Il Piccolo Festival della Parola accende di poesia il paese di Noci: Grande ospite Moni Ovadia

06 08 Moni OvadiaNOCI (Bari) - Il borgo antico di Noci apre le porte alla poesia. Ieri, giovedì 8 giugno è stato inaugurato il tanto atteso evento culturale che rende ogni nocese orgoglioso della ricchezza della propria terra: Il Piccolo Festival Della Parola. L'occasione perfetta per dar voce ad una forma letteraria negli ultimi tempi trascurata, la poesia, e apprezzare la parola come mezzo privilegiato per accedere al significato autentico delle cose. Infatti il Festival nasce nel 2016 come Festival Della Poesia, per poi, come ha spiegato durante la presentazione la direttrice di Teca del Mediterraneo Daniela Daloiso, allargare il discorso ad un più ampio panorama culturale, alla parola nella musica, nella comunicazione, alla parola nell'arte: riflettere sull'utilizzo della parola e sul suo valore. Questo il tema che lega tutti gli eventi del festival. 

Nella mattinata dell'8 giugno presso il Chiostro di San Domenico l'ungherese Vera Gheno ha tenuto un incontro con gli alunni del Liceo Scientifico Da Vinci-Galilei di Noci. Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in Comunicazione mediata dal computer, docente universitaria, membro della redazione di consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca e responsabile, dal 2012, del profilo Twitter dell’ente. Con simpatia e leggerezza ha presentato ai ragazzi un'apologia della lingua italiana e della sua trasformazione nel corso del tempo fino ai giorni nostri: ha dimostrato come gli errori grammaticali, da noi considerati gravi ed inaccettabili, accompagnano la lingua da secoli addietro ed hanno contribuito alla sua stessa evoluzione. Mostrando ai ragazzi edulcorati tweet tanto ridicoli, quanto catastrofici, ha focalizzato l'attenzione sul linguaggio virtuale della comunicazione sui social network, le abbreviazioni, le influenze che esse hanno apportato alla lingua italiana, utilizzando termini di uso comune ma non propriamente italiani. La Dottoressa ha dimostrato concretamente ai ragazzi che una lingua viva è una lingua che cambia, che si trasforma e che si sottopone alle influenze della società. Gli studenti, visivamente partecipi ed interessati, hanno infine rivolto domande alla Dottoressa che ha esaurito le curiosità, dimostrandosi disponibile e altamente preparata.

Il pomeriggio ha ospitato un Laboratorio per Bambini a cura di Adriana Iannucci ed Ezia Liuzzi; un Laboratorio interattivo in cui scomporre e scoprire innumerevoli poesie, a cura di Enrico Caruso che ha presentato il suo libro Provocazioni Minime; Trifone Gargano e Anna Maria Cotugno hanno presentato il libro Dante Pop che mette a nudo un Dante inedito e poco conosciuto; Alessio Viola ha presentato il suo libro Vivere e Morire a Levante, un ritratto della faccia corrotta ed oscura della città di Bari.

La sera in prima assoluta il sagrato della Chiesa Madre in Piazza Plebiscito ha accolto con onore l'attore teatrale Moni Ovadia.
Dopo un black-out di 20 minuti che ha lasciato al buio il borgo nocese ed il gremito pubblico ansioso di ascoltare le riflessioni di un grande protagonista del panorama culturale italiano, l'evento ha potuto procedere impeccabilmente. Con la presentazione di Carmelo Grassi, Presidente del Teatro Pubblico Pugliese, i ringraziamenti del Sindaco Dott. Domenico Nisi e della Dott.ssa Daniela Daloiso, il palco ha lasciato spazio alla lectio magistralis del drammaturgo.

Moni Ovadia nasce a Plovdiv, in Bulgaria, ma subito si trasferisce in Italia. Il suo discorso esordisce con una personalissima considerazione della regione pugliese: legato per motivi lavorativi alla Puglia, Ovadia esprime con sincerità la sua ammirazione per un territorio sottostimato ma ricco di storia, di cultura, di musica e di espressività linguistica. Il maestro si riferisce al dialetto, una delle lingue più pure e dirette attraverso cui esprimere sentimenti che, nella parola moderna, non trovano traduzione. Citando il grande maestro della canzone tradizionale Matteo Salvatore, cantore della miseria e della povertà, sottolinea la leggerezza con cui lo umor affronta anche le tragedie più grandi: "Se Carl Marx avesse ascoltato anche solo una delle sue canzoni, si sarebbe risparmiato un pezzo del Capitale". Si confessa appassionato del trash pugliese e di Leone di Lernia suscitando stupore e riso fra il pubblico. Poi la riflessione sfocia nell'amarezza per la perdita della lingua grandiosa, confinata all'ignoranza e all'arretratezza: "Un popolo muore quando gli portano via il dialetto con cui ha imparato ad amare". Da grande conoscitore del teatro, afferma che il teatro italiano è diventato grande nel mondo grazie a quegli autori che si esprimono nella lingua profonda del proprio paese, mettendo in scena opere originali che sublimano la riflessione al riso. L'evento che ha sconvolto l'uomo è stato proprio l'avvento della parola, un evento sconvolgente e misterioso che ha portato l'uomo ad un nuovo rapporto con se stesso. Ovadia conduce per mano lo spettatore verso un encomio della parola che ha sostituito l'immagine e si è fatta, ad un certo momento nessuno sa come, indipendente. Ovadia riflette su cosa avrà potuto spingere l’uomo a seguire una Voce, una Parola sconosciuta, una Voce che indica ed invita gli uomini a seguirlo. È la voce del dio che si manifesta agli uomini, rivelando la Verità e spaventando.
Con diretti riferimenti alla storia ebraica e alla genesi delle religioni monoteiste, Moni Ovadia intraprende una digressione religioso-filosofica interrogandosi sul ruolo fondamentale della parola nella storia e nella formazione dell’umanità. Da grande conoscitore della religione e cultura ebraica, spiega anche che per l’ebraismo il nome di Dio è inpronunciabile ed impossibile da scrivere (composto da 4 vocali che in lingua ebraica non possono formare alcuna parola) perché Eterno, non in grado di essere costretto in gabbia-parola. Il percorso si conclude con il peso della parola nella società di oggi, le parole che uccidono, le parole sprecate e vuote di responsabilità. Una dura critica alla classe dirigente che non risponde di serietà e coerenza, ma soprattutto al fallimento della parola a favore della violenza. Insomma, Moni Ovadia ritrae la società moderna attraverso l’uso, o il disuso, che essa fa della parola. 

Il pubblico rapito e affascinato dal monologo ricco di spunti di riflessione, citazioni religiose, digressioni e similitudini con la modernità alla fine è esploso di un applauso di ammirazione, omaggiando la cultura di Moni Ovadia ed esprimendo gratitudine per aver condiviso suggestioni sull'affascinante e sconfinato mondo della parola.

Per motivi di salute dell'autrice, la presentazione del libro di Sabrina Barbante è stata annullata. 

La serata si è conclusa con la presentazione del libro Liturgie del Silenzio di Vittorino Curci accompagnato dall'incontraddistinguibile improvvisazione jazz con la collaborazione di Gianni Console e Filippo Monico.

Aperta al pubblico l'installazione di arte contemporanea e poesia a cura di Maria Cristina Bellestracci per il Progetto Oltrepassi 201: raccogliere stracci, scarpe sbbandonate e oggetti smarriti per trasformarli in espressione artistica. La mostra è visitabile nella Chiesa di Santo Stefano.

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