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09 13 Piccolofestivaldellaparola 3NOCI (Bari) - Ha preso il via ieri una nuova edizione di “Piccolo Festival della Parola”, che poi tanto piccolo decisamente non è. In soli quattro giorni a partire da oggi infatti, si susseguiranno moltissimi eventi e grandi ospiti di indiscusso spessore culturale. A “dare il la” all’edizione 2019 sono stati il poeta Milo De Angelis, il giornalista Paolo Mieli, Ezio Mauro e Guido Catalano, la “rockstar del verso poetico”. Nell’ambito di “Officina Editori”, iniziativa che si propone di far conoscere e valorizzare gli autori pugliesi, oltre ai bookshop non sono mancate presentazioni di libri che trattano tematiche attuali e socialmente rilevanti.


09 13 Piccolofestivaldellaparola 1In Piazza Garibaldi, a partire dalle 11:00, si è discusso di diversità. Un termine che ricorre frequentemente nella società odierna. Stimolati dalle domande di Gianmarco Di Francesco, due autori pugliesi, Alessandro Cobianchi e Giuseppe Sansone, hanno presentato i loro libri, che declinano in modi differenti il significato del termine “diversità”.
Nel libro di Cobiachi, intitolato “Di versi diversi”, la poesia abbraccia la narrativa e la diversità è intesa come espressa volontà di distinguersi dalla massa. Diversità come rottura con gli schemi e con gli stereotipi, ma anche come ribellione nei confronti di ciò che non piace. I lettori più attenti ricorderanno che ve ne avevamo già parlato in questo articolo .
Il libro di Giuseppe Sansone si intitola “Matteo contro lo spettro autistico” Il tema della diversità assume quindi un significato chiaramente oggettivo, incarnato da una patologia che affligge tanti bambini e ragazzi. Sansone, oltre che padre di un ragazzo autistico, è anche un fumettista ed ha voluto quindi trattare un tema “pesante e scottante” con la leggerezza del fumetto, in modo da veicolare un messaggio di speranza ai genitori, che a loro volta potranno trasmetterlo ai figli sotto forma di importanti stimoli.
09 13 Piccolofestivaldellaparola 2Alle 19:00 invece, presso il Chiostro delle Clarisse, la protagonista è stata la poesia. Per analizzare la sua genesi ed eviscerare il ruolo che essa riveste oggigiorno, hanno conversato tra di loro e con la platea due poeti del calibro di Vittorino Curci e Milo De Angelis. Con il tono pacato, penetrante e gentile di cui solo i poeti sono capaci, De Angelis ha fornito la sua personale risposta alla cruciale domanda: "Che cos'è la poesia?"

Poesia è riuscire ad esprimere la libertà assoluta attraverso il rigore imposto dalle rime o dalla metrica” - ha spiegato il poeta. E a suo dire, la parola poetica è spesso minacciata dal suo troncamento. Viene troncata anche solo dal bianco del dover andare a capo alla fine di un verso. L’ispirazione di una poesia, risiederebbe paradossalmente, anche nella sua fine. Come sosteneva infatti il filoso Friedrich Nietzsche: “Ciò che non porta con sé la sua fine, non ha neppure il diritto di iniziare!”

La poesia, come tutte le cose veramente belle ed importanti, porta quindi con sè anche “l’artiglio della mortalità”. Occorre una cura estrema del significato di ogni singola parola e della metrica: la poesia di De Angelis non è mai improvvisazione. La sua genesi dura mesi, e a volte anche anni, e questo il lettore deve percepirlo: deve avvertire che prima di giungere alle soglie della sua anima, quei versi hanno compiuto un lungo e spesso tormentato percorso. Un tema ricorrente nelle poesie di Milo De Angelis è lo stesso caro a tanti dei suoi poeti preferiti, come ad esempio il Leopardi. Parliamo appunto del tema ritorno, di quel richiamo irresistibile che proviene dai luoghi che abbiamo amato e a cui siamo legati. Tali luoghi, ci attirano come calamite e non possiamo far altro che obbedire alla loro chiamata e farvi ritorno, perché si compia qualcosa che è stato lasciato incompiuto. Secondo Cesare Pavese però, altro autore amatissimo da De Angelis, ci sono luoghi in cui è impossibile tornare: il loro posto è unicamente tra i ricordi e sono destinati a rimanere “atti unici”.

