Chiostri inchiostri e Claustri: al via con Trifone Gargano, Giuseppe Pascali e il concerto omaggio a De Andrè

08 01 ChiostriInchiostriCalustriprimaserata 3NOCI - Partenza alla grande ieri sera per il festival della lettura “Chiostri inchiostri e Claustri. Noci24 ha seguito per voi lettori tre dei moltissimi appuntamenti che hanno animato il Centro Storico di Noci: Trifone Gargano con il suo “Infinito Pop. Sempre caro mi fu..”; Giuseppe Pascali con il suo avvincente romanzo storico “La confraternita del Re” e il concerto “Anime salve”, in omaggio al grande Fabrizio De Andrè, che ha chiuso la prima delle tre serate.

08 01 ChiostriInchiostriCalustriprimaserata 7Alle ore 19:00, presso Largo Sottotenente Rotolo il professor Trifone Gargano ha dialogato assieme alle insegnanti Dora Intini e Mara Recchia in merito al suo ultimo libro “Infinito Pop. Sempre caro mi fu…”
Come il titolo lascia presagire, il protagonista è proprio lui il tanto amato “Giacomino” (come affettuosamente lo chiamano tanti studenti) Leopardi. Quel poeta dalle nobili origini, malinconico e dalla saluta cagionevole è una figura su cui purtroppo gravano ancora stereotipi che sarebbe bene spazzare via una volta per tutte. Restituire ai ragazzi i classici in chiave leggera e moderna, facendogliene riscoprire l’attualità è un po’ la missione che il professor Gargano si è prefisso. I classici, come appunto l’infinito di Leopardi, hanno ancora tanto da raccontare e non sono massa ingombrante, bensì lievito vivo, che consente ancora oggi di far fermentare determinati valori messaggi importanti. L’opera di Gargano, lontana dall’essere un pesante saggio sulla vita del poeta di Recanati, si pone piuttosto un interrogativo affascinante: quanto Leopardi c’è nella cultura dei nostri giorni? Potremmo realmente sorprenderci della risposta se davvero ci impegnassimo a ricercare le tracce del nostro amato Giacomino all’interno di moderne opere letterarie, di film, di cartoni per bambini e addirittura canzoni. E proprio a proposito di musica, due nomi molto noti della musica pop-rap si sono ispirati ai versi di Leopardi. Si tratta di due artisti molto seguiti e amati soprattutto dal pubblico giovanile, quali Gabry Ponte e Caparezza. Quest’ultimo ha intitolato una canzone proprio “L’infinito”. Nel testo viene ripetuto più volte quell’ “io nel pensier mi fingo” che però in questo caso assume un significato completamente diverso. Se per il poeta quel “fingersi” era sinonimo di immaginazione, da utilizzarsi per meglio sopportare il peso della realtà, ed arginare la siepe (ovvero l’ostacolo) che impedisce la visuale, per il rapper pugliese ha un significato più letterale. Caparezza allude infatti al fingersi altro da quello che si è, abitudine molto diffusa tra i giovani soprattutto attraverso i social, dove i selfie vengono modificati spesso in maniera talmente assurda da rasentare il ridicolo.
Se vi dicessimo che però anche il nostro caro Giacomino usò in un certo senso dei filtri ante litteram? Ci credereste? Ebbene sì: lo fece quando gli fu necessario fornire una descrizione fisica per dei documenti (al tempo non esistevano le fototessere). Il giovane Giacomino omise furbescamente la gobba, la bassa statura e altri dettagli fisici che certo non lo inorgoglivano. Per dovere di onestà, più avanti fornirà una descrizione decisamente più veritiera di se stesso.
Leopardi pessimista cosmico, portatore sano di tristezza? No, niente di più falso! Nonostante la natura si fosse mostrata con lui decisamente “matrigna”, propinandogli una sfilza lunghissima guai di salute dal peso non indifferente, Giacomino ci invita ancora oggi alla speranza. C’è un particolare momento che egli infatti descrive: quell’ora della notte in cui anche la luna tramonta, e non essendoci ancora il sole, predomina il buio assoluto e ci si sente totalmente persi. Secondo il poeta però è proprio allora che non bisogna disperare, tranquillizzandosi con la consapevolezza che il buio avrà breve durata, perché tra pochissimo sopraggiungerà l’alba e sarà nuovamente luce. Alla faccia del pessimista, non trovate?
08 01 ChiostriInchiostriCalustriprimaserata 4Dal poeta che dialogava con la luna ad un avvincente romanzo storico intitolato “La confraternita del re”. Lo ha presentato il suo autore Giuseppe Pascali in quel di Largo Pietro Gioia, dove non a caso ebbe sede la dimora di del nostro omonimo e illustre concittadino che gettò le basi della storia locale. Con l’autore ha dialogato in maniera attiva e dinamica la Dott.ssa Vincenza D’Onghia. Com’è risaputo, Venezia è sempre stata una città splendida ma che nel ‘500 e non solo ha avuto anche un volto oscuro. Un volto fatto di confraternite dedite all’esoterismo, di spie che tramavano nell’ombra e di innocenti che facilmente potevano trovarsi condannati a morte per ciò che non avevano commesso. E’ sarà il caso di uno dei protagonisti: il giovane Giovanni Malipiero, accusato di un efferato omicidio. Il Doge però, non essendo assolutamente certo della sa colpevolezza, decide di concedergli due settimane di tempo per trovare il vero colpevole. Lo scorrere del tempo, scandito dalla ciclica presenza della luna, avrà dunque un ruolo determinante all’interno del romanzo.
