri.

Ho sentito dire: “Il mondo è bello perché è vario”. Potrei persino crederci se però questa varietà fosse anche rispettata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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