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08 30radiodervishNOCI (Bari) – Sui social ci ostiniamo, quotidianamente, nel schierarci a favore o contro gli uomini che attraversano il mare per attraccare sulle coste del nostro paese. Crediamo di conoscere le loro storie e presto ci affrettiamo a trarre conclusioni personali che di oggettivo e fondato non hanno proprio nulla. Crediamo di conoscere tanto di quel che accade per esempio nel Mediterraneo e, invece, non ne sappiamo un bel nulla. Il Mediterraneo è un mare di lucciole, di storie e di situazioni da risolvere che, il più delle volte, non sono neanche legate alla quotidianità ma a problematiche passate ancora da risolvere per cui servirebbe fare anche solo un piccolo passo indietro.

Nel Mediterraneo, così come in tutti gli altri mari, verso cui ci si deve aprire, per poterne conoscere l’umanità e la bellezza, la storia, le cause e le guerre, prima che ci si imbatta in conseguenze disumane come quelle di oggi. E’ l’insegnamento che i Radiodervish hanno voluto trasmetterci, ieri sera 29 agosto, nel nuovo anfiteatro dell’ex piscina comunale, venendo a presentare “Il Sangre e il Sal”, nome del loro ultimo disco prodotto da Cosmasola e pubblicato lo scorso luglio 2018. Il Sangre e il Sal è un modo di dire in lingua Sabir, l’antica lingua spontanea dei porti del mediterraneo, per indicare una condizione che è contemporaneamente l’appartenenza, il sangue che ci lega ad una famiglia, e lo sradicamento, il sale che il viaggio lascia addosso. Infatti, alcune delle canzoni dell’album cantate durante il concerto (vedi: Itaca, Il Sogno delle Lucciole, Alì dagli Occhi Azzurri, Una Candela nel Buio, Il Sangue e il Sal) sono ispirate ad un cammino mediterraneo non tanto alla ricerca delle grandi civiltà quanto per raccogliere frammenti di un’enciclopedia pratica di conoscenze esteriori ed interiori che affrontano con fatica le difficoltà, siano esse dovute dalle condizioni naturali o provenienti dalla barbarie della guerra.

Con questa sensibilità tutte le canzoni, come radici, si sono avventurate alla ricerca di un Mediterraneo fatto da persone, non da nazioni, al fine di raccogliere il senso umano della bellezza e della civiltà quotidiana composta da gesti semplici come quello del contadino che con amore consapevole e sforzo coltiva la sua vigna o il suo uliveto o come quello del sindaco coraggioso che antepone i valori della bellezza e della giustizia alla sua stessa vita (non a caso vedi l’omaggio a sindaco Angelo Vassallo ucciso per mano della mafia).

Nei testi delle canzoni echi di Kostantin Kavafis, Pier Paolo Pasolini, Mahmoud Darwish, Alekos Panagoulis, Charles Baudlaire, Pedrag Matvejevic, Omero, poeti che nei secoli hanno saputo interpretare questo spazio geografico e umano, si ritrovano in testi che suonano in diverse lingue e che culminano anche nel Sabir, la lingua dei porti estinta da quasi un secolo.Il mare, gli echi della guerra, i check point, il vento, le onde e i suoni della natura hanno fatto da sfondo a queste vicende umane cariche di antichi valori universali, un panorama che a tratti diventa paesaggio sonoro e che si intreccia con la musica. Il Mediterraneo è uno scrigno che con le sue innumerevoli narrazioni può donarci dei piccoli gioielli preziosi esemplari per chi desidera ricevere nuove chiavi per interpretare e agire nei nostri giorni. “Il Sangre e il Sal” è allo stesso tempo un perdersi e un ritrovarsi ricomponendo le tessere di un puzzle nuovo. La composizione del disco si è strettamente intrecciata con il lavoro teatrale del regista e attore Pino Petruzzelli al quale i Radiodervish hanno dato le musiche e che è diventato una pièce teatrale che li vede coprotagonisti dal vivo e che sta girando in Italia a partire dal gennaio 2018.

Durante l’esibizione non sono mancate interpretazioni di canzoni tratte da album precedenti come “L'esigenza di te” e tanto altro, regalate ad un pubblico  super contento di aver ascoltato, durante l’ultimo concerto di Radici. Glocal music fest, prodotto da Cristiani Music con la direzione artistica di Titta De Tommasi, tanta umanità e tanta bellezza.

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