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marica daprileNOCI - Sabato 30 luglio, alle ore 19.00, nella suggestiva cornice di Largo Porta Nuova, a Noci, la rassegna letteraria “Chiostri e inchiostri” ha ospitato la scrittrice nocese Marica D’Aprile per la presentazione del suo secondo romanzo, “La via crucis secondo Ermes” (2021).

L’autrice era già nota al pubblico per la sua opera prima, “Ti resta nonno” (2015), uno scritto toccante e intimo che sviluppa la storia di un rapporto d’amore e di complicità fra una bambina e suo nonno. Sabato è stata la volta de “La via crucis secondo Ermes”, romanzo storico che ha come protagonista Guidalberto Pasolini, detto Guido, fratello minore del celebre Pier Paolo Pasolini. Attraverso l’interessante dialogo tra la dottoressa Vincenza D’Onghia e Marica D’Aprile siamo venuti a conoscenza di molti dettagli riguardanti la genesi dell’opera: la scrittrice si è imbattuta quasi per caso, in rete, in una foto di Guido durante delle ricerche. La foto del fratello di Pier Paolo, che la osservava attraverso lo schermo con i suoi profondi occhi neri, ha dato il via ad una serie di ricerche e approfondimenti sulla vita di Guido, che a sua volta ha fornito a Marica l’ispirazione per la stesura del romanzo. Naturalmente, come è facile intuire, Guido ha sempre dovuto fare i conti con l’ingombrante presenza del fratello maggiore, e in questo senso assume una grande importanza la figura della madre Susanna: donna di cultura, insegnante e scrittrice, non ha mai nascosto la sua predilezione per Pier Paolo, tant’è che fra i due si istaura un vero e proprio rapporto d’affetto simbiotico. Questa ambivalenza nel rapporto con i due figli, da parte di Susanna, porta Guido a soffrire molto e a sentirsi una sorta di “brutta copia” di Pier Paolo.

La situazione sfocia in un episodio familiare molto toccante: uno svenimento, da parte di Guido, con una conseguente crisi di pianto, un pianto isterico e incontrollabile; solo allora, dopo questa crisi, Susanna riconoscerà di voler bene anche a Guido, e la donna realizzerà che Guido non potrà mai essere come Pier Paolo, e lo deve amare per quello che è, in quanto essere umano, e proprio per questo unico e irripetibile. In un certo senso, attraverso questo episodio chiave, Susanna ammette l’esistenza dell’identità del figlio più giovane nel proprio mondo affettivo, e comprende che il bene che vuole a Pier Paolo non è un bene “migliore” rispetto a quello che vuole a Guido; semplicemente, si tratta di un bene diverso. Guido, appena conseguita la maturità scientifica, si arruola nei partigiani, con il nome di battaglia di Ermes (da qui il titolo del romanzo di Marica D’Aprile, “La via crucis secondo Ermes”). Purtroppo, appena diciannovenne, troverà la morte in guerra, nella tragica vicenda passata alla storia come l’eccidio di Porzûs, nel quale dei partigiani uccisero altri partigiani per motivi politici e territoriali, in uno degli episodi più controversi della Resistenza italiana. Dal punto di vista stilistico, il romanzo è caratterizzato dall’annullamento dell’io narrante, e affida la trama del racconto al punto di vista di ciascun personaggio, in una vera e propria immedesimazione da parte del lettore nei protagonisti.

Questa tecnica rende il romanzo una sorta di diario o, usando le parole di Marica D’Aprile, una sorta di sceneggiatura che punta a far comprendere ai lettori le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi e crea subito una sorta di dialogo emotivo tra chi legge e i protagonisti. La scrittrice afferma, inoltre, che ha volutamente scelto di scrivere un romanzo storico, perché, a suo parere, la storia è essenziale per comprendere il mondo che ci circonda e serve da monito per non commettere gli errori del passato, purtroppo tragicamente presenti nel mondo di oggi. Alla domanda conclusiva da parte della dottoressa Vincenza D’Onghia a Marica D’Aprile, ovvero “Cosa ci direbbe Guido oggi?”, la scrittrice risponde senza esitazione che ci guarderebbe con un’espressione delusa e disorientata e ci risponderebbe, a sua volta, con un’altra domanda: “Perché la storia non vi ha insegnato niente?”. Guido ha infatti toccato con mano gli orrori della guerra e ne è rimasto ucciso, e la sua storia ci deve insegnare ad amare valori come la pace e la libertà. La scrittrice termina il suo intervento con una citazione del poeta tedesco Bertold Brecht: “Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi”. Parafrasandola, Marica afferma che la guerra è la più grande sconfitta dell’essere umano, e che bisogna saper imparare dal passato. La storia è essenziale: non si può vivere non conoscendo la propria storia.

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