Misericordia e amore verso i pellegrini

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Giubileo di Papa Francesco con gli operatori di pellegrinaggi

Giovedì 21 gennaio 2016, il Santo Padre ha incontrato, in Vaticano, gli operatori di pellegrinaggi e i rettori di santuari di una ventina di Paesi, in rappresentanza del “movimento mondiale degli evangelizzatori” impegnati in questo settore particolare dell’azione ecclesiale. Dopo il saluto dell’Arcivescovo Rino Fisichella – presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – ha preso la parola il Papa che si è soffermato su alcuni punti qualificanti che relazionano la misericordia all’accoglienza dei pellegrini e questa all’evangelizzazione (cf L’Osservatore Romano, 22.01.2016,8).

Il primo punto qualificante messo a fuoco da Papa Francesco concerne il significato mariologico e agiografico del pellegrinaggio del popolo di Dio. “Accolgo cordialmente tutti voi – dice il Pontefice - , operatori dei pellegrinaggi ai santuari. Andare pellegrini ai santuari è una delle espressioni più eloquenti della fede del popolo di Dio, e manifesta la pietà di generazioni di persone, che con semplicità hanno creduto e si sono affidate all’intercessione della Vergine Maria e dei Santi. Questa religiosità popolare è una genuina forma di evangelizzazione, che ha bisogno di essere sempre promossa e valorizzata, senza minimizzare la sua importanza”. Il senso evangelico e spirituale del pellegrinaggio viene contestualizzato, da Papa Bergoglio, nell’orizzonte autentico della “fede popolare” che non è una “fede di serie B” ma è, invece, una forma originale di fede trinitaria e mariana, cristologica e agiografica perché le vie che portano al Signore sono indicate dall’azione dello Spirito del Risorto il quale, oltre a spirare dove e quando vuole (cf Gv 8,3), non può lasciare, da solo, nessun essere umano al suo destino ultimo. Nell’Occidente cristiano e in alcuni settori dell’”ecclesialità poco inculturata” si è voluta degradare questa forma di nuova evangelizzazione poiché s’è ritenuto, con saccente superficialità, di rinchiudersi nell’accidia pastorale: organizzare un pellegrinaggio, dal punto di vista spirituale e popolare, è, invece, un grande investimento umanistico e un grandissimo investimento teologico. Infatti, ogni uomo è, per definizione, un pellegrino, un nomade, un migrante che, attraverso mete intermedie, va verso “la meta finale”: questa meta è certa ma ha bisogno di mobilità e genialità spirituale nonchè di grintosa e fantasiosa azione missionaria, esplicitate attraverso una fede semplice ed efficace, umile e vera, comunitaria e gioiosa.

Il secondo punto qualificante sottolineato dal Santo Padre è la peculiare spiritualità di ogni singolo pellegrino. “Sarebbe un errore – precisa il Vescovo di Roma – ritenere che chi va in pellegrinaggio viva una spiritualità non personale ma ‘di massa’. In realtà, il pellegrinaggio porta con sé la propria storia, la propria fede, luci ed ombre della propria vita. Ognuno porta nel cuore un desiderio speciale e una preghiera particolare. Chi entra nel santuario sente subito di trovarsi a casa sua, accolto, compreso e sostenuto”. Qui, le parole del Papa sono stringenti. La spiritualità del pellegrino che, per esempio, visita un santuario è una spiritualità ricca di vissuto esistenziale, di verità della vita quotidiana, di desideri non soddisfatti: in altre parole, i pellegrini del nostro “tempo borghese”, secolarizzato e secolarista sono i “nuovi cercatori di Dio” che sfidano le distanze geografiche, storiche e culturali delle meccaniche prassi parrocchiali, ferme a togliere le polveri dai “crocifissi” delle aule liturgiche e chiuse nelle loro presunte efficienze, noiose e ripetitive, soprattutto a livello sacramentale e caritativo. La grande maggioranza dei fedeli laici che partecipano ai pellegrinaggi, sono, quasi sempre, persone “senza niente” e “senza nessuno”: essi cercano il calore umano, l’amicizia autentica, l’accoglienza cordiale, il sostegno dignitoso. Anche questi pellegrini fanno parte del “popolo di Dio” ed hanno il diritto di ricevere dai ministri ordinati ciò che insegna il Vaticano II (1962-1965), il Codice di diritto canonico (1983), il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992;1997) e il Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2004).

Il terzo punto qualificante che il Papa evidenzia è il grande tema educativo e teologico dell’accoglienza che s’interseca con la realtà viva della “misericordia”. “Con l’accoglienza…sostiene il Pontefice – ci giochiamo tutto. Un’accoglienza affettuosa, festosa, cordiale e paziente. Ci vuole anche pazienza! I Vangeli ci presentano Gesù sempre accogliente verso coloro che si accostano a Lui, specialmente i malati, i peccatori, gli emarginati. E ricordiamo quella sua espressione: ‘Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato’ (Mt 10,40). Nell’odiernità, l’argomento dell’accoglienza non può più essere disgiunto né da quello dell’evangelizzazione né da quello, ancora più profondo, della misericordia: l’accoglienza del pellegrino e della pellegrina è l’accoglienza del Signore che viene attraverso la “carne viva” del cercatore di Dio e del povero. Anche gli operatori di pellegrinaggi devono essere evangelizzati dai pellegrini perché nel cuore e nell’anima dei ogni pellegrino vive e batte il cuore e l’anima del Signore, in compagnia del Padre, dello Spirito Santo, della Madre di Dio e della “comunione dei santi”. Tra i pellegrini c’è una comunione invisibile di Dio e della Chiesa che gli evangelizzatori devono accogliere: ognuno, però, deve convertirsi e riconciliarsi per accogliere e per evangelizzare, in pace,  con le opere di misericordia spirituale e corporale. Il Giubileo della misericordia è più per “i battezzati non evangelizzati” che per “i battezzati dal cuore puro”.

Il quarto e ultimo punto qualificante che il Pontefice stigmatizza è la fraternità familiare tra chi evangelizza e chi ama e chiede amore. “E’ importante che il pellegrino che varca la soglia del santuario – conclude “il Papa venuto dalla fine del mondo” – si senta trattato più che come ospite, come un familiare. Deve sentirsi a casa sua, atteso, amato e guardato con occhi di misericordia”. L’incontro col Signore e con la Vergine non può ridursi a un’esperienza intimistica: nei santuari, chi accoglie è chiamato a fare un salto di qualità apostolica poiché è l’amore fraterno che deve primeggiare nelle relazioni tra persone che si sentono tutti “in cammino verso il Regno” e che rivivono “l’esodo permanente per raggiungere la terra, dove scorre latte e miele”. Testare sull’amore vicendevole e misericordioso i pellegrinaggi della pietà popolare è, per la Chiesa cattolica dei nostri anni, una nuova e stimolante avventura evangelica, per piantare nelle città degli uomini il seme del Vangelo e l’albero della Vita.-



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