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07 09 note sull arte poetica vittorino curci copyNOCI (Bari) - “Note sull’ arte poetica” è la nuova opera del poeta, sassofonista e artista nocese Vittorino Curci. Il nuovo libro edito Spagine si compone di una serie di aforismi sulla poesia scritti frammentariamente durante la vita poetica di Curci e raccolti in un primo quaderno, a cui seguiranno altre raccolte di aforismi sull’ arte poetica.

“La poesia è impregnata di tutte le esperienze sedimentate nella memoria dell’ autore” : queste le parole del nono aforisma di “Note sull’arte poetica”, che rivela insieme l’ intento e la fonte dell’ ultima pubblicazione di Vittorino Curci. Dalla memoria del poeta nocese, infatti, si diramano una serie di riflessioni sulla poesia, sul ruolo del poeta e sul comporre poetico: una frammentaria ricostruzione che cerca di diventare chiarificazione del grande potere ancestrale della parola poetica. In un’intervista rilasciata a Noci24.it, Vittorino Curci ha voluto presentare la propria nuova pubblicazione tra riflessioni sul passato, sul presente e sul futuro del proprio comporre artistico.

L’ultima pubblicazione, Liturgie del Silenzio (2017), veniva da un lungo periodo di silenzio editoriale. Cosa ha dato la spinta per questa nuova pubblicazione?

«Dopo “Liturgie del Silenzio” ho pubblicato una riedizione di “La Ferita e l’ obbedienza” per la casa editrice Spagine. Dopo questa uscita ho trovato nel mio computer dei file con degli aforismi sulla poesia. E’ dunque venuto fuori questo primo quaderno, “Note sull’ arte poetica”. E’ una raccolta di aforismi sulla poesia, discorso di poetica già anticipato in “La ferita e l’obbedienza”. Sono degli scritti che sostanzialmente facevo per me accanto al vero e proprio lavoro di composizione della poesia. La cosa interessante è che dopo che ho finito questo lavoro mi sono reso conto che non era semplicemente una raccolta di aforismi sulla poesia, ma qualcosa che aveva anche a che fare con l’arte e con la vita stessa e che, alla fin fine, veniva fuori un mio autoritratto interiore».

Qual è la funzione di “Note sull’ arte poetica”? E’ un’ espressione delle proprie riflessioni sulla poesia oppure è una sorta di manuale?

«Mi sono reso conto che quando da ragazzo ho cominciato a scrivere poesie, un libro del genere mi sarebbe potuto servire. E’ un libro che ha anche una certa funzione pedagogica secondo me. Ho semplicemente raccolto del materiale che mi rappresenta, che esprime le mie convinzioni: è un luogo in cui raccolgo una mia idea di poetica. “Ars Poetica” è tratto da Orazio, che ho anche citato all’ inizio del libro, in cui si legge “la sapienza è il principio e la fonte dello scrivere bene”. La sapienza è la capacità di vivere e di filtrare la tua esperienza personale attraverso il pensiero».

Da tutti questi frammenti sicuramente si delinea una sorta di figura della poesia per Vittorino Curci. Che cos’è il processo poetico? Che cos’è la poesia?

«E’ difficile dirlo, perché se qualcuno fosse stato in grado nel passato di definire la poesia, questa non sarebbe più esistita. Ogni poeta dà una propria definizione di poesia attraverso la propria opera. Per me è essenzialmente una ricerca dentro di me. Socrate diceva “io so di non sapere”, nel poeta accade esattamente il contrario: io non sapevo di sapere. La scrittura è quel processo utile a tirare fuori quella conoscenza remota e quasi arcaica che ognuno di noi racchiude. La mia poesia è semplicemente la ricerca della parola necessaria, che ci aspetta e che è lì ad attendere l’ incontro con il nostro destino».

Guardando alle precedenti pubblicazioni, quali sono le evoluzioni che ha potuto vedere nella sua scrittura e nella sua poesia?

«Una poetessa russa, Marina Cvetaiva, parlava di “poeti con storia” e “poeti senza storia”. Gli ultimi emergono da giovanissimi e rimangono uguali a loro stessi. Non credo di essere uno di loro, credo di essere un poeta che da un libro all’ altro si è trasformato continuamente. Amo più le mie opere recenti rispetto a quelle più remote. Quindi penso di essere un “poeta con storia” da questo punto di vista».

All’ interno di “Note sull’ arte poetica” vi è una riflessione sul ruolo del poeta oggi. Qual è il ruolo del poeta oggi? Come lo vive sulla propria pelle?

«La nostra società ha rinunciato da parecchio ai poeti. Non parlo di me, parlo dei grandi poeti del nostro tempo. Una volta i poeti erano un insieme di saggezza, di verità, di maturità e di visione del tempo. Oggi la nostra società ha rinunciato a tutto questo, che però rientra sotto nuove forme come la canzone o il cantautorato. La poesia, però, è una specie di fiume carsico: esiste, vive, si muove e attraversa questo tempo. Io scrivo perché non posso fare a meno di scrivere, poi se qualcuno riesce a trovarvi qualcosa di interessante ne sono contento, senza narcisismo o esibizionismo».

La raccolta è volutamente frammentaria. Al posto di realizzare una trattazione organica, la scelta è stata quella di pubblicare gli aforismi in maniera disomogenea. A cosa è dovuta questa scelta?

«Vi sono grandi scrittori di aforismi nel nostro tempo, fra i più recenti citerei Emil Cioran ed Elias Canetti. Leggendo loro ho capito una cosa importante: il mondo di oggi non è un mondo sistematico. Ormai è un mondo frammentato, e quindi il frammento è più rappresentativo di una visione sistematica. Se vuoi essere onnicomprensivo devi essere frammentario. Il mondo è in frantumi, viviamo una crisi del pensiero occidentale senza precedenti: quella cosa che chiamavamo Ragione non è più sufficiente a spiegare questa esplosione di inconscio che viviamo oggi. Tutto questo ha portato a una frantumazione della vita, di tutti i sistemi e di tutte le concezioni unitarie. Tra l’ altro, in un mondo in cui si legge poco, l’ aforisma può essere un modo per avvicinare alla lettura».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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