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temTEMPERAMENTE - La gemella silenziosa, romanzo del giornalista e scrittore S.K. Tremayne, è un thriller dalle atmosfere fosche e misteriose, con al centro un argomento che affascina molti: il legame spesso insondabile tra fratelli gemelli; eppure non convince del tutto.

Il romanzo si apre a quattordici mesi dal lutto che ha sconvolto la famiglia Moorcroft: la giovane coppia formata da Angus e Sarah ha perso una delle figlie, la piccola Lydia, in modo tragico e imprevisto, e adesso sta cercando di rimettere insieme i pezzi di una vita “normale”. Il trasferimento dalla caotica Londra nelle Ebridi scozzesi, allora, sembra essere la soluzione migliore per ricominciare tutto daccapo, soprattutto viste le ormai precarie condizioni economiche in cui versa la famigliola; ma a gettare un’ombra di inquietudine su questo nuovo inizio, fin dalle primissime pagine, ci pensa Kirstie, gemellina della defunta Lydia:

“Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia, è stata Kirstie a morire”. Le parole della bambina, pronunciate con tranquillità e un pizzico di sofferenza, scavano un abisso nella mente e nel cuore di Sarah Moorcroft, instillando tanto nella madre quanto nel lettore il dubbio terribile: possibile che le gemelle, identiche in tutto, si siano scambiate di posto? Possibile che una madre non sappia distinguere le proprie figlie e che Lydia, la gemella silenziosa del titolo, sia intrappolata nella sua stessa confusione in un’identità che non le appartiene?

I pensieri e le ipotesi di Sarah, raccontate dal suo punto di vista in prima persona, si alternano a parti della narrazione in cui invece il centro dell’attenzione è Angus, di cui Tremayne descrive le percezioni in terza persona; i due punti di vista del romanzo, allora, si intrecciano in un crescendo di prove e indizi, contraddizioni e segreti, rivelazioni e controrivelazioni, che montano e smontano la storia da ogni angolazione possibile. Ma il fulcro restano loro, le gemelle, e il mistero sul legame che le ha unite in vita e che sembra superare l’ostacolo della morte, rendendo la soglia fra le loro identità una linea sottile ed evanescente.

Nel tessere la storia di Lydia e Kirstie, La gemella silenziosa strizza l’occhio tanto alla psicanalisi quanto alla ghost story, ovvero il racconto di fantasmi tipicamente anglosassone; se queste due direzioni possono sembrare radicalmente agli antipodi e suggerire soluzioni opposte, nel romanzo coesistono efficacemente costringendo il lettore a valutare ora l’una ora l’altra ipotesi o, magari, entrambe allo stesso tempo. E se immaginare uno sviluppo psicanalitico non risulta difficile visto che la storia si svolge ai giorni nostri, l’ambientazione fornisce terreno fertile alla ghost story.

Uno dei punti di forza del romanzo, infatti, è lo scenario che fa da sfondo alle vicende: Eilean Torran, in galeico “Isola del Tuono”, è l’isolotto delle Ebridi su cui la famiglia Moorcroft si trasferisce quando Angus eredita dalla nonna il cottage accanto al faro, una costruzione in decadenza che deve essere ristrutturata da cima a fondo.

Il fascino senza tempo delle Ebridi, lo spettacolo mozzafiato di mare e montagne, le violentissime intemperie che si abbattono sull’isola, il rigido inverno e i riflessi sinistri del sole sulla neve e della luce lampeggiante del faro di Torran, rendono questo luogo intriso di mistero e tradizioni secolari un posto potenzialmente spettrale; Tremayne è molto abile nel lasciare che sia il paesaggio a dettare il ritmo alla storia e, anche se con qualche ripetizione di troppo, riesce a calare il lettore nell’atmosfera adatta.

Le note positive del romanzo, però, bilanciano quella che è la risoluzione del mistero; niente paura, non si anticipa nulla, se non il fatto che, mentre il resto del libro pare essere costruito sapientemente e con attenzione, il finale sembra provenire da un’altra storia, cucito alle pagine precedenti in maniera troppo sbrigativa e, soprattutto, poco credibile.

Molto venduto in Inghilterra e non solo, La gemella silenziosa è, a livello di vendite, un buon successo editoriale, che sembra accontentare il grande pubblico; eppure, i lettori più critici, fra i quali la sottoscritta, sentono che la trama e la sua risoluzione avrebbero meritato la stessa cura dello scenario, che a volte risulta essere l’unico punto di forza del romanzo.

In conclusione, l’opera di Tremayne è un libro discreto, a metà strada fra il romanzo di evasione, per l’assenza di una sostanza corposa, e il thriller più aggressivo, per il clima di angoscia e le tematiche non proprio leggere trattate di tanto in tanto; ma parlare di capolavoro, come pure si legge qua e là, è decisamente eccessivo.

S.K. Tremayne, La gemella silenziosa, Garzanti 2015, 306 pp., 16,90 €.

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