NOCI – Si potrebbe definirli “dei ladri golosi”, i quattro individui che nella notte tra martedì e mercoledì hanno fatto irruzione nella notissima azienda cioccolatiera. In realtà, gli intenti erano “molto meno dolci”. I malviventi hanno operato con una precisione e meticolosità che possono appartenere solo a dei “professionisti del furto”. Tre dei quattro soggetti sono riusciti a introdursi in azienda dal retro, accompagnati lì dal “palo” che avrebbe dovuto poi recuperarli assieme alla refurtiva.
Tutti e tre a volto coperto, non hanno lasciato nulla al caso: hanno tagliato i fili di un lampione, mandando quindi in corto circuito l’impianto di illuminazione esterna (così da sentirsi maggiormente protetti dal favore delle tenebre); hanno sabotato il motore del cancello elettrico e puntato verso l’alto alcune fotocamere di videosorveglianza piazzate all’ingresso. Una di esse parrebbe essere stata completamente scardinata. Si sono avventati senza esitazione sulle casse dell’azienda. Sfortunatamente per loro, i ladri non hanno tenuto conto di un particolare importante. Essendo la Dulciar attenta alla qualità dei suoi prodotti, durante la stagione estiva, gran parte della produzione va in standby. Ergo, le casse non erano affatto ricolme come lo sarebbero state in altre stagioni. Un bottino ben magro (solo poche centinaia di euro) per i malviventi, che sono poi fuggiti presumibilmente nelle campagne di fronte all’azienda, allertati dai lampeggianti della vigilanza. Restano però ingenti i danni a carico di alcune apparecchiature come il cancello, le fotocamere e l’impianto di illuminazione. Sul posto sono giunti la vigilanza e, poco dopo, i titolari dell’azienda, seguiti infine dai carabinieri che stanno tutt’ora effettuando le indagini. Un particolare alquanto curioso, emerso analizzando le immagini catturate dalle fotocamere interne. Tutti e tre i malviventi indossavano la stessa felpa: scura con l’immagine di un cagnolino sul retro. Quasi una “divisa” che sancisse l’appartenenza a una banda, nonché segno di “sfida e strafottenza” nei confronti delle autorità. Una strafottenza che, paradossalmente, potrebbe però rappresentare un passo falso da parte loro. Consentirebbe infatti agli inquirenti di identificarli, anche comparando altre eventuali immagini registrate dalle fotocamere di aziende o di privati che avessero subito dei furti con le stesse modalità.






















