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Ultimo appuntamento con il gruppo Folk “La Murgia - Don Vito Palattella” e le nostre tradizioni

04 29 Prof DEliaNOCI - Si è svolto lo scorso 27 aprile, presso il Chiostro di San Domenico a partire dalle 18:30, l’ultimo dei tre appuntamenti con il Gruppo Folk “La Murgia - Don Vito Palattella” e le nostre tradizioni culturali. Tradizioni che affondano inevitabilmente le loro radici nella nostra storia identitaria. E qual è il primo luogo in cui la cultura e le tradizioni vengono fatte conoscere o riscoprire? Ovviamente la scuola. Di scuola e istruzione ha parlato il relatore della serata, l’ex dirigente scolastico prof. Giuseppe D’Elia.

Egli che la scuola l’ha vissuta e respirata per diversi decenni dall’interno, ha raccolto, mediante appassionate ricerche, una serie di notizie e interessanti curiosità storiche sulla scuola a Noci fin dai suoi albori. Il ricordo del compianto gruppista Giancarlo Saponari, scomparso circa un anno fa, è stato vivo e commosso anche durante questa ennesima serata,  presentata dalla brava Luciana Menna e moderata dalla nostra collaboratrice Marica D'Aprile. Ad impreziosirla ulteriormente, alcuni meravigliosi brani scritti e musicati da Don Vito Palattella, storico fondatore del Gruppo Folk, il cui ricordo è ancora vivissimo tra i nocesi.

In qualità di Dirigente scolastico, il Professor D'Elia ha potuto facilmente accedere all'archivio storico della scuola del nostro territorio, fin dalle sue origini. Sfortunatamente, un devastante incendio coinvolse l'archivio e tanto prezioso materiale andò perduto. Tanti altri documenti, però, si sono  fortunatamente salvati. Nel tardo Ottocento, anche a Noci, così come in Puglia e in generale in tutta Italia, il tasso di analfabetismo è altissimo. Com’è facile comprendere, analfabetismo significa esclusione dalla vita sociale e politica. Anche per esercitare il proprio diritto al voto, bisogna saper quanto meno leggere e scrivere. La scuola però costa, e costa tanto. Noci è tra i comuni più reticenti ad averla, ma c’è chi inizia una stoica lotta affinchè ciò avvenga e l’analfabetismo possa così iniziare a ridursi.
E’ datato 1806 un primo tentativo di realizzare una scuola a Noci. Per quanto riguarda la nomina degli insegnanti da parte del decurionato, il primo è il canonico Boccardi, successivamente sostituito da De Tintis. Le alunne sono 16 e gli alunni 12. Ci sono non pochi problemi riguardo alla nomina delle insegnanti, che (vale la pena di ricordarlo) percepiscono esattamente la metà dello stipendio che spetta invece ai colleghi uomini. La prima insegnante che viene nominata, rinuncia immediatamente, senza probabilmente prendere servizio neanche per un giorno. La seconda collega, insegna per 2 mesi e viene quindi sostituita per volere del sindaco. Va peggio alla terza collega, che insegna sì per due anni, accontentandosi di soli 4 ducati a fronte dei 6 che le sarebbero spettati. Peccato solo che i suoi soldi non li vedrà che dopo 4 anni, alla fine di un lungo contenzioso con il Comune che la accusa di immoralità. Viene appurato che si tratta di una calunnia e dopo una bella strigliata, il decurionato non può far altro che pagare l’insegnante.
Per una scuola che si presenti in una veste organizzativa più simile a quella che conosciamo oggi, bisognerà attendere il 1923, con la riforma Gentile. Fino a quella data infatti, le scuole facevano riferimento ai singoli comuni. La gestione però è ancora alquanto caotica e ancora una volta è il sud prettamente rurale a essere penalizzato, rispetto a un nord dove avanza l’industrializzazione e sono richieste diverse e maggiori competenze. La mentalità dei decisori politici è piuttosto pragmatica e a breve termine. Si stenta ancora a immaginare il futuro culturale, sociale e lavorativo partendo dal coltivare le menti del meraviglioso materiale umano che sono i bambini. L’analfabetismo è tutt’altro che debellato, ma ciò nonostante, sempre più persone hanno la necessità impellente di essere inserite nel circuito lavorativo. Nascono perciò le scuole serali per adulti, o meglio veri e propri corsi di formazione che mirano all’acquisizione di competenze tecniche e pratiche. Pochissime le materie che vengono insegnate a scuola: italiano, aritmetica e morale. Difficile a credersi se si fa un paragone con la vasta gamma di materie e competenze che oggi la scuola fornisce ai ragazzi. La scuola dell’epoca è ancora la “scuola attiva”, quella basata sul “fare”. Sorprende non poco apprendere dell’esistenza già all’epoca di rapporti scuola famiglia, attraverso lettere e incontri di confronto (in talune occasioni anche di scontro) proprio come avviene oggi. Rarissimo trovare insegnanti preparati a rapportarsi anche sul piano psicologico (e quindi umano) con i ragazzi. Erano i tempi in cui venivano usate ancora le orecchie di cartone e le bacchette per le dolorose“ spalmate” sulle mani che gli ex alunni oggi attempati ricorderanno ancora con terrore. Focus anche sulla scuola rurale, quella sussidiata e quella diffusa. La prima, come suggerisce la parola stessa, era diffusa nell’agro di Noci per dare la possibilità di ricevere un’istruzione anche ai ragazzi che abitando a chilometri di distanza, non avrebbero avuto la possibilità di raggiungere la scuola in paese. Ovviamente, rispetto a quest’ultima, la scuola rurale offre servizi che lasciano parecchio a desiderare, per tutta una serie di ragioni. Prima tra tutte, la stessa estrazione culturale e sociale dei ragazzi e la relativa mancanza di diversità e confronto. La scuola sussidiata prevede che sia l’insegnante a “procacciarsi gli alunni” per le strade del paese o casa per casa. Verrà retribuita solo se un numero non inferiore a 12 ragazzi conseguirà la promozione. La scuola dissociata, nasce invece per sopperire mancanza di aule. Si fa quindi lezione anche nei “sottani” o “sottoscala”. Tante le curiosità e le informazioni che sarebbe possibile divulgare. Il prof. D’Elia ha salutato la platea con la promessa di riunire tutto il materiale reperito nel corso  delle sue ricerche e condividerlo con chi fosse interessato.

04 29 Folk ultima serataAnche durante quest’ultima serata, cooprotagonisti i brani del grande Don Vito Palattella, storico fondatore del Gruppo. In particolare “Cumbà Francisc e Catarì”, interpretata da Rosalba Fiorelli e Franco Liuzzi; “Quant’è bell’ammor” ; “I desideri d’a’ zìt” interpretata da Rosita Curci e Nicola Pugliese.

04 29 Gruppo La MurgiaIl brano conclusivo è stato “Salut a vù”. La serata si è conclusa con la consegna di un attestato per tutti i relatori delle tre serate: lo studioso di storia locale Pasquale Gentile, l’architetto Tinelli, la dott.ssa Tinella (purtroppo assente) e naturalmente Il prof. D’Elia. Nicola Pugliese, autore tra l’altro dei bellissimi pannelli raffiguranti i colorati e caratteristici costumi tradizionali, ha lasciato una massima importante, scolpita all’ingresso di un edificio scolastico: “Fa ciò che devi, avvenga ciò che può”. Vale a dire “Mettici sempre tutto il tuo impegno, il resto viene da sé”.

 

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