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05-16-relatori-bulloNOCI (Bari) - Bullismo e cyber bullismo, fenomeno in costante ascesa che coinvolge una moltitudine di ragazzi in età adolescenziale e preadolescenziale. Secondo l'Indagine conoscitiva sulla condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza in Italia, condotta da Eurispes e Telefono Azzurro nel 2011, il 22,8% degli studenti italiani è stato più volte vittima di provocazioni e prese in giro da parte di uno o più compagni, il 21,6% ha dichiarato di essere stato offeso ripetutamente e senza motivo, il 25,2% è venuto a conoscenza di informazioni false o cattive diffuse sul proprio conto.

Seguono gli episodi di danneggiamento di oggetti (10,4%), i furti di cibo e oggetti (7,6%), le minacce (5,2%), il furto di denaro (3,1%) e, da ultimo, i casi in cui i ragazzi intervistati hanno dichiarato di essere stati picchiati da un compagno di scuola o da un suo coetaneo (3%).

Fenomeno preoccupante che conosce anche alcuni episodi, del tutto sottaciuti, nei licei nocesi. La sezione locale di FdI-AN ha invece preso in seria considerazione la tematica e tramite un parterre di esperti e testimonianze attive, ha cercato di sviscerare la situazione contingente «non lontana da noi». All'interno della sala conferenze dei laboratori urbani G-Lan di via Repubblica medici, psicologi, avvocati e gente comune ha dato vita ad un dibattito partecipato ricco di spunti che al contempo ha fatto emergere anche quanta omertà c'è nel denunciare i casi. In questo momento prevale il "tutti responsabili ma nessuno colpevole". È lo stesso Michele Rapanà, avvocato e coordinatore della sezione locale a ribadire la situazione atipica. «Il legislatore – dichiara Rapanà - ha suddiviso la colpa in tre categorie: in educando (famiglia), in vigilando (educatori ed insegnanti), e in organizzando (scuola come sistema, e luoghi ludici), ma ad oggi non siamo ancora riusciti a venire a capo del fenomeno».

La drammaticità del contesto è descritta dalla dott.ssa Benedetta Gattini: «in Italia non vi è il reato di bullismo, ma violenza, lesioni, stalking. Tutti reati aggravati se commessi su minori in luoghi scolastici o immediate vicinanze. Alcuni minori, non sentendosi tutelati da nessuno, non riescono a superare il trauma perpetrato dal bullo, così si arriva a fenomeni di autolesionismo sino al suicidio. Mi auguro – chiude la dottoressa – una più viva collaborazione tra istituzioni, scuola e famiglia». L'evoluzione del fenomeno nell'era digitale è materia di Cecilia Fiorentini che punta il dito contro i social network, luogo fertile per pedofilia e stalkeraggio online caratterizzato da anonimato e dissociazione tra vita reale e vita virtuale. Nel febbraio 2013 Save the Children tramite indagine Ipsos, ha constatato che il 72% degli adolescenti e giovanissimi italiani avverte il cyber bullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo.

05-16-platea-bulloDa sottolineare anche l'intervento di Francesco Panetta, allenatore di pallavolo, che ha raccontato la propria esperienza personale e di come fenomeni di violenza e di discriminazione di genere ci siano anche nel mondo dello sport. A questi vi si aggiunge anche che il più delle volte sono i genitori che guardano i propri ragazzi dagli spalti ad incentivare episodi violenti. Allora viene da chiedersi: e se i primi bulli fossero i genitori? A tentare di descrivere fisicamente e psicologicamente il bed-boy ci ha pensato la psicologa Valentina Cisternino che ha ricostruito l'identikit del bullo. «Nato in una famiglia che lo considera un inetto, o in un contesto sociale difficile, il bullo è alla ricerca di protagonismo attraverso atteggiamenti atti a denigrare gli altri. Di solito si fa spalleggiare da altri che lo considerano un leader ed interviene nei casi più eclatanti che lo possano far emergere come figura carismatica». Chiude il ciclo di interventi al tavolo dei relatori Magda Amatulli che porta con sé l'esperienza di madre e di rappresentante di classe della figlia 13enne.

La fenomenologia così descritta dal gruppo organizzatore di FdI-AN ha scatenato un turbinio di interventi dalla platea ricca di avvocati, insegnanti, genitori. Ognuno ha portato il proprio contributo, ognuno dal proprio punto di vista, perché i partecipanti si sono sentiti parte in causa. Al contempo è ancora difficile individuare responsabili a cui attribuire, qualora ve ne fosse, una colpa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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