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12-02-pugliese-giovannaNOCI (Bari) – Vivere in una nuova città spesso implica rifarsi una vita, integrarsi a tal punto da percepire una quasi totale appartenenza a questa nuova realtà. C’è chi si trasferisce con la propria famiglia e chi, invece, come la protagonista di questa intervista, decide di costruirla nella sua nuova dimora. Per Giovanna Pugliese, è lei la nuova intervistata da NOCI24.it, Urbino rappresenta oggi la propria casa, pur tuttavia mantenendo ben solido il suo legame e il suo interesse verso il proprio paese d’origine.

Precisamente da quanto tempo vivi ad Urbino?

«Sono arrivata in questa città ormai 10 anni fa, per la precisione nel 2003. Mi sono diplomata al liceo pedagogico e dopo un anno di riflessione su cosa avrei voluto fare del mio futuro, mi sono iscritta alla facoltà di Scienze motorie. Vinta la borsa di studio, sono partita per i famosi “Collegi” di Urbino e qui ha avuto inizio la mia vita universitaria, di cui conservo tutt’oggi un bellissimo ricordo. Ho conosciuto persone stupende e stretto amicizie importanti, alcune delle quali sono state mie testimoni di nozze; ricordo positivamente tutto: lo studio, le feste ai collegi, il giovedì urbinate, la mia squadra di calcetto dove ho giocato per tre anni. Tutti momenti utili per la crescita».

Cosa ti ha spinto dopo la laurea a decidere di restare ad Urbino?

«Mi sono laureata durante l’anno accademico 2007/2008 e nei mesi in cui stavo preparando la tesi ho maturato la convinzione che non avrei voluto lasciare questa città, spinta anche dall’amore per un urbinate “doc” e dalla sensazione che ad Urbino sarei riuscita a realizzarmi. E così ho fatto. Subito dopo la laurea, ho iniziato a lavorare come istruttrice in una palestra. Cercavo di mantenermi lavorando anche in un bar o in seguito facendo la commessa in un negozio. Presto però mi sono resa conto che quelle poche ore che lavoravo in palestra non mi sarebbero bastate per realizzare il mio più grande sogno: avere una famiglia. Così ho partecipato al concorso per diventare impiegata nell’amministrazione del trasporto pubblico della provincia, il cui esito positivo mi ha permesso di iniziare a lavorare per l’AMI, consorzio facente parte di ADRIABUS, la società che gestisce il trasporto pubblico della provincia di Pesaro-Urbino. Nel settembre del 2008 io e il mio urbinate (Lorenzo) abbiamo deciso di sposarci e nell’agosto del 2012 abbiamo avuto il nostro primo figlio. Ho chiaramente deciso di sposarmi a Noci, e da Urbino è partito un autobus per partecipare al nostro matrimonio, che qui ricordano ancora come il più curato e meglio organizzato: è normale, qui non sono abituati a matrimoni come i nostri!».

La tua quindi è stata una decisione radicale, presa già al momento degli studi. Oggi quale è la tua posizione nei confronti di questa scelta fatta anni fa?

«Al momento sono felice e realizzata in questa bellissima città ricca di cultura e di storia, sapevo che qui mi sarei realizzata come donna, come moglie e come mamma. Ho avuto modo di avvicinarmi a diverse Associazioni, tra cui La Società del Soldo che si occupa di dare sostegno agli anziani, anche attraverso attività finalizzate alla raccolta fondi; sono integrata nella contrada di Mazzaferro che partecipa alla Festa degli Aquiloni che si svolge a Settembre: una festa bellissima, la più sentita e amata da chi è urbinate; oltre a mantenere un ruolo nella vita politica della città».

Constatata la convinzione che oggi ti lega ad Urbino, come è, invece, il rapporto con Noci?

«A Noci ci tornavo almeno due volte all’anno: per le ferie estive e per quelle natalizie. Mi piace tornarci qualche volta e ritrovare amici e parenti, riassaporare quella cultura e quei valori del paese dal quale provengo, che hanno formato la mia persona e che non potranno mai essere cancellati, modificati o sostituiti come il mio nome (a Noci ero conosciuta come Vanna, da quando sono ad Urbino sono diventata Giovi) perché nonostante ormai io mi senta una urbinate a tutti gli effetti, certe cose di me e della “mia” Noci saranno con me per sempre, ed è bello così. Mi piace tornarci e vederla ogni volta un po’ cambiata, un po’ per volta e lentamente. A mio parere c’è ancora tanto da far capire e da cambiare alla mentalità nocese. Un primo passo avanti considero sia stato fatto con l’elezione di un sindaco di centro-sinistra, che spero porterà i cambiamenti auspicati. Ma infondo Noci è così: c’è una grande voglia di cambiare e di migliorare ma nessuno fa qualcosa per farlo davvero. Ho visto che ci sono associazioni che si impegnano e provano a fare qualcosa e questo è molto importante. È necessario che si continui su questa strada».

Quindi nonostante la tua lontananza da Noci, è evidente un certo interesse verso quello che accade al paese. Credi che questo tuo rapporto con Noci possa solidificarsi o che, al contrario, tenda a indebolirsi con il tempo?

«Mi piace tenermi informata su quello che accade a Noci. Fino a poco tempo fa ci vivevano i miei genitori, che adesso si sono trasferiti ad Urbino per starmi vicino. Anche mio fratello ormai non vive più a Noci e lavora a Genova. Con il trasferimento dei miei penso che verrò a Noci sempre meno, solo una volta all’anno. Spero di poter tornare sempre nel periodo natalizio per ritrovare quel calore familiare, quei pranzi lunghi un giorno intero, quelle emozioni che porto sempre nel cuore e che spero di poter trasmettere a mio figlio e che, bisogna riconoscere, sono proprie della gente del Sud, motivo per cui sono fiera di esserlo anche io. Quindi Noci rimarrà per sempre una parte di me, ma io vivrò per sempre qui, in una città che mi ha saputo accettare, integrare e dare quella prospettive che penso Noci non sarebbe stata in grado di darmi. Se penso a me tra 20 anni, vedo una donna che torna nel suo paese d’origine dopo un lungo periodo di assenza e che sorride nel ritrovarlo proprio così come l’aveva lasciato; ma più di ogni altra cosa vedo una donna che porta il proprio figlio in quel posto dove lei stessa è nata e cresciuta e al quale deve molto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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