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01 30 PerNondimenticareOlocaustoSpiegatoaibambini 2NOCI (Bari) - Lo scorso 27 gennaio, a partire dalle ore 19:00, presso la libreria “Mondadori Point” di Noci si è tenuto un istruttivo evento destinato ai più piccini, in cui si è parlato (con la sensibilità del caso ed omettendo i dettagli più dolorosi) dell’Olocausto vissuto dai bambini figli di quell’oscura epoca. Giuseppe Basile, direttore della Biblioteca Comunale, ha raccontato ai ragazzi la toccante storia di Zygmunt Kelz, ebreo di origini polacche giunto a Noci dopo una lunga e penosa Odissea.

01 30 PerNondimenticareOlocaustoSpiegatoaibambini 1Nel lontano 27 gennaio del 1945, furono finalmente aperti i cancelli di Aushwitz. I pochi ebrei sopravvissuti, ridotti all’ombra di se stessi, furono liberati, nonostante le loro vite non sarebbero mai tornate alla normalità. Tanti ne morirono tra indicibili sofferenze e nei modi più inenarrabili. Il 27 gennaio è diventato quindi “Il giorno della memoria”, in cui ricordare ciò 01 30 PerNondimenticareOlocaustoSpiegatoaibambini 5che è stato per scongiurare consapevolmente il rischio che quella dolorosa parte di storia si ripeta. Una consapevolezza che deve essere acquisita soprattutto dai giovanissimi, futuro e speranza della nostra società. E’ questo lo scopo per il quale le intrepide libraie Marghe e Marvi, amiche della cultura, hanno organizzato questa serata di riflessione. L’evento è stato studiato con la delicatezza e la sensibilità necessarie a raccontare cos’è stato l’Olocausto a chi non ha ancora l’età per certi dettagli “forti”. Si è partito da un cartone animato-documentario, interamente realizzato dagli alunni di una scuola primaria di Bari, cimentatisi oltre che in veste di disegnatori, anche in quella di doppiatori. Marghe ha sintetizzato i risultati delle sue ricerche da libraia in merito al campo di Terzein, vicino Praga. Terzein era usato come “campo di propaganda”, attraverso cui il regime diffondeva la colossale menzogna che nei lager la vita trascorresse felice. In realtà, ai prigionieri di Terzein (per la maggior parte bambini) era realmente concesso giocare, studiare e svolgere tutte le attività proprie dell’età, con la clausola di non poter lasciare i suoi confini. Altrove però, le condizioni erano ben diverse,e dietro quella facciata di idilliaca serenità, si celava una realtà sconcertante. Per non guardare al periodo nazi-fascista come ad un qualcosa di estremamente lontano nel tempo, si è cercato di focalizzarsi sul contesto nocese. Com’era la scuola ai tempi del regime? Quali materie si studiavano? E’ stata a questo proposito ricostruita sinteticamente la storia dell’Istituto Positano, che per un periodo è stato anche un ospedale militare. Successivamente, si è riappropriata della funzione a cui era stata destinata fin dalla sua costruzione, accogliendo gli studenti che abitavano in paese.

01 30 PerNondimenticareOlocaustoSpiegatoaibambini 4Per chi risiedeva nelle estreme periferie, c’erano invece le scuole rurali, dove le ore di lezione quotidiane erano soltanto due.
Le insegnanti, non godevano affatto di libertà d’insegnamento, ma erano costrette a compilare giornalmente un dettagliato resoconto di quanto era stato svolto in classe e del rendimento degli alunni. Se si mostravano eccessivamente rigide, era solo per compiacere in qualche modo Mussolini, che facilmente avrebbe potuto sospenderle dall’insegnamento. Molte delle materie erano totalmente diverse da quelle odierne: studiare l’italiano significava prendere i quotidiani e soffermarsi approfonditamente sulle notizie al loro interno. Dalle discipline ad esclusivo appannaggio delle studentesse, si evince quale fosse il ruolo riservato all’epoca alla donna.Lavori donneschi e manuali. No, nessun errore: tra le materie c’erano proprio i “lavori donneschi”. Altra materia particolare era “Igiene e cura della persona”. Vi erano poi la geografia, Vi erano poi canto; disegno e bella scrittura; lettura espressiva e recitazione, ortografia ecc.  La disciplina Storia e cultura fascista” la dice lunga sul grado di subordinazione al regime che anche la cultura doveva avere. Importante è stato il contributo di Giuseppe Basile, direttore della Biblioteca Comunale, che ha mostrato ai ragazzi alcune pagelle originali dell’epoca.