Occorre essere capaci di tradurre una poesia e risalendo all’etimologia della parola, il verbo tradurre deriva “extra-ducere” che significa appunto “portare fuori”- ha argomentato De Angelis. Nella poesia però, anche i silenzi hanno un significato: silenzi che possono avere una natura e una funzione diversa. C’è il silenzio poetico che è importantissimo perché è una sorta di “sala d’attesa”, dove la parola entra ancora senza forma e si prepara da assumerne una. Abbiamo poi il silenzio dell’afasia, che è tipico della poesia esistenzialista. E’ il silenzio di Dante di fronte alla luce abbacinante del Paradiso; è il silenzio in cui la parola subisce l’oltraggio di non poter esprimere un’emozione che supera la sua grandezza. Il più drammatico è senza dubbio il “silenzio tra due note” come lo ha definito il poeta.
“Si tratta del silenzio che sopraggiunge per l’autore dopo aver partorito un’opera veramente importante, che gli ha cambiato la vita e non ne ha in mente una successiva”- ha puntualizzato il poeta. Semplicemente dunque, sopraggiungerebbe quel vuoto interiore che però non deve spaventare, perché non significa che non siano in atto semine interiori di cui magari siamo inconsapevoli. De Angelis ha parlato dettagliatamente della sua esperienza presso il carcere ostativo di Opera, dove per i detenuti le sbarre assumevano lo stesso significato della siepe per Leopardi. Questa esperienza, ha sviluppato nel poeta una specie di predilezione verso le anime vaganti: quelle che vicine a commettere un crimine ma che poi non lo commettono, quelle sempre sull’orlo del precipizio e vicine ad un immediato crollo. A questo punto, la platea ha potuto deliziarsi ascoltando dei versi poetici inediti, che faranno parte di una raccolta di futura pubblicazione, che prenderà il titolo “Linea intera e linea spezzata”. Alcune delle domande rivolte da Vittorino Curci, hanno riguardato il rapporto di Angelis con la musica e con il cinema, che egli ha ammesso essere stati importanti fonti di ispirazione e i consigli per i giovani poeti in erba. A quest’ultima domanda la risposta è stata categorica: non cercare di spiegare mai dettagliatamente una poesia, preoccupandosi piuttosto del suo impatto emozionale. Dopo la proiezione di un interessante video-documentario intitolato “Sulla punta di una matita”, realizzato con Viviana Nicodemo, è arrivato anche per De Angelis il momento di donare una parola al festival e la sua parola è stata “Ritorno!”.L’ho scelta perché contiene l’augurio di tornare qui a parlare di poesia. Mi piace sempre tornare”- ha dichiarato nel congedarsi dalla platea.

08 13guidocatalanoemieliIn serata si sono succeduti tre “Grandi ospiti” in tre location differenti di Noci: Ezio Mauro, Paolo Mieli e Guido Catalano. Presso l’anfiteatro comunale, Paolo Mieli saggista, giornalista e volto storico della televisione italiana ha tenuto una lectio magistralis sul connubio intricato ed eterno tra memoria e oblio. Ripercorrendo migliaia di anni, tessendo le fila della storia dall’antica Grecia con Ulisse, passando per Dante e giungendo ai grandi eventi del ‘900 ha evidenziato come l’oblio, il saper dimenticare, sia funzione suprema del saper ricordare.

Siamo portati molto spesso a ricordare avvenimenti ed emozioni che sono un esito fallace di ciò che è realmente accaduto, esito anche di influenze esterne che ci impongono con la loro narrazione, un’emozione. In questo, però, Mieli ha affermato l’importanza dello storico: deve saper criticare e discernere in maniera attenta tutto quello che la storia, fatta di opinioni, avvenimenti e testimonianze ci riporta. Disintossicarsi da questa forma di memoria è fondamentale per volgere gli occhi al futuro e Mieli, fervo sostenitore della sua tesi, ha affermato che è bene per ognuno di noi, in ogni ambito, saper approfondire l’accaduto, analizzando la verità altrui e spogliandosi delle proprie verità, perdonandosi e perdonando l’altro (elemento fondamentale della tradizione cristiana) così che si possa progredire oltre. Mentre questa è la chiave del successo della storia americana, l’Italia cosi come altre civiltà ben più antiche, difficilmente dimentica, fomentando guerre e assicurando un eterno ritorno di alcuni conflitti. Allora forse, il consiglio a margine dello storico è stato fondamentale, anche se nessuno lo direbbe, sarebbe bene dimenticare. 


08 13guidocatalanoemieli copyA seguire è stata la volta di uno dei più grandi poeti dei nostri tempi, Guido Catalano. Con lui, in un Chiostro delle Clarisse intimo e silenzioso, l’amore e la poesia si son fatte fragorose. 
Accompagnato da un calice di vino e dai suoi libri, dall’ inizio della sua carriera se ne contano sette, è andato in scena il suo spettacolo in solitaria intitolato “Tu che non sei romantica”, dove tra umorismo, profondità e ironia si sono toccate tutte le corde di un amore forte, finito e che nasce. Immersi in storie di gatti, donne, sguardi, allegria, morte e sesso, Catalano ha letto poesie come Tu, Maria, Adelaide, Sapevi Tutto, Dissuasore Mobile, Si può morire di ciliegie, accompagnate dal suo essere una rock star fuori dal comune, ha reso bello l’amore in una forma completamente inedita, da cantastorie ad attore fino all’esser protagonista.
 Il verace rapporto che il poeta ha instaurato con il suo pubblico durante il reading ha poi aperto le porte ad un susseguirsi intenso e sorprendente di domande da parte dello stesso incuriosito dalla personalità a tratti eccentrica, a tratti introversa dello scrittore e dal suo modo innovativo di veicolare l’amore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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