Sulla strada del consigliere Malipiero, il destino metterà la spia Caterina Cavazza, donna intelligente, scaltra, risoluta, coraggiosa e per questo decisamente fuori dagli schemi dell’epoca. Caterina indagherà in merito alla spinosa questione che ha coinvolto Malipiero, portando alla luce una verità sconcertante taciuta per vent’anni. Tra i due si intrecceranno le maglie di un sentimento reciproco ma non apertamente dichiarato e per questo non compiuto. Anche il finale del libro (cosa che certamente affascinerà non poco il lettore) è lasciato in sospeso. Ci sono diversi personaggi lasciati sul punto di fare un qualcosa, di compiere un'azione importante. Alla domanda della Dott.ssa D’Onghia in merito a un possibile seguito, Pascali ha risposto che “Tutti i miei romanzi contemplano un seguito, tengo le porte sempre rigorosamente aperte. Il personaggio di Caterina poi, ha finito per affascinarmi a tal punto che io stesso ammetto di aver fatto gran fatica a staccarmene. Perché non renderla protagonista di una serie? Una trilogia, ad esempio? Sicuramente c’è un ampio ventaglio di possibilità, non da realizzarsi magari nell’immediato, poiché al momento sto lavorando su altro, ma sicuramente si tratta di possibilità fattibili!”
Ma come si scrive un romanzo storico? Quale dev’essere il punto di partenza e quali gli errori da evitare? Per gli appassionati del genere, che magari abbiano accarezzato o stiano accarezzando l’idea di cimentarsi nella stesura di un romanzo storico, utilissimi potrebbero rivelarsi i consigli che l’autore, sollecitato dalle domande della sua interlocutrice ha dispensato durante la serata. Per prima cosa, non bisogna addentrarsi con perizia quasi maniacale nelle descrizioni storiche o geografiche, perché appesantiscono notevolmente la narrazione, rischiando di annoiare il lettore. Un pizzico di fantasia ci vuole sempre, perciò, pur essendo preferibile partire da personaggi storicamente esistiti, se ne possono creare alcuni frutto di fantasia, ma perfettamente inquadrati nel contesto storico, e soprattutto dal punto di vista psicologico. Proseguendo nella scrittura, ci si accorgerà ben presto che sono gli stessi personaggi a palesarsi nella mente a seconda delle esigenze narrative. Anche un luogo (come in questo caso la città di Venezia) può diventare un vero e proprio personaggio, attraverso le descrizioni che ne fanno i protagonisti e che devono essere efficaci e d’impatto, ma non troppo specifiche. Il segreto per la stesura di un valido romanzo storico è il giusto bilanciamento tra storia a fantasia: occorre concedere al lettore gli stimoli per mettere in campo anche la propria immaginazione. Per effettuare le proprie ricerche, molti autori si affidano esclusivamente a internet: abitudine sbagliatissima, secondo Pascali.
“Internet deve essere un punto di partenza, questo sicuramente, ma non un punto assoluto! Solo dagli archivi possiamo ottenere un’attendibilità ufficiale!”- ha puntualizzato l’autore. Chi è innamorato della storia, non può assolutamente lasciarsi sfuggire questo romanzo.
08 01 ChiostriInchiostriCalustriprimaserata 5A concludere la serata, a partire dalle 23:00 è stata la cover band “Anime Salve”, con un emozionante concerto omaggio al grande Fabrizio De Andrè, che si è tenuto presso Largo Sottoten. Rotolo. I cavalli di battaglia dell’indimenticato e indimenticabile Faber, hanno letteralmente incantato il pubblico. “La canzone di Marinella”; “La ballata dell’amore cieco”, “La canzone dell’amore perduto”; “Il pescatore” e “Bocca di Rosa”: successi intramontabili che i più maturi hanno intonato assieme ai giovanissimi.

08 01 ChiostriInchiostriCalustriprimaserata 6Le canzoni dal valore etico e sociale di De Andrè si sono senza ombra di dubbio rivelate un ottimo punto di partenza per saziare la sete di musica e ancor di più la voglia di cantare insieme a squarciagola dopo il lockdown. Piccola curiosità “luminosa”: per tutta la serata, quella luna decantata da Leopardi, assiduamente presente nel libro di Pascali e che certamente avrà ispirato anche De Andrè, ha guardato dall’alto Noci riappropriarsi della sua voglia di bellezza e di vita.

 

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