Basile ha poi raccontato la toccante storia di Zygmunt Kelz, ebreo polacco giunto a Noci dopo una lunga e penosa Odissea attraverso l’Europa Orientale. Appresa la notizia della ferma decisione di invadere la Polonia da parte di Hitler, Kelz decide di scappare per scongiurare il rischio di essere arrestato e di dover sopportare anni di prigionia. Egli ignora infatti la ben più spaventosa realtà che avrebbe potuto prpspettarsi: quella dei campi di concentramento. Le cose tra Zygmunt e sua moglie Sara, non vanno benissimo in quel periodo: i piccoli momenti di crisi che ogni coppia si trova a dover fronteggiare. Tuttavia, l’uomo chiede alla consorte di partire assieme a lui. Sara si mostra però restia. Con il suo aspetto, che più che ad un’ebrea, la fa assomigliare ad una svedese, è convinta di sfuggire facilmente alla cattura. Il marito la implora quindi di accompagnare l’indomani in stazione almeno il figlioletto Bernard. Zygmunt aspetta per ben 24 ore, ma di Sara e del piccolo Bernard neanche l’ombra. Decide così di non indugiare oltre, e scappa da solo. Dopo mille peripezie, e dopo l’amara notizia della cattura e della morte della moglie e del figlio in un campo di concentramento, approda a Noci. Qui conosce la giovane maestra Dina De Caro, che gli impartisce lezioni private per aiutarlo nell’apprendimento della lingua. Tra i due nasce un forte sentimento, e nonostante Dina sia cattolica, decidono di sposarsi ad Ancona, secondo il rito ebreo. Nel 1946 si sposano civilmente nel Comune di Putignano. Questa unione però, causa non pochi problemi a Dina, che per via delle ferree leggi dell’epoca, rischia di perdere sia la cittadinanza italiana che il ruolo di insegnante. Zygmunt cerca disperatamente una soluzione al problema, e chiede al nocese Pietro Romanazzi di adottarlo, in modo da ottenere la cittadinanza italiana. L’ex impiegato, senza figli, non trova eccezioni, e Zygmund diventa Sigismondo Kelz-Romanazzi. Dina scopre di essere in attesa di un figlio: una notizia che dovrebbe coronare la gioia della coppia, se non fosse che tutti i parroci di Noci tolgono il saluto alla rispettabilissima famiglia De Caro, per via del fatto che Dina e Zygmund non sono sposati in Chiesa. Nel 1952, per non causare inutile tormento ai suoceri, Zymund decide di sposare Dina in Chiesa, pur mantenendo per tutta la vita la sua fede ebrea. Kelz si spegne serenamente nel 1994 ed è l’unico Israelita sepolto nel cimitero di Noci.

Le sue spoglie riposano infatti nella cappella della famiglia De Caro, e la lapide riporta sia la stella di Davide che la data di nascita e di morte secondo il calendario ebraico. Una storia davvero da romanzo, raccontata dal figlio della coppia, Bernardo Kelz e dall’avvocato Josè Mottola nel libro “Dai Carpazi alle Murge: Odissea di Zygmunt Kelz scampato alla Shoah”. A conclusione della serata, delle belle immagini estrapolate da due film sicuramente conosciuti dai bambini, nonostante la loro tenera età: “La vita è bella”, che valse a Benigni il premio Oscar, e “Il bambino con il pigiama a righe”. Piccola e tenera curiosità: la vetrina della libreria, per l’occasione, è stata tappezzata con i disegni dei bambini sull’olocausto. Ognuno ha interpretato a suo modo tutto quel dolore, conferendogli un po’ più di colore:un colore che sa di speranza.

 